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Recensione del film “Pazzo per lei”

Recensione del film “Pazzo per lei”

La commedia romantica intitolata “Pazzo per lei” vede protagonisti due giovani ragazzi: il giornalista Adri, impersonato dall’attore Alvaro Cervantes e Carla, rappresentata dall’attrice Susana Abaitua.

La trama di “Pazzo per lei”

Sembrerebbe, inizialmente, l’inizio di una storia d’amore normalissima e scontatissima, dove i due protagonisti si incontrano, si innamorano, vivono le vicissitudini di un amore che deve ancora sbocciare e poi, come al solito, vissero tutti felici e contenti.

Questa è la sensazione iniziale che la commedia romantica “Pazzo per lei” potrebbe suscitare nei telespettatori. D’altronde Adri e Carla si incontro nella semplice e banale location di un bar e nasce tutto da una scommessa fatta con degli amici: “Riesci a rimorchiare quella ragazza lì?”.

Così ha inizio la storia di Adri e Carla, due normalissimi ragazzi che si incontrano in un normalissimo bar, per puro caso.

Con tutta la normalità e la semplicità che si possa tirar fuori, “Pazzo per lei” parla di malattia mentale e del mondo di quelli che comunemente vengono chiamati “manicomi”. Un film che racconta la malattia mentale andando a sfatare e sgretolare ogni pregiudizio che gira intorno a questo tema.

Quando si parla di malattia mentale, si pensa subito alla “pazzia” o alla “follia”, ed è come una catena di montaggio o un effetto domino. Perché quando si parla di pazzia e follia, quello che viene in mente è la paura, una tristezza infinita, la tenerezza o una compassione molto vicina alla pena e alla pietà.

La malattia mentale tra accettazione e normalità

Per molti, la malattia mentale è un tabù: alcuni non ne parlano, altri non riescono, giustamente, a comprenderla. Cosa si fa quando si prova tristezza, rabbia o paura? Cosa si fa quando si parla ad un malato mentale? Lo si tende, forse, ad etichettarlo come “pazzo” e ci si confronta con lui di conseguenza. Si è convinti, magari, che in quanto “pazzo” non possa comprendere nulla o che debba essere compatito.

Questo film è, invece, un auspicio ad osservare la malattia mentale da una prospettiva del tutto diversa e la parola d’ordine è senza ombra di dubbio accettazione.

Accettare di non stare bene, di non voler vedere nessuno, di voler rimanere a letto. Accettare di non stare bene tanto da dover prendere dei farmaci e chiedere aiuto, andando in un centro di salute mentale. Senza vergognarsene. Senza nessuno che ti debba dire “devi farcela”, “devi stare bene”, “devi sorridere”. Accettare di provare di provare dolore perché in fondo “non c’è nulla di strano nel dover essere tristi”.

“Pazzo per lei” è un film che insegna a parlare di malattia mentale anche sorridendo, ma soprattutto insegna a parlarne con la consapevolezza che prima di tutto, prima di essere “malati” o “pazzi” si è persone, con passioni, desideri e sogni; persone con una straordinaria vita.

Vi invito a vedere un film che parla di malattia mentale, ma soprattutto d’amore, uno di quegli amori per cui saresti disposto a fare di tutto. D’altronde si può essere anche “pazzi per amore” o “pazzi per lei”.

Chi nella propria vita non è mai stato “pazzo”?

Quando ho parlato di questo film, inizialmente, non a caso ho usato la parola normalità, in quanto, alla fine, questa commedia non è altro che una storia d’amore come tante, tra un giornalista di nome Adri e una “normalissima pazza” ragazza di nome Carla.

Non mi resta che augurarvi buona visione.