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La memory box nel lutto perinatale

La memory box nel lutto perinatale

La scatola dei ricordi. Il nome evoca immediatamente qualcosa di intimo e segreto, chiamato a custodire contenuti altrettanto preziosi. Frammenti di vita destinati a diventare indimenticabili.

È questa, anche in ambito perinatale, la funzione della memory box: custodire gli effetti personalissimi di un bambino che non ce l’ha fatta. Raccogliere i segni del suo passaggio, per quanto breve, e consegnarli al tempo affinché li custodisca in eterno.

Le memory box sono pensate per quei genitori che hanno perso un figlio alla nascita: bambini nati morti, deceduti subito dopo la nascita o a seguito di un aborto spontaneo. Insomma, bambini morti prima di conoscere la vita. Ma che sono comunque venuti alla luce. E questa scatola è chiamato a testimoniarlo, mettendo insieme tutte quelle cose che hanno caratterizzato la loro breve esistenza.

Spesso sono i reparti di ostetricia ad organizzarle, attraverso contenitori di plastica, di legno o di carta, in cui vengono inseriti tutti quegli oggetti che sono appartenuti o avrebbero dovuto appartenere al bambino: fotografie, ciocche di capelli, l’abitino indossato al momento della nascita; ma anche le lenzuola in cui è stato avvolto, copertine fatte a mano, calchi delle manine e dei piedini, cornici portafoto. Tutto ciò che può servire a dare una connotazione identitaria ad un bimbo che, per quanto volato via troppo in fretta,  nella mente dei genitori aveva già preso una forma ben precisa. E anche nel loro cuore.

Sono proprio i genitori, subito dopo le dimissioni dall’ospedale, a prendere consegna della memory box, al fine di custodirne il prezioso contenuto e di arricchirlo con oggetti più intimi e personali – magari gli stessi acquistati in previsione della nascita: pigiamini, ciucci, orsacchiotti o giocattoli. Doni pieni di amore e di speranza, che non potranno mai essere utilizzati.

Il compito di questa piccola scatola di ricordi è proprio questo, in fondo: legittimare il contenuto di un’esistenza negata, rendendola presente e viva, malgrado la scomparsa. Fare spazio ai ricordi significa costruire uno spazio di vita anche per un bambino che una vita non l’ha avuta. E legittimarne la presenza pur riconoscendone la mancata esistenza, costruendo gradualmente le possibilità di rendere questo dolore meno inaccettabile. Fino a comprenderlo, a narrarlo, a rielaborarlo; e consentirsi di andare avanti, nonostante tutto.

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Connotazioni terapeutiche della memory box 

La scatola aiuta i genitori ad accettare la realtà di un’esistenza non concretizzata,  senza cercare di modificarla con atteggiamenti irrealistici o compensativi in grado soltanto di incrementare il dolore e la possibilità di superarlo.

Il suo fine non è quello di creare un bambino vicariante o compensativo. Né di dar vita ad un ricordo inflessibile, un feticcio intoccabile, quasi sacro. Un segreto inconfessabile, che cristallizza e blocca l’evoluzione. Un dolore di cui non si può parlare.

Il suo scopo, al di là del valore empatico-emotivo, è soprattutto terapeutico.

È questo il motivo per cui la memory box viene utilizzata in molti programmi di supporto per la rielaborazione del lutto perinatale, all’interno dei quali assume il ruolo di acceleratore simbolico, diventando il vessillo di  un dolore non narrabile e per questo non rielaborabile. Al fine di viverlo a pieno per poi integrarlo nella sfera esistenziale, accettandolo pienamente.

Da qui la duplice funzione della scatolina: mentre testimonia l’esistenza del bambino perduto essa ne sancisce la morte, impendendo la creazione di un lutto infinito, che non lascia spazio ad un’adeguata rielaborazione ed espone al rischio di vissuti depressivi.

Grazie alla memory box il dolore viene sottratto ad una dimensione di intangibilità ed astrattezza che ne acuisce l’incomprensibilità, e si trasforma gradatamente in immagine visiva, in oggetto concreto e in seguito in parola, tracciando il percorso necessario alla rielaborazione e all’integrazione consapevole del lutto.

Vedere di fronte a sé i ricordi del figlio scomparso ufficializza la morte reale e aiuta quella psichica a prendere forma, sostituendo a pensieri fantasmatici la graduale accettazione di una realtà dolorosa ma incontrovertibile. E che per questo deve essere accettata, nei tempi e nei modi opportuni. Il tutto al fine di riacquistare il controllo della propria esistenza e costruire, anche dopo il lutto, nuovi investimenti e progetti motivazionali.

Ripartire dal ricordo 

La memory box ha la specifica funzione di costruire un ricordo sereno. Presente ma non persecutorio, continuo ma non invasivo, arricchente e non depauperante di opportunità e risorse emotive.

Essa aiuta soprattutto ad accettare la morte del bambino nella mente che, non meno di quello reale, viene reso oggetto di una gestazione lunga nove mesi: sogni, progetti, investimenti, aspettative che prendono forma nel “ventre psichico” dei genitori, e vanno a creare una dimensione esistenziale idealizzata che l’evento morte costringe ad una crudele interruzione.

Fronteggiare la morte di un figlio appena nato, o neppure nato, è forse uno tra i dolori più grandi che un genitore è chiamato ad affrontare. Perché inatteso, illogico, totalmente contro natura. Ma in questo oceano di dolore, crudele e incomprensibile, la memory box può creare la possibilità di una rinascita. Di un’opportunità nella perdita. Di una consolazione nella sofferenza.

Ovviamente non bisogna forzare i tempi. Ma è necessario ripartire, e farlo proprio da un ricordo tramutato in consapevolezza -attiva e reattiva- con la quale contrastare il dolore e riprendere in mano il proprio futuro. Nel rispetto del ricordo e della vita.

Per approfondire: Corso Online – Affrontare il lutto perinatale