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L’Importanza della Comunicazione non Verbale

L’Importanza della Comunicazione non Verbale

La competenza comunicativa rappresenta la capacità e il grado di abilità, possedute da un individuo, nel formulare e recepire messaggi di vario tipo, tramite il linguaggio verbale e non verbale, nell’ambito di una relazione personale.

Alcuni autori hanno  esaminato le diverse tipologie della comunicazione, di cui elenchiamo quelle più significative:

  • La comunicazione linguistica o verbale, intesa come capacità fonologica, sintattica, semantica, testuale, che può essere realizzata in un rapporto faccia a faccia, scritta, con contatti telefonici o telematici (SMS, Watsapp, Facebook, ecc.);

  • La comunicazione non verbale, che si esprime attraverso l’espressività corporea, come la gestualità, la posizione del corpo (postura), la mimica, i movimenti, le espressioni facciali, il silenzio, gli atteggiamenti, l’abbigliamento, ecc.;

  • La comunicazione paraverbale, che riguarda l’abilità di modulare i contenuti linguistici con una serie di inflessioni, come la cadenza della pronuncia, il timbro,  il tono, il volume, il ritmo , lo sguardo, l’intercalare, ecc.;

  • La comunicazione prossemica, riferita alla capacità di mantenere e/o modificare la distanza fisica con l’interlocutore, in base al contesto in cui avviene l’interazione.

  • La comunicazione socioculturale, intesa come capacità di iniziare, condurre e terminare una comunicazione in luoghi appropriati, secondo le norme comportamentali della cultura di appartenenza.

Sull’argomento specifico, è utile rimarcare che, nei contesti educativi quotidiani, e quelli scolastici, in particolare, continua ad essere privilegiata la comunicazione linguistico/verbale, impostata, prevalentemente sui contenuti disciplinari, tralasciando o sottovalutando gli altri tipi di comunicazione, che investono la componente emotiva e socio-affettiva.

Eppure, è, ormai noto, che esse regolano lo stato d’animo personale e i rapporti tra le persone, le quali, pertanto, possono esternare: emozioni e sentimenti negativi, che esprimono disinteresse, rifiuto, tristezza, rabbia, disgusto, oppure, emozioni e  sentimenti positivi, come le manifestazioni di tenerezza, di gioia, di apertura emotiva verso l’altro, di ascolto attivo, di accettazione, di empatia, che spesso, incidono, profondamente, sulla qualità delle relazioni interpersonali, eticamente fondate, che si configurano, quindi, come “un vero e proprio scambio di doni “ (Pasquale Piredda).

Lo scopo di questo contributo è, dunque, quello di evidenziare la necessità che ogni azione didattico-educativa debba fondarsi, proprio, sulle forme di comunicazione, che non siano centrate, esclusivamente, sulle cose che vengono dette o descritte in presenza o a distanza, cioè sul che cosa e sul contenuto nei saperi (il che cosa = what), ma sulla incidenza delle modalità espressive di chi emette i messaggi,  vale a dire, sulla loro efficacia trasmissiva (hnow how) e sulla loro ricaduta, nel processo educativo degli alunni, che sia finalizzato, come afferma Edgard Morin, a “formare non teste piene, ma teste ben fatte” .  

Basterebbe pensare, inoltre, ai risultati di precise ricerche, svolte da illustri autori, sui processi di codifica e decodifica dei messaggi e sul loro grado di incidenza delle varie forme di comunicazione, dai quali emerge che la ricaduta del messaggio dipende, solamente in minima parte, dal significato letterale di ciò che viene detto, ma è, in gran parte influenzato dai fattori di comunicazione non verbali. In base a tale studio, l’incidenza comunicativa viene così suddivisa:

  1. per il 7%  verbale (utilizzo delle parole = contenuto sintattico e semantico);

  2. per il 38%  vocale (paralinguaggio), riguardante la modalità di trasmissione dei messaggi (= tono della voce, inflessioni, volume, timbro, tempo,  ritmo, ecc.);

  3. per il 55% non verbale, ossia il cosiddetto “linguaggio del corpo” (= gesti e movimenti del corpo)

Il Linguaggio del Corpo

Il linguaggio del corpo è una facoltà umana , che rivela, spontaneamente e in ogni occasione, cosa gli individui vogliono e hanno bisogno di esprimere.  

Trattandosi di una necessità vitale, possiamo, perciò, decidere di non comunicare verbalmente, ma ci è impossibile non comunicare con il corpo.

Ne deriva che

Il corpo, nelle sue varie modalità comunicative, esprime in modo autentico, pensieri, emozioni, sentimenti, stati d’animo.  Il corpo, infatti, non sa mentire, mentre la parola, spesso, è volutamente ingannevole ed ha un potere manipolativo pericoloso, che spiazza il destinatario del messaggio, facendogli intravedere l’apparenza delle cose, oppure, come afferma Platone, nel mito della caverna,  “le ombre della realtà

(Pasquale Piredda).

Si comunica, dunque, attraverso molti linguaggi, ma, soprattutto, in ambito sportivo o artistico, in cui la comunicazione si svolge, senza l’utilizzo delle parole, come nei seguenti casi:

  • per esprimere qualità fisiche (tecniche, finte, strategie di gioco, ecc.);

  • per esprimere segnali, attraverso varie posture, i movimenti del corpo, i gesti, la mimica;

  • per salutarsi, per intendersi a distanza visivamente, per esultare, per comunicare affetto  o allontanamento dal rapporto interpersonale;

  • quando l’arbitro segnala infrazioni, falli o intervalli di tempo;

  • quando un playmaker segnala, ai propri compagni, l’attenzione a un passaggio o a uno schema di gioco;

  • quando l’allenatore comunica, ai suoi allievi, con determinati gesti, la validità di un’azione o l’apprezzamento per la validità di una sua esecuzione;

  • quando il mimo, la danzatrice, o l’attore per comunicare, usano espressioni del viso o  atteggiamenti, che esprimono  vari stati d’animo.

Nel campo dei linguaggi non verbali, il linguaggio del corpo ha, dunque, un peso decisivo, sulla capacità di una loro decodifica e comprensione da parte degli alunni.

In un processo di intervento didattico-educativoesso diventa, sempre, il luogo dell’evento comunicativo, in cui il soggetto “parla” a sé stesso e agli altri, offrendo un orizzonte di senso, di significato e valore alla relazione interpersonale, la cui dinamica è caratterizzata dalla relazione/interconnessione con gli altri linguaggi (linguaggio verbale, linguaggio artistico, linguaggio logico-matematico, linguaggio scientifico, ecc.).

L’aspetto centrale dell’espressione corporea è, sicuramente, rappresentato dall’espressione delle emozioni che, spesso, nella vita quotidianità, cerchiamo di controllare e imbrigliare. Ciò comporta la necessità di sviluppare la consapevolezza, che prevede: la percezione del proprio corpo come immagine globale, l’espressione e la comunicazione non verbale (paralinguaggio), il controllo dell’espressività non verbale, l’osservazione del mé e dell’altro e di mé nell’altro, che consente uno scambio di messaggi interpersonale.

 Per tale motivo è importante sottolineare la circolarità della comunicazione, che permetta di imparare a cogliere i feedback, i cui segnali consentono di regolare la comunicazione e potenziare le possibilità offerte dal “rispecchiamento”, cioè osservarsi nell’altro e vedere in esso la propria immagine rispecchiata. 

Tale dinamica, secondo l’importante ricerca, effettuata da Giacomo Rizzolati (1992), attiva l’azione dei “neuroni specchio”, che mobilitano i  processi di imitazione, empatia e apprendimento sociale.

Le Competenze dell’Insegnante

Le competenze dell’insegnante, nel creare le situazioni-stimolo, di tipo comunicativo, dovranno essere centrate non solo su un ruolo trasmissivo del sapere e dei saperi,  verso una competenza umanizzante, che si esplica con un  tipo di contagio affettivo, in grado di catturare l’attenzione degli alunni, con strategie  accattivanti, finalizzate a creare, in loro, anche e soprattutto, la motivazione, l’interesse e il gusto di imparare.

A tal fine, sarà utile, per lui, privilegiare uno stile di conduzione dell’attività didattico-educativa, che preveda il ricorso all’utilizzo di  giusti toni di voce, a un’adeguata postura, basata sulla vicinanza e sull’ascolto attivo, nonché, all’osservazione dei comportamenti (attraverso lo sguardo attento e sistematico), prestando la giusta attenzione ai feedback e, soprattutto ai segnali non verbali, provenienti dal singolo e dalla classe.

Tutto ciò implica la necessità che l’insegnante maturi un profilo professionale adeguato, che gli permetta  di mettere in campo, oltre alle conoscenze disciplinari specifiche, il vissuto personale e affettivo, nella consapevolezza che, durante il percorso educativo, è essenziale valorizzare, in forma integrata, i vari linguaggi.

Come nota conclusiva, è, comunque, utile la sottolineatura che, all’interno scolastico, è fondamentale conferire il diritto di cittadinanza al linguaggio non verbale, che rappresenta una chiave di accesso emotivo-affettiva alla realtà esistenziale di ogni alunno a lui affidato, nella consapevolezza che i saperi autentici ed eticamente fondati, passano, prima attraverso il cuore e , poi, attraverso la mente.