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La cacciatrice di storie perdute

La cacciatrice di storie perdute

Trama

Jaya, la protagonista, figlia di due indiani emigrati in America, è una giornalista molto nota. Ha provato a lungo ad avere un bambino, ma invano. Tale ricerca ha compromesso la vita di coppia, gli equilibri dapprima esistenti, tanto che il marito risentito del cambiamento della moglie l’ha tradita. La scoperta del tradimento ed i continui aborti, hanno incrinato del tutto il rapporto sentimentale, decidendo così di separarsi.

Jaya andrà un po’ a vivere a casa dei suoi genitori, ove giungerà una missiva dall’India: il nonno materno è ormai in fin di vita. Senza pensarci un attimo, partirà alla riscoperta delle sue origini indiane. Nonostante la tempestività nell’andarsene da New York, non farà più in tempo a dare un ultimo saluto al nonno. Ad accoglierla sarà Ravi, appartenente al gruppo etnico de “gli intoccabili” e servitore fedele di sua nonna Amisha. Sarà proprio lui a raccontare a Jaya il segreto che ha tenuto nascosto per tanti anni e che solo ora può confidare.

I nonni materni di Jaya si sposano giovanissimi, agli inizi degli anni Trenta con un matrimonio combinato. Deepack (il nonno), seppure innamoratissimo della moglie, è distaccato nell’esprimere i sentimenti e sta sempre fuori per lavoro, lasciando la moglie alle vessazioni della propria madre ma, nonostante ciò, asseconda il suo desiderio di frequentare la scuola fino a diventare un’insegnante.

È proprio in quell’istituto nato dalla dominazione inglese, che la giovane conoscerà Stephen, un ufficiale britannico, che l’aiuterà, la sosterrà e crederà in lei trattandola come sua pari. Nasce tra i due un’amicizia che si tramuterà un legame profondo, dando alla luce il loro frutto dell’amore: una bambina. La storia della nonna, della sua forza e determinazione, serve a Jaya a guarire dai suoi dubbi ed incertezze, imparando come lasciarsi trasportare dagli eventi senza forzarli, capisce i suoi errori e scopre che il dolore che sua madre Lena ha affrontato era il germe della sua sofferenza.

Nel suo ultimo articolo elaborato in India, scrive:

Questo è il mio ultimo articolo dall’India. Ora sono pronta a tornare a casa. Questo significa affrontare la disperazione dalla quale sono fuggita. Tornerò con un nuovo scopo e una comprensione più ampia. Forse la vita non è altro che una sequenza di decisioni con l’aggiunta del fattore destino. Forse si tratta di accettare che l’impossibile implichi l’apertura di un’altra porta. E forse significa che bisogna essere più forti proprio durante i momenti difficili della vita. La mia oscurità non è scomparsa completamente, ma sta svanendo. Con un senso di gratitudine per tutto ciò che ho e un barlume di speranza per quello che sarà, lascio andare il passato e guardo al futuro.

Recensioni

La lettura della narrazione è scorrevole, la trama è avvincente ed il libro si divora letteralmente! Il lettore viene trascinato in un viaggio mentale, al cuore della storia, al centro di tradizioni e culture nuove dai sapori antichi. Il finale poi è davvero inaspettato e per nulla scontato.

Da Assistente Sociale, impiegata nell’area MSNA, trovo questo romanzo davvero attuale, sebbene la storia di Amisha sia datata negli anni ’30. Ne fa da esempio la presente condizione di sottomissione che molte donne – specie nei Paesi orientali ed africani – vivono tutt’oggi. Nei colloqui ho spesso ascoltato la “normalità” con cui una donna una volta sposata debba lasciare la casa della famiglia di origine per vivere all’interno della casa della famiglia del marito, la sposa – quasi sempre giovane o bambina – è assoggettata alle decisioni del marito e soggiogata dalla suocera, oltre a non poter svolgere nessun lavoro se non quello della casalinga.

Altro aspetto che mi ha colpito è come l’autrice sottolinea il “divertirsi con poco” tipico dei Paesi più poveri, ed ahimè scarseggiante nei Paesi occidentali, dove a prevalere deve essere il lusso e la raffinatezza, ella lo fa raccontando dell’Holi Festival. Nasce dall’usanza induista di salutare la primavera cantando, ballando e cospargendosi interamente il corpo di polveri colorate (gulal), simbolicamente riferite ai colori proprio della primavera; trae le sue origini dalle onorificenze in favore del raccolto e in auspicio di una sempre maggiore fertilità della terra.

Riflessioni

Il romanzo ci porta a riflettere sui rapporti umani e sui veri valori: chiedere amore è naturale ed istintivo, riceverlo non è scontato. Inoltre, ci fa riflettere sull’importanza della perseveranza che ci conduce a trovare la strada, ci fa capire che c’è sempre una possibilità per far avverare i nostri sogni seppure lungo il cammino siano disseminati ostacoli da superare.

Per approfondire: SEMINARIO ONLINE: L’importanza della motivazione nella crescita personale e sociale