Le evidenze scientifiche sottolineano lo stretto collegamento tra movimento, sport, benessere e salute, in particolare, nella fascia di età compresa tra i 3 e i 17 anni.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in questo periodo della vita, per la difesa e il potenziamento della salute dinamica, è necessario svolgere un’attività fisica continuativa e sistematica, per almeno un’ora al giorno.
L’IMPORTANZA DELL’ATTIVITÀ MOTORIO-SPORTIVA
La pratica dell’attività motorio-sportiva costituisce per i bambini, i ragazzi e i giovani, un’esperienza formativa irrinunciabile, nel loro processo di crescita maturazione e sviluppo, che li coinvolge, nella loro totalità antropologica, attraverso la mobilitazione di funzioni cognitive, emotive, socio-relazionali, motorie.
Il dibattito culturale sull’argomento e i vari contributi di esperti, studiosi e insegnanti hanno portato a determinare alcuni tratti ricorrenti e caratterizzanti l’area disciplinare, centrata sulla motricità, con valore strutturante e generativo, e a definire, di conseguenza, gli ambiti di intervento essenziali e ineludibili.
Questo principio ha consolidato la convinzione, ormai, ampiamente diffusa, che, nel contesto scolastico, accanto alle valenze formative generali e comuni a tutte le materie di studio, la disciplina che studia e insegna il movimento, nelle sue varie espressioni, nei vari ordini di scuola, è in grado di dare un contributo specifico in vari ambiti particolari dello sviluppo umano, costituendo, così, i cardini fondamentali nell’elaborazione di un curricolo formativo verticale, basato su sei assi culturali riferimento, comuni ai vari livelli di istruzione, che comprendono :
- l’area cognitiva (capacità di osservazione, analisi, interpretazione del movimento, nonché quella di riconoscere e risolvere situazioni problematiche);
- l’area comunicativo-espressiva (capacità di esprimere pensieri, sentimenti, stati d’animo e di manifestare la personale creatività);
- l’area emotiva (capacità di gestire e controllare, in termini produttivi, il flusso delle emozioni, legate allo svolgimento delle varie attività);
- l’area abilitativo-prestativa (miglioramento delle personali performances, anche di tipo sportivo, consapevolezza di sé, capacità di regolare e sostenere lo sforzo fisico, e di coordinare e controllare movimenti di vario tipo);
- l’area socio-comportamentale (capacità di vita, nel gestire e stabilire relazioni interpersonali efficaci, di sviluppare il senso della convivenza civile e della cittadinanza attiva)
- l’area igenico-salutistica (capacità di mantenere e potenziare la salute dinamica in termini di efficienza e funzionalità di organi e apparati).
L’AREA IGIENICO-SALUTISTICA
Nel rimandare ad ulteriori approfondimenti le prime cinque aree sopra enunciate, consultabili, nella pubblicazione, che ho personalmente curato, sul tema: “Gli elementi fondanti dell’Educazione Fisica e delle Scienze Motorie e Sportive (P. Piredda, IVVI Editore, 2023), vorrei limitarmi, in questo contesto, a sottolineare l’incidenza positiva dell’attività motorio-sportiva, sul mantenimento di un adeguato livello di efficienza fisica, riguardante l’area igenico-salutistica e, come elemento fondamentale della salute dinamica, del benessere, e come strumento indispensabile per la prevenzione.
La difesa e la salvaguardia della salute rappresenta, dunque, uno dei nuclei fondamentali dell’educazione fisica e delle scienze motorie e sportive, nonché un traguardo di sviluppo irrinunciabile, inseribile nel più ampio quadro di una migliore qualità della vita.
Un buon livello di salute e di benessere fornisce, infatti, alle persone di qualsiasi età, ma ai bambini e ai ragazzi, in particolare, le necessarie risorse per affrontare con successo e senza eccessivi limiti di fatica le attività quotidiane.
Per garantire questa condizione ottimale di equilibrio psico-fisico, non legato ad interventi medicalizzati o ai vari tipi di supporto chimico, è necessario sviluppare le capacità motorie coordinative di base, riguardanti l’organizzazione, controllo e regolazione del movimento (ABC del movimento) e le capacità condizionali, collegate con i processi energetici del lavoro muscolare, come la rapidità esecutiva, la resistenza cardio-circolatoria, la forza, la mobilità articolare.
Purtroppo gli stili di vita, oggi imperanti, non offrono le giuste opportunità ai bambini, ai ragazzi e ai giovani (ma anche ai meno giovani) di sperimentare e valorizzare, in modo libero e spontaneo, le suddette attività.
La necessità/urgenza di mettere in campo un’operazione di alfabetizzazione culturale generalizzata del fenomeno salute, legata alla pratica sistematica dell’attività motorio-sportiva, nasce, quindi, dal bisogno inderogabile di superare gli attuali stili di vita dei bambini, dei ragazzi e dei giovani.
Questi, infatti, normalmente, ricorrono sempre meno, nel loro tempo libero, ad attività di movimento, che caratterizzavano, nel passato, il gioco spontaneo e i giochi popolari, attività che essi svolgevano, per pomeriggi interi, nei cortili, nelle piazze, incidendo, in modo fondamentale sullo sviluppo e sul consolidamento del loro bagaglio motorio generale.
La povertà motoria e la sempre più scarsa disponibilità a vivere l’esperienza salutare e formativa, del gioco, del movimento e dello sport, è resa ancor più preoccupante dalla constatazione che, nel nostro Paese, viene registrato una marcata propensione, delle nuove generazioni, all’ “esonero dallo sforzo personale”, col conseguente privilegio, per un’attività sedentaria prolungata, costituita dall’uso incontrollato dei vari strumenti telematici e dalla iperconnessione digitale prolungata, che le impegna, normalmente, non meno di 2 ore al giorno.
Questa mancanza di movimento determina, nei bambini tra i 7 e i 9 anni, una percentuale di obesità infantile, pari al 17% e una situazione di sovrappeso, calcolabile intorno al 39% (fonte : European health report, 2024, OMS).
Ciò significa che questa situazione è l’espressione di un pericoloso squilibrio tra il dispendio energetico e la regolazione razionale e controllata dell’alimentazione.
Un altro fatto, meritevole di riflessione, è , anche, la crescente demotivazione per l’attività di movimento o la pratica sportiva, che causa il fenomeno dell’abbandono sportivo precoce di chi pratica o ha praticato qualche attività sportiva.
In un articolo, del 14 settembre 2025, pubblicato dal Corriere della Sera (Corriere Salute), in data 14 Settembre 2025, ricavato dalla fonte Istat, sul tema : “Indagine sui cittadini e il tempo libero” (2024) emerge, infatti, la preoccupante situazione dell’abbandono sportivo.
In particolare, l’abbandono si riferisce all’età adolescenziale, per i motivi sotto elencati :
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Mancanza di tempo :
41, 9 % |
Mancanza di interesse :
39,1 % |
Motivi di studio:
16,2 % |
Altri interessi:
10,6 % |
Stanchezza/ Pigrizia:
8,4 % |
Motivi economici:
7,6 %
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Motivi di salute:
6,2 %
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Impianti mancanti/ orari scomodi: 5,9%
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È indispensabile, perciò, che la scuola, in particolare, assuma una posizione decisa su questo problema, per promuovere, attraverso l’attività ludico-moria-sportiva, un nuovo stile di vita, che garantisca agli alunni una piena funzionalità di organi e apparati, conferendo il giusto significato ai principi generali di una corretta alimentazione e ad una attività di movimento continuativa e sistematica, per adeguati periodi di tempo, sia in orario scolastico, che in orario pomeridiano.
In questo modo, gli alunni potranno acquisire uno stile di vita più sano ed una condizione di vita migliore, che li possa difendere dall’insorgenza delle patologie fisiche e psicologiche, oggi sempre più diffuse, legate alla vita sedentaria (obesità, sovrappeso, diabete, ipertensione, disturbi cardio-circolatori, involuzione delle capacità e delle abilità motorie), che negli ultimi tempi, stanno prendendo sempre più forma e consistenza, attraverso lo sviluppo di quella sindrome patologica del nostro secolo, che potremmo, ormai, definire, col termine: “malattia ipocinetica”, la quale, oltre ad influire negativamente sulla sfera morfologico-funzionale, è, sempre, generativa di condizioni di malessere e di condizioni psicologiche disfunzionali (disturbi del comportamento).

