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Il concetto di Ministero dell’Istruzione e del merito

Il concetto di Ministero dell’Istruzione e del merito

Sabato 22 ottobre 2022, al Quirinale, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è stato chiamato a giurare davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il giorno prima, il premier Giorgia Meloni nell’annunciare la nomina del dicastero che si occupa di scuola, aveva aggiunto il sostantivo “merito”, scatenando critiche sia in ambito politico che all’interno della scuola stessa.

Perché ha scatenato tante insoddisfazioni questo appellativo?

Diciamo, innanzitutto, che ogni cambiamento crea disagio e fa paura, ma occorre riflettere e analizzare più da vicino la questione.

Aprendo un qualsiasi dizionario e andando a cercare questa “parolina” testualmente leggiamo che “merito” è una parola che deriva dal greco “meiromai“, cioè “ricevere la propria parte“, ossia quello che “spetta”. Se vogliamo essere ancora più pignoli e allarghiamo le nostre ricerche al latino questa definizione ci riporta al significato di “ricompensa, premio“.

Il pensiero comune è stato quello che la scuola potrebbe diventare una “scuola dei livelli” e non del “tutti promossi”. Alcuni hanno sottolineato il fatto che così facendo la scuola premierebbe solo i migliori, mentre tutti andrebbero premiati per le proprie capacità. Altri affermano che sarebbe stato meglio inserire al posto di “merito” la parola “apprendimento”.

Il programma conservatore pubblicato da Fratelli d’Italia e firmato dalla Premier Giorgia Meloni afferma che si vuole adottare qualche idea nuova per cambiare rotta sul fronte scuola, ad esempio il potenziamento delle scuole paritarie e i voucher per le famiglie.

Anche altre parti politiche citano che il “merito” valorizzerebbe le competenze e i talenti degli individui contro una società dove l’uguaglianza cancellerebbe le differenze, come afferma il Senatore Calenda, aggiungendo che questa definizione è in realtà un “antidoto a una società appiattita sull’ignoranza“. Di contro, il sindacalista Maurizio Landini afferma che “il merito rischia di essere schiaffo in faccia per chi parte da una condizione di diseguaglianza“.

La scuola come ha reagito di fronte a questo ampliamento di nomenclatura?

Dal punto di vista scolastico, i docenti si sono scatenati sui social, riportando vari pensieri di figure illustri come Maria Montessori, Don Milani, Gianni Rodari…

Bisogna sottolineare le diverse attese e le evidenti differenze fra le varie scuole: parlare di merito in prima elementare è ben diverso dal parlarne in una scuola media o un liceo. Il mandato educativo conferito alle scuole consiste nella progettazione, nella realizzazione e nella gestione dei processi di apprendimento e, soprattutto, la costruzione e lo sviluppo della conoscenza.

In altri termini, la maggior parte dei docenti afferma che la scuola non dovrebbe premiare i “bravi”, ma dovrebbe premiare tutti, nessuno escluso, nella condizione di ottenere una buona formazione scolastica e civile. Nello specifico, la scuola non dovrebbe selezionare, ma contribuire alla crescita culturale proporzionalmente alle capacità dell’individuo intellettive e volitive.

Come realizzare il “merito” nel modo giusto?

Se riflettiamo bene, è possibile costruire una scuola inclusiva che non abbandoni nessuno e che permetta a chi è più meritevole di emergere. Anche chi non ha possibilità economiche e che, quindi, vede l’istruzione possibile solo a chi è più facoltoso in questo modo può essere riconosciuto come “eccellente”.

Se pensiamo che in Italia la maggior parte dei cittadini ha idee critiche sul nostro paese, ad esempio che è un “popolo di raccomandati”, che c’è la divisione tra classi sociali, che si lavora tanto ma non si viene mai premiati, allora bisogna fermarsi a riflettere sul perché inserendo, come in questo caso, una “valorizzazione al merito”, si generi una reazione così indignata.

Dobbiamo proiettarci su una questione che è più sottile e veritiera, cioè che è vero e giusto che nessuno debba rimanere indietro quando si parla di istruzione, ma è anche vero che se un individuo ha le capacità di avanzare più velocemente rispetto agli altri, è un aspetto da valutare e considerare.