💡 SOFT SKILLS: TANTISSIME PROMO, INCONTRI E RISORSE GRATUITE >>> SCOPRI LE PROMO

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD): struttura e funzionamento

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD): struttura e funzionamento

Il recente annuncio della chiusura della Silicon Valley Bank e della Signature Bank negli Stati Uniti non dovrebbe avere alcun impatto significativo sui correntisti, in quanto il governo federale degli Stati Uniti ha già preso provvedimenti per garantire che anche i depositanti con saldi superiori ai 250.000 dollari saranno risarciti.

Ciò è possibile grazie al sistema di assicurazione dei depositi statunitense, noto come FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation), che offre una copertura fino a 250.000 dollari per ogni depositante per ogni istituto di credito aderente. Questo sistema di assicurazione dei depositi è stato istituito negli Stati Uniti nel 1933 come risposta alla Grande Depressione e ha dimostrato la sua efficacia nel proteggere i depositi bancari dei cittadini americani in momenti di crisi.

Tuttavia, è importante notare che le regole e i limiti per l’assicurazione dei depositi possono variare in base al paese e alla giurisdizione.

Cos’è il FITD

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) è un consorzio di diritto privato che ha il compito di proteggere i depositi dei clienti delle banche, sia persone fisiche che giuridiche. Fondata nel 1987, l’adesione al consorzio era originariamente volontaria per le banche. Tuttavia, a seguito della direttiva 2009/14 della Comunità Europea, nel 2011 è stato emanato il Decreto Legislativo n° 49 che ha reso l’adesione obbligatoria per le banche che operano come Società per Azioni in Italia. Anche le banche online sono tenute ad aderire al FITD per garantire la sicurezza dei depositi online, sempre più comuni oggi. La Banca d’Italia svolge un ruolo di supervisione diretta del FITD. In caso di fallimento di una banca, il FITD interviene per garantire ai depositanti il rimborso dei loro depositi fino a una certa soglia.

Per quanto concerne le banche comunitarie che operano in Italia, l’adesione al Fondo di Garanzia non costituisce un obbligo, ma una scelta volontaria. In tale contesto, la banca può decidere di aderire al consorzio di garanzia italiano anche se ha già sottoscritto una misura analoga nel proprio paese di origine, al fine di estendere ulteriormente il livello di copertura garantito ai propri depositanti.

Per contro, le banche di credito cooperativo non hanno il diritto di partecipare al FITD, in quanto dispongono di un fondo di garanzia specifico (Fondo di Garanzia dei Depositi del Credito Cooperativo), che svolge le stesse funzioni del FITD.

Come funziona negli USA

Negli Stati Uniti vigono disposizioni normative che garantiscono la protezione dei primi 250mila dollari depositati su un conto corrente mediante il Fondo di Tutela. Tuttavia, qualsiasi somma oltre tale limite non è tutelata e, quindi, esposta al rischio di perdita nel caso di un default della banca.

La Silicon Valley Bank, la cui clientela è prevalentemente costituita da imprese attive nella transizione ecologica e nelle energie rinnovabili, aveva il 93% dei depositi al di sopra di tale soglia di garanzia. Ciò costituiva un elevato rischio per l’attività di tali imprese. Al fine di evitare questo scenario, il governo degli Stati Uniti ha deciso di proteggere tutti i depositi, inclusi quelli superiori ai 250mila dollari, attraverso il Fondo di Tutela dei Depositi. Tuttavia, la somma dei depositi nelle due banche coinvolte (Silicon Valley Bank e Signature) ammontava a 265 miliardi di dollari, mentre il Fondo disponeva di soli 128 miliardi di dollari. Ciò comporta il rischio di una carenza di fondi e la necessità di reperire ulteriori risorse per garantire la protezione dei depositi.

Come funziona in Europa

In Italia, come del resto in tutta Europa, esiste un fondo di tutela dei depositi per garantire ai correntisti una certa protezione in caso di fallimento della banca presso cui detengono i propri risparmi. Tale fondo è in grado di coprire fino a 100mila euro per ogni depositante e si impegna a restituire tali somme entro un massimo di 7 giorni lavorativi.

Tuttavia, il tema delle cifre si pone in maniera preponderante in tale contesto. Infatti, considerando che in Italia i depositi garantiti ammontano a circa 739 miliardi di euro, mentre la dotazione del fondo è di soli 3,3 miliardi di euro, emerge chiaramente come in caso di crisi di una banca media i soldi messi a disposizione non sarebbero sufficienti per garantire la copertura integrale dei depositi.

Va inoltre notato che, pur essendo il fondo di garanzia intervenuto in passato solo in modo preventivo, in particolare nel caso di Carige, la soluzione di crisi bancarie costose non ha sempre potuto contare sull’utilizzo di tali fondi.

Per tale motivo, il tema del fondo di garanzia dei depositi è da anni oggetto di dibattito anche a livello europeo, con l’idea di creare un fondo unico in grado di garantire le stesse protezioni ai correntisti di tutti i Paesi membri. Ciò risulta particolarmente importante dal momento che, nonostante la garanzia fino a 100mila euro sia valida in tutta Europa, i Paesi finanziariamente più forti potrebbero comunque offrire una protezione maggiore in caso di dissesti di grandi dimensioni.

A cosa serve il FITD

Come precedentemente menzionato, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) ha il compito di garantire la protezione dei depositi dei correntisti in caso di insolvenza o fallimento dell’istituto bancario. Nel dettaglio, il FITD assicura la liquidità ai titolari di un deposito anche in situazioni critiche della banca e previene il rischio di sottocapitalizzazione dell’istituto, causato da un elevato numero di prelievi insoliti. Questo tipo di situazione potrebbe causare effetti destabilizzanti sull’intero sistema bancario nazionale, nel caso in cui un elevato numero di correntisti richieda indietro, contemporaneamente, l’intera propria liquidità, per paura di non poter più accedervi.

Il FITD ha, inoltre, il compito di garantire la continuità operativa degli sportelli bancari, e quindi della banca stessa, evitando il manifestarsi di ulteriori problemi in caso di crisi. Il fondo interviene solo in specifiche tipologie di depositi, tra cui: conti correnti, conti deposito, libretti di risparmio nominativi, assegni circolari e buoni fruttiferi. Al contrario, non sono compresi nell’intervento di tutela del FITD i certificati di deposito e i libretti di risparmio al portatore, i fidi e qualsiasi tipo di investimento, come azioni, fondi azionari e obbligazioni. Per tutte queste altre forme di deposito, esistono comunque altri metodi di tutela, diversi dal FITD.

Come funziona

Il limite massimo di copertura per depositi bancari è un argomento di estrema importanza per i risparmiatori, in quanto la sicurezza dei propri soldi è un fattore cruciale per garantire la stabilità del sistema finanziario. In particolare, il limite massimo di copertura per ogni singolo titolare di un deposito bancario è stabilito dalla normativa in vigore ed è pari a 100.000 €.

Tale somma massima è riferita ad ogni singola banca, il che significa che se un cliente ha diversi depositi attivi presso un solo istituto bancario, la somma rimborsabile non può superare i 100.000 € indipendentemente dal valore totale dei depositi. Tuttavia, se un cliente è titolare di più conti correnti presso diverse banche, allora ha diritto ad un rimborso non superiore ai 100.000 € per ogni banca presso la quale è correntista.

Per questo motivo, è altamente consigliabile depositare i propri risparmi presso differenti istituti bancari, in modo da avere una tutela completa sull’intero capitale messo a deposito. In caso di conti cointestati, invece, il FITD liquida un rimborso per ogni intestatario.

In caso di necessità di intervento del FITD, il risparmiatore non deve inoltrare alcuna richiesta, poiché la procedura di rimborso è avviata automaticamente dal consorzio dopo aver valutato la situazione della banca e la posizione di ogni correntista. Tuttavia, è importante notare che il rimborso deve avvenire entro 20 giorni dall’emissione del provvedimento di liquidazione, prorogabili ulteriormente di 10 giorni nei casi più complessi.