Una mamma mi ha chiesto proprio questo: “Ma voi come equipe multidisciplinare come fate a decidere se mandare un bambino dallo psicologo o dal pedagogista?”
La risposta è semplice, ma importante infatti dipende dalla domanda e dalla problematica che si sta vivendo.
Se il problema riguarda educazione, relazione, scuola, gestione dei compiti, regole, conflitti in casa allora il primo passo è educativo.
Qui entra in campo la figura del pedagogista che lavora con genitori e figli, insieme e singolarmente, per comprendere i comportamenti e costruire nuove strategie relazionali.
Vi propongo un esempio per rendere più chiaro il tutto: un bambino sempre arrabbiato, che rifiuta i compiti, che non parla molto con i genitori, che non segue le regole, non è “da psicologo” per forza. Magari sta solo chiedendo attenzione, in un modo che non sappiamo leggere.
in questo caso un lavoro pedagogico con la famiglia può cambiare tutto, senza diagnosi ma con ascolto, strumenti educativi e strategie concrete.
Perché ricordiamo l’importanza di non medicalizzare il tutto subito con diagnosi e professioni sanitarie. Al contrario se emergono sintomi profondi come ansia forte, traumi, autolesionismo, disturbi del sonno, allora è giusto coinvolgere uno psicologo dell’età evolutiva.
Ma anche lì, spesso il pedagogista lavora in rete, in sinergia per questo si parla di lavoro multidisciplinare
Il nostro compito non è etichettare ma ascoltare, accogliere e orientare. Questo lo facciamo partendo sempre da una domanda: cosa sta davvero raccontando questo comportamento?
A volte basta cambiare prospettiva.

