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Violenza di genere: partire dalla scuola per creare la società di domani

Violenza di genere: partire dalla scuola per creare la società di domani

Il Ministero dell’Interno definisce la violenza di genere come “tutte quelle forme di violenza da quella psicologica e fisica a quella sessuale, dagli atti persecutori del cosiddetto stalking allo stupro, fino al femminicidio, che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso.

Nella normativa contro la violenza di genere sono enunciati i suoi tre obiettivi principali: prevenire i reati, punire i colpevoli, proteggere le vittime.

La tutela e il sostegno e alle vittime è stato progressivamente rafforzato, con l’introduzione nel 2009 del reato di stalking, che si configura in “ogni atteggiamento violento e persecutorio e che contringa la vittima a cambiare la propria condotta di vita”, e la legge sulle ‘Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere‘.

I numeri della violenza di genere

La violenza di genere è un problema strutturale e contando le vittime solo in Italia dall’inizio di questo secolo sono circa 3.500 e il numero è sempre in salita purtroppo. Dall’inizio dell’anno sono già 80 le donne che hanno perso la vita, 65 in ambito familiare.

Proprio perché si tratta di un problema strutturale, il percorso di conoscenza, di prevenzione e di contrasto deve partire dalla scuola. Spesso tra i banchi di scuola si verificano liti, gelosie, comportamenti ossessivi.

Definizioni importanti per iniziare

Gli stereotipi di genere sono delle semplificazioni riguardo a gusti, attitudini e comportamenti, ma anche riguardo a capacità e ambizioni e, pertanto, alla definizione dei nostri ruoli sociali. Ad esempio, nel momento in cui accedono al sistema scolastico, viene spesso dato per assodato che le bambine saranno più brave nelle materie umanistiche, mentre i bambini saranno più portati per le scienze e la matematica. Tali preconcetti non hanno alcun fondamento biologico e sono il prodotto di aspettative sociali.

Continuando con le definizioni importanti, il sesso fa riferimento alle caratteristiche biologiche e fisiologiche che definiscono gli esseri umani come femmine o maschi.

Il genere, invece, fa riferimento agli attributi e alle opportunità sociali associati all’essere maschio o femmina, alle relazioni tra uomini e donne e ragazzi e ragazze, nonché alle relazioni interpersonali tra le donne e tra gli uomini. Tali attributi, opportunità e relazioni sono costruiti a livello sociale e appresi attraverso processi di socializzazione, specificamente legati a un momento e a un contesto storico, e sono certamente modificabili.

La violenza di genere, poi, include pressioni psicologiche, abusi fisici o sessuali, abusi socioeconomici, discriminazione di genere e sfruttamento, e può anche assumere la forma di una negazione delle risorse o dell’accesso ai servizi.

Ciò significa che la violenza non è necessariamente fisica.

L’uguaglianza di genere, infine ma non per ultima, anzi è la meta a cui arrivare, parte dal concetto che gli esseri umani sono liberi di sviluppare le proprie abilità personali e fare le proprie scelte senza alcuna limitazione imposta da rigidi ruoli di genere; presuppone che i diversi comportamenti, aspirazioni ed esigenze siano tenuti in considerazione, valorizzati e favoriti per ogni persona allo stesso modo.

Partire dalla scuola, per creare la società di domani

Non è mai troppo presto per iniziare a parlare di uguaglianza, stereotipi, violenza sulle donne e violenza di genere.

La scuola è una comunità educante. Ogni giorno, fin da piccoli, è fondamentale insegnare e imparare a relazionarsi in maniera positiva con gli altri, cercando di evitare quei comportamenti e atteggiamenti violenti o irrispettosi che spesso avvengono e restano trasparenti o vengono considerati senza importanza.

Il percorso di crescita e maturazione deve essere lineare. Certamente gli approcci devono essere differenti a seconda del grado di scuola, ma ogni giorno, fin dalla scuola dell’infanzia, è utile per iniziare il percorso di formazione.

Scuola primaria

Per esempio, con i bambini e le bambine delle scuole primarie si può iniziare l’argomento in maniera ludica e attraverso il gioco, per riflettere su alcuni stereotipi culturali e favorire l’esternazione di emozioni nuove e positive, e non solo.

Come riportato nella guida dell’Aidos “Mind the Gap“:

Le bambine e i bambini che non hanno mai giocato con le costruzioni o con il Tangram hanno una minore probabilità di sviluppare la percezione spaziale, una capacità che si sviluppa in tenera età e che consiste nell’essere consapevoli della posizione del proprio corpo nello spazio rispetto agli oggetti e alle altre persone. La percezione dello spazio influenza anche il nostro pensiero, nonché il modo in cui organizziamo e mettiamo in relazione pensieri ed esperienze. Anche un minore uso di computer e di altri strumenti informatici rallenta lo sviluppo di abilità spaziali e, inoltre, crea un divario digitale di genere. Al tempo stesso, il fatto che i bambini non vengano incoraggiati a giocare con le bambole o a fare altri giochi che richiedono lo sviluppo di tecniche narrative ed esplorano le emozioni riduce la loro capacità di esprimere quello che provano, gestire la rabbia e costruire relazioni basate sul dialogo e sullo scambio reciproco.

Scuola secondaria

Ma è soprattutto nelle scuole secondarie di primo grado, dove iniziano i primi approcci, le prime storie, le prime delusioni, che devono costruirsi percorsi sull’affettività, sulle prime relazioni sentimentali e sull’amicizia. I messaggi che vengono lasciati potrebbero anche non ottenere alcun risultato visibile nel breve periodo, ma negli anni si innescano meccanismi di ragionamento virtuosi che possono favorire il rispetto reciproco e la non violenza sulle donne.

In particolare, gli studenti devono apprendere il concetto di uguaglianza, di diversità, di rispetto, di etica e legalità. Oltre ad essere informati sull’aspetto normativo facilmente reperibile sul sito del Ministero dell’Interno e sui numeri preoccupanti sempre in rapida crescita. Facendo attenzione, anzi, studiando i social, le immagini, il linguaggio e le espressioni diffuse nella società di oggi che possono essere nocive per i futuri adulti che stiamo educando.

Il divario di genere è molto evidente nell’istruzione superiore. Secondo le stime Eurostat, “le discipline a prevalenza maschile sono quelle delle ‘Tecnologie informatiche’ (dove gli uomini rappresentano l’81% dei laureati) e di ‘Ingegneria, industria e costruzioni’ (73%). D’altro canto, quattro su cinque laureate nel settore ‘Educazione e formazione’ sono donne (80%). Un altro campo in cui le donne sono ampiamente sovra rappresentate è quello ‘Sanitario e assistenziale’, con il 74% di laureate donne”.

Corsi e progetti del Ministero

L’anno scolastico 2023-2024 è iniziato con la volontà da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito di introdurre, nelle scuole secondarie di secondo grado, quindi licei, tecnici e professionali, percorsi e laboratori contro la violenza di genere, attraverso la Peer Education, una metodologia didattica dove sono gli alunni a salire in cattedra, guidati dagli insegnanti, psicologi e rappresentanti di associazioni che ogni giorno lavorano per contrastare questo fenomeno. Cominciare nelle scuole secondarie di secondo grado – le superiori – può essere, però, già troppo tardi, perché il rischio è che certi meccanismi di ragionamento siano già radicati e quindi qualunque intervento risulti inutile o perlomeno non efficace quanto avrebbe potuto.

Il corso, come riporta il sito del Ministero dell’Istruzione, prevederebbe che in classe si avviino lezioni di «educazione alla sessualità», come corsi di formazione sulla parità di genere e il contrasto a un sistema «maschilista». Ogni gruppo di alunni dovrà approfondire un determinato aspetto della violenza di genere.

Così il ministro Giuseppe Valditara ha deciso di accogliere l’appello arrivato da insegnanti, psicologi, educatori, genitori e magistrati: è necessario agire con forza anche nell’educazione. A fine agosto era diventato virale lo sfogo di una professoressa siciliana in seguito all’arresto dei sette ragazzi accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una diciannovenne palermitana, che aveva detto: «Abbiamo fallito tutti. La comunità educante non può essere solo un’espressione linguistica: deve essere un fatto concreto». Ma il fatto concreto lo devono essere anche le famiglie, i genitori, la società tutta, i mass media, i social. Tutti insieme si deve e si dovrà contrastare la violenza di genere.

Gender School – Affrontare la violenza di genere

Già nel 2019, l’INDIRE in collaborazione con il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri avevano avviato un corso denominato Gender School – Affrontare la violenza di genere. Un programma di educazione alla parità e al rispetto delle differenze di genere, con lo scopo di superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini.

Lo scopo del progetto era quindi quello di educare gli studenti e le studentesse alla parità di genere ed al contrasto della violenza attraverso una combinazione articolata di azioni di comunicazione didattica, di educazione e formazione, di sensibilizzazione socioculturale.

Il progetto prevedeva la realizzazione di un piano nazionale di educazione e formazione, attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica a favore degli studenti di diversa età su tutto il territorio nazionale, l’erogazione del piano educativo si sperava che potesse rappresentare la base per la costruzione di relazioni non discriminatorie tra ragazzi e ragazze, uomini e donne, sulla base di percorsi e azioni formative e informative, sensibilizzando gli studenti in un’ottica di anticipazione e di prevenzione dei contrasti.

Una donna a cui, crescendo, è stato ripetutamente detto che, in quanto bambina, doveva fare la brava e non discutere, potrebbe vedere pregiudicata la sua capacità di rivendicare i propri diritti, mentre un uomo a cui è stato sempre detto che “i maschi sono fatti così” probabilmente riterrà di avere il diritto di essere aggressivo, disattento e persino violento.

L’idea, poi, dell’amore romantico (costruita tramite elementi culturali quali film, libri, musica e mezzi di comunicazione) – spesso non basato su ruoli paritari, fiducia e rispetto reciproco, che tollera stalking, controllo e abusi psicologici – giustifica e alimenta la violenza di genere.

Mind the Gap

Mind the Gap. Step up for gender equality, infine, è un progetto cofinanziato dal programma dell’Unione Europea “Diritti, uguaglianza e cittadinanza”. Il progetto ha coinvolto Italia, Portogallo e Spagna ed è stato coordinato da AIDOS – Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, APF – Associaçao para Planeamento Familiar, END FGM European Network e Médicos del Mundo. L’obiettivo di Mind the Gap era di affrontare gli stereotipi di genere in ambito educativo, per rafforzare la capacità delle figure professionali a contatto con bambine e bambini di individuarli e decostruirli.

Come riportano l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), i contesti educativi rappresentano lo spazio ideale per abbattere precocemente gli stereotipi di genere. Tuttavia, in numerosi Paesi europei c’è ancora tanto da fare affinché impegni, linee guida e raccomandazioni dei governi per promuovere la parità di genere in ambito educativo vengano effettivamente applicati. Aspetti su cui il personale scolastico non è, in molti casi, sufficientemente formato.

Ma cosa si potrebbe fare a scuola, oltre a quello enunciato sopra, per promuovere l’uguaglianza di genere?

In primis, partire dal centro di tutto il processo, gli studenti. Pur stando seduti nella stessa aula, leggendo gli stessi libri di testo, ascoltando le/gli stesse/i insegnanti, i bambini e le bambine ricevono un’istruzione molto diversa. L’autonomia scolastica, introdotta dalla Riforma Bassanini del 1997, introduce anche l’autonomia di insegnamento. Gli insegnanti hanno, quindi, la libertà di formulare i programmi da svolgere in classe, sempre sulle linee guida delle Indicazioni Nazionali.

A questo proposito, i programmi scolastici, per essere inclusivi, devono prestare maggiore attenzione ad aspetti e tematiche relativi alle questioni di genere.

Differenze di genere nelle discipline STEM

Le studentesse mostrano una mancanza di sicurezza nelle competenze matematiche. Raramente prendono in considerazione un percorso universitario in ingegneria e informatica, settori con una richiesta di lavoro alta e molto ben retribuiti.

Le e gli insegnanti devono incoraggiare le bambine e le ragazze ad affrontare l’ansia verso la matematica e acquisire sicurezza nelle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).

Molte ricerche hanno mostrato, infatti, differenze di genere nell’autovalutazione dell’intelligenza tra studenti, evidenziando una costante sottovalutazione da parte delle ragazze. Le educatrici e gli educatori devono cercare di fare crescere bambini, maschi e femmine, più sensibili, empatici e in grado di esprimere le proprie emozioni.

Utilizzare anche Metodologie Didattiche come:

  • il Cooperative Learning, per imparare a collaborare con gli altri;
  • il Peer to Peer, per riconoscere i propri punti di forza e debolezza;
  • il Debate, per imparare a discutere e ascoltare gli altri;
  • la Flipper Classroom, per lavorare sull’indipendenza;
  • l’EAS, per lavorare con il digitale

Prisma

Infine, consigliabile per le scuole secondarie di secondo grado, è anche la visione di Prisma. La serie TV di genere drammatico del 2022 è ideata da Ludovico Bessegato e Alice Urciuolo, con Mattia Carrano e Lorenzo Zurzolo. La serie esplora le relazioni e le identità di Andrea e Marco, due gemelli identici, ma molto diversi nell’approccio alla vita. Insieme al loro gruppo di amici, sono uniti dalla ricerca del loro posto nel mondo.

*Trigger warning* Nella serie sono trattate tematiche sociali come la fluidità di genere, il bullismo, l’autolesionismo, la sessualità e lo spaccio di droghe leggere.

“Sei bella”, Angelo de Pascalis

Sei bella.
E non per quel filo di trucco.
Sei bella per quanta vita ti è passata addosso,
per i sogni che hai dentro
e che non conosco.
Bella per tutte le volte che toccava a te,
ma avanti il prossimo.
Per le parole spese invano
e per quelle cercate lontano.
Per ogni lacrima scesa
e per quelle nascoste di notte
al chiaro di luna complice.
Per il sorriso che provi,
le attenzioni che non trovi,
per le emozioni che senti
e la speranza che inventi.
Sei bella semplicemente,
come un fiore raccolto in fretta,
come un dono inaspettato,
come uno sguardo rubato
o un abbraccio sentito.
Sei bella
e non importa che il mondo sappia,
sei bella davvero,
ma solo per chi ti sa guardare.

Bibliografia

  • La violenza di genere dalla A alla Z di Virginia Ciaravolo (Autore), 2021.
  • La violenza di genere di Fabrizio Filice.
  • Dolore Minimo di Giovanna Cristina Vivinetto.
  • Manuale di educazione al genere e alla sessualità di Fabrizio Corvisiero e Mariella Nocenzi (Utet).
  • MIND THE GAP Costruire l’uguaglianza di genere in ambito educativo, Pina Caporaso Valentina Fanelli (AIDOS).

Sitografia