La “misura” nel mondo degli adulti è associata a concetti oggettivi riferibili al tempo o allo spazio, alle quantità di grandezza, peso, ecc. Non vogliamo occuparci di matematica ma di relazioni positive e propositive. Anche le relazioni occupano una misura, e quella dei bambini è molto personale, ognuno ha la sua. Per conoscerla dobbiamo metterci a “loro misura” con gli occhi e con il cuore.
Dedichiamo tempo a questa operazione, sia in ambito famigliare che professionale, “il tempo che dedichiamo alle persone già ci dice quanto contano per noi”.
Il bambino sa fare da solo alcune cose e altre le può fare con l’aiuto di un adulto, “è la zona prossimale” di Vygotsky. L’adulto dovrebbe riconoscere questo spazio, inserirsi e promuoverne lo sviluppo. Non appiattire i suoi interventi a ciò che il bambino già sa fare da solo, evitare di alzare troppo le aspettative ma collocarsi nella via di mezzo, praticamente affiancare il bambino sul “trampolino”.
In quest’ottica, dovremmo ripensare tutte le misure, riportandole alla dimensione reale dei bambini, con la consapevolezza che le stesse, nel tempo, sono destinate a evolvere.
Iniziamo bene
Per incontrare lo sguardo di un bambino devo mettermi alla sua altezza, abbassandomi.
Un adulto che compie questo gesto riduce la distanza fisica che c’è tra lui e il piccolo, prospetta al bambino la disponibilità ad ascoltarlo, a parlargli per essere ascoltato, costruisce un dialogo accogliente.
Abbassarsi è un gesto che sposta subito la relazione e la comunicazione su un piano attivo e proattivo.
Restando nelle “altezze”, osserviamo che gli spazi sono arredati per gli adulti e per includere i bambini si ricorre spesso ad utilizzare elementi di arredo ridotti. In questo modo, nello stesso spazio ci sono: adulti che condividono fra di loro e bambini, che, se sono fortunati, condividono con altri piccoli oppure, nella stessa stanza, sono esclusi dagli adulti perché tanto hanno un loro angolo attrezzato per giocare comodi ma da soli.
Distinguiamo:
- angoli attrezzati per i bambini, con elementi facilitanti uno scambio tra piccoli coetanei
- spazi organizzati per facilitare l’interazione adulto-bambino.
È funzionale, rispetto alle considerazioni che stiamo trattando, un bambino seduto in un’apposita riduzione (aggiungo anche facile da spostare) al tavolo dei genitori, che ha “pasticciato” con ingredienti aiutandoli a preparare il pasto che con loro poi condivide. Questo è un banale esempio di come nella quotidianità sia possibile coinvolgere e sostenere l’indipendenza dei più piccoli.
Le altezze diverse non possono diventare un alibi per inibire le iniziative e gli intenti di autonomia dei bambini. È sufficiente osservare le reali possibilità motorie del piccolo, e organizzare lo spazio per garantirgli sicurezza, bastano pochi accorgimenti, non serve rivoluzionare la casa. Coinvolgerlo nelle semplici mansioni domestiche (come preparare il tavolo), emancipa l’autonomia, rinforza l’autostima.
Il tempo
I bambini non sanno che farsene del tempo.
I bambini ci appaiono lenti quando gli imponiamo la nostra tempistica. Non possono svolgere azioni nel nostro stesso tempo. Per garantirgli una partecipazione costruttiva dovremmo organizzarci in anticipo. Per esempio: se vogliamo accompagnarli a scuola a piedi o in bicicletta, è opportuno valutare le loro effettive possibilità per percorrere il tragitto con calma.
È improbabile riuscire ad adattare tutte le routine della giornata, è più facile scegliere dei momenti che siano per tutti un’opportunità costruttiva Osservare e fare scelte propositive, riduce la distanza e rilancia.
Il gioco
Quando il bambino gioca è assorto in una dimensione “non temporale”, cioè il tempo è proprio sospeso. Questa è una caratteristica del gioco, e vale anche per gli adulti.
Il gioco è l’occasione costante di crescita sotto tutti i punti di vista per un bambino.
Quindi rispettiamo questo spazio: organizziamoci lasciandogli il giusto tempo per giocare, un tempo ben definito senza continue interruzioni, intrusioni, richieste. Se giochiamo con loro assecondiamo il loro ritmo.
Anche le emozioni hanno una misura.
I bambini non sono ancora in grado di governarle, ecco l’importanza di mettersi in ascolto, anche e soprattutto della dimensione non verbale.
I bambini misurano la forza dei loro comportamenti dalle reazioni che noi abbiamo di fronte al loro agito, è per loro una restituzione più facile da leggere. Ecco l’importanza di evitare reazioni eccessive, cercare di essere equilibrati nelle risposte.
La loro dimensione emotiva è ancora confusa, rispecchiano le nostre emozioni. Accogliamo i loro umori in modo non giudicante ma sempre rassicurante, con fermezza e coerenza.
Non è ottimale che l’adulto si appiattisca al mondo del bambino, è poco funzionale alla sua crescita, poco stimolante alla conquista dell’autonomia.

