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Elementi costitutivi dell’apprendimento motorio

Elementi costitutivi dell’apprendimento motorio

Prima parte

L’apprendimento, sul piano del movimento, riguarda l’acquisizione di capacità, che comportano un cambiamento, relativamente permanente, nella prestazione o nella potenzialità, del comportamento osservabile, derivante dall’allenamento o da una precedente esperienza nella situazione.
Esso riguarda, perciò, il perfezionamento delle capacità di eseguire un movimento adatto al conseguimento di uno scopo. Dal punto di vista della pedagogia psicologica, l’apprendimento motorio, che determina la modifica del comportamento, attiva funzioni di tipo psicomotorio, cognitivo ed emotivo, che investono la totalità antropologica della persona.
Ciò si determina, grazie ad un processo ideato, intenzionalmente, dall’insegnante, che utilizza particolari segnali comunicativi e informazioni in entrata (input), allo scopo di stimolare reazioni
in uscita dell’allievo (output), che si concretizzano in un comportamento o in una prestazione.

I PRINCIPALI FATTORI DELL’APPRENDIMENTO MOTORIO

I fattori che ci possono aiutare a capire come si impari ad essere abili e come sia possibile farlo meglio, possono essere catalogati in tre gruppi fondamentali: i processi generali di apprendimento, per la maggior parte delle persone, che interpretano e valutano le situazioni, le caratteristiche preliminari dell’apprendimento, le differenze individuali, le condizioni educative.

  • I processi generali, relativi all’apprendimento e alla prestazione presentano lo stesso andamento, adottano una decisione, prevedono un piano d’azione, lo eseguono e ne verificano i risultati raggiunti.
  • I processi, relativi alle differenze individuali sono riferiti alla personale modalità di comprendere le situazioni e di reagire alla loro azione stimolante. Le prestazioni possono variare da persona a persona, in base al livello di attitudini, di motivazioni, di controlli emotivi e di reazioni ansiose .
  • I processi messi in atto dalle condizioni e dai programmi educativi si realizzano, tramite la predisposizione di ambienti ed interventi didattici, finalizzati ad agevolare gli allievi a conseguire i loro obiettivi di apprendimento e i loro traguardi di sviluppo.

LE FASI DELL’APPRENDIMENTO MOTORIO


Paul Fitts e Michael Posner nella loro opera: Human performance, Belmont, California (Brooks/Cole, 1967) hanno identificato tre fasi dell’apprendimento di qualsiasi attività motoria: la fase conoscitiva, la fase associativa, la fase autonoma
La fase conoscitiva si presenta all’inizio dell’apprendimento, nella quale, l’allievo compie vari tentativi per capire il carattere dell’attività, che deve essere necessariamente appresa, per trasformare le direttive verbali dell’insegnante in comportamenti motori significativi.
La fase associativa è quella che segna il passaggio dalla fase iniziale ai più alti livelli di abilità In questa fase subentra la tecnica esecutiva, in cui l’allievo è in grado di passare in rassegna le informazioni con facilità e tiene conto dell’assemblaggio di alcune componenti fondamentali, per garantire l’armonia, l’economicità e l’efficacia del gesto, vale a dire : la precisione, la velocità, la durata, la coordinazione, la frequenza delle prove ripetute.
La fase autonoma è considerata la fase finale dell’apprendimento, in cui il comportamento è automatico e presenta un controllo cosciente minimo del movimento.

LE MODALITÀ DELL’APPRENDIMENTO

Sulle modalità dell’apprendimento motorio, per il cui approfondimento, si rimanda a pubblicazioni specifiche, sono state elaborate varie teorie da numerosi studiosi, alcune delle quali sono elencate qui, in modo sintetico.

Esse riguardano, principalmente :
– l’apprendimento per condizionamento classico, elaborato da I.P. Pavlov (1849- 1936), che genera una risposta condizionata, rispetto allo stimolo (stimolo-risposta),
– l’apprendimento per intuizione o insight , inteso come un’illuminazione improvvisa, proposto da W. Kohler (1887-1967),
– l’apprendimento per prove ed errori, basato sulla legge fondamentale dell’esercizio, sostenuto da E.L. Thorndike (1874-1949),
– l’apprendimento per imitazione o apprendimento sociale, elaborato da A. Bandura (1925-2021), il quale afferma che le persone imparano, osservando e imitando gli altri, esso è caratterizzato da spontaneità e naturalezza esecutiva, in cui l’allevo cerca di risolvere una situazione-problema, senza ricorrere a un modello
– l’apprendimento per analisi e comprensione del compito, la cui validità è affermata da E. Morin (1921) e H. Gardner (1943).

Attraverso questa modalità l’allievo cerca prima di capire, poi, di eseguire ed infine correggere il movimento. C’è, comunque, da sottolineare che le diverse forme concettuali, sopra elencate, non possono essere considerate in modo disgiunto, ma come un processo dinamico, in cui interagiscono diversi fattori ad esso collegati.

LE CAPACITÀ MOTORIE COINVOLTE

Le capacità motorie, coinvolte nelle varie fasi di apprendimento, rappresentano, nella fase evolutiva del soggetto, l’esplorazione e la scoperta del mondo, un’espressione del sé, rispetto al proprio corpo e al mondo delle cose e al mondo degli altri, (Piredda, 2024).
Esse riguardano: gli schemi motori e posturali (l’alfabeto del movimento), le capacità
coordinative e le capacità condizionali.
Gli schemi motori e posturali costituiscono, fondamentalmente, l’ABC del movimento (camminare, correre, saltare, lanciare, ricevere, rotolare, strisciare, arrampicarsi, assumere posizioni corrette, assetti della postura, ecc.) e rappresentano i prerequisiti strutturali e funzionali per lo sviluppo futuro di un vocabolario motorio ampio e vario, aperto all’incremento di abilità tecniche generali e specifiche, anche in campo sportivo.
Le capacità coordinative si riferiscono all’organizzazione, al controllo, alla direzione del movimento, all’organizzazione spazio-temporale dell’azione, ecc.). La letteratura specializzata
individua, generalmente, tre fasi evolutive della coordinazione motoria in:
→ fase della coordinazione grezza (approccio iniziale all’attività, in cui si cerca di eliminare coscientemente le azioni non volute),
→ fase della coordinazione fine (fase intermedia, caratterizzata dall’inibizione di stimoli superflui e di azioni associate),
→ fase della disponibilità variabile o fase autonoma (fase della destrezza e della raffinatezza esecutiva, in cui prevale l’aspetto tecnico stabilizzato e automatizzato, anche in condizioni esecutive difficili, variate e imprevedibili).
Le capacità condizionali, esprimono l’aspetto organico del movimento e sono legate ai processi energetici del lavoro muscolare. Le capacità interessate riguardano : la rapidità, la resistenza, la forza, la scioltezza articolare, ecc., che vanno, comunque, collegate con le capacità
coordinative.

AZIONI FRENANTI DEL PROCESSO DI APPRENDIMENTO ED ELEMENTI DI FRAGILITÀ NELL’AZIONE DIDATTICO-EDUCATIVA

Nella pratica quotidiana, l’evoluzione dei vari stadi del processo di apprendimento non sempre procede in forma lineare e senza intoppi; spesso, infatti, ne viene compromessa l’efficacia, in particolare, quando i ragazzi non riconoscono più l’esperienza dell’Educazione Fisica come esperienza significativa, che incide, notevolmente, sui compiti di sviluppo da svolgere.
Non di rado, intervengono, poi, dei fattori, che ne frenano il regolare sviluppo apprenditivo, per una serie di motivi, che riguardano l’inadeguatezza e l’efficacia della strategia didattica dell’insegnante, nonché il suo stile di insegnamento, troppo spesso centrato più su sé stesso che sul singolo alunno. Uno di questi fattori è legato alle richieste troppo elevate dell’insegnante, rispetto alle reali possibilità dei discenti i quali, dal punto di vista psicologico, utilizzano precisi meccanismi di difesa, che si trasformano in una posizione di rinuncia e in un rassicurante rifiuto all’esibizione (“non fare per non sbagliare”), per un senso di scarsa considerazioni delle personali capacità, come scudo difensivo, in grado di prevenire il pericolo dell’insuccesso e dal rischio di fare.

Un’altra ragione, che limita il desiderio/interesse/piacere degli allievi a svolgere attività di movimento e di migliorare il loro corredo di conoscenze e abilità, è determinato dalla ripetizione noiosa, continua ed insistente di Unità di Apprendimento sempre uguali, proposte, nei contenuti e nelle modalità esecutive, senza le necessarie variabili.
Le attività dovranno tener conto, infatti, di criteri di impostazione vivacizzanti e innovativi, che prevedano la partecipazione attiva dell’allievo, secondo una organizzazione didattica di tipo laboratoriale, con un suo coinvolgimento diretto nell’organizzazione, nella realizzazione e nell’autovalutazione dei processi e degli esiti finali di un iter formativo significativo.
Non bisogna, comunque, sottovalutare il fatto che, da parte dei ragazzi deve maturare la consapevolezza he, comunque, l’automazione di un gesto tecnico non è sempre piacevole, ma richiede, spesso, l’impegno a ripetere alcuni schemi esecutivi (i fondamentali), per automatizzarli, all’interno di un quadro d’insieme, in cui i nuovi apprendimenti si colleghino a quelli precedentemente posseduti.
È necessario, dunque, che l’insegnante utilizzi il buon senso pedagogico, in grado di conciliare, in modo realistico, l’istanza creativa ed innovativa, polivalente, multilaterale dell’attività, con la proposta tecnico-esecutiva, che preveda movimenti precisati, finalizzati e mirati anche al miglioramento delle qualità fisiche, tecnico e tattiche, necessarie a realizzare esperienze sportive specifiche (es. della pallavolo : palleggio, servizio, bagher, attacco, muro, ecc.).
Un ultimo dato da sottolineare, riguarda, infine, la considerazione che, un’azione di disturbo al processo di apprendimento è determinata dall’ambiente educativo poco stimolante, demotivante e scarsamente coinvolgente, in cui predomina un clima psicologo e sociale freddo, e soprattutto, uno stile di conduzione dell’attività didattica, distante, formalizzato e di tipo impositivo. Cambiare le condizioni ambientali in cui si svolge il lavoro può, dunque, alterare il quadro motivazionale, nonché i risultati e i traguardi di sviluppo, che esso tende a favorire.


Seconda parte

IL PIANO DIDATTICO DELL’INSEGNANTE PER FAVORIRE IL PROCESSO DI APPRENDIMENTO

Il piano didattico è la pianificazione sistematica dell’insegnante, il quale predispone le attività, le procedure e le condizioni idonee, che facilitano il processo di apprendimento, in una particolare situazione. A tal fine egli deve, realizzare un sistema didattico-educativo efficace, che renda il suo percorso didattico effettivamente applicabile e pienamente rispondente alla situazione reale in cui si trova ad operare, l’insegnante ha, dunque, l’esigenza di pianificare e personalizzare gli interventi, verificare : le strategie adottate, l’evoluzione del processo d’apprendimento, gli esiti finali del percorso preventivato

ANALISI DELLE AZIONI DA ATTIVARE

Il punto di partenza di ogni azione didattico-educativa dell’insegnante è l’analisi della situazione di partenza, riferita alla conoscenza delle caratteristiche di sviluppo e delle competenze acquisite dagli allievi.

È, quindi, necessario che egli si ponga queste precise domande :


Chi devo educare?

  • Quali sono le sue caratteristiche psicofisiche ? (età, sesso, caratteristiche socio-comportamentali,
  • Qual è il livello di capacità e abilità, la tipologia, delle esperienze motorie maturate, riferite alle
    capacità, alle abilità, alle conoscenze tecniche e tattiche, nonché il livello desiderio e motivazione
    ad apprendere, ecc.) ?
  • Possiede i prerequisiti strutturali e funzionali , per il conseguimento degli Obiettivi di Apprendimento e dei Traguardi di sviluppo ? Quali sono i Traguardi di Sviluppo da perseguire ?
  • In particolare potranno essere individuati le competenze attese, al termine di un percorso
    formativo significativo, che riguardano il sapere e il saper fare ragionato e consapevole, nonché il
    saper agire e il saper interagire all’interno del gruppo e con i compagni (asse dell’educazione).
    Quali sono gli Obiettivi Specifici di Apprendimento?
    Si tratta, in questo caso, di fissare alcuni assi di riferimento fondamentali, riferiti allo sviluppo e al
    consolidamento di conoscenze e abilità degli elementi fondanti dell’Educazione Fisica (aspetti
    morfologico-funzionali, competenze motorie generali, tecniche specifiche e precisate), abilità tattiche, evoluzione da una fase di coordinazione grezza a una fase di coordinazione fine e di disponibilità variabile: passaggio dal gesto semplice al gesto articolato.

Quali strumenti intendo impiegare?

  • L’analisi della situazione di partenza prevede che siano impiegati strumenti di rilevazione affidabili,
  • come i test, le osservazione sistematiche degli aspetti comportamentali, i questionari, il colloquio,
  • le domande, ecc.) .


Quale tipo di comunicazione devo usare ?
a) monodirezionale (a senso unico),
b) bidirezionale e circola
c) verbale,
d) visiva
e) cinestesica,
f) il tipo di feedback da adottare
g) empatica


Come intendo proporre le attività ?
L’aspetto metodologico è una delle componenti fondamentali dell’azione educativa, che riguarda:

  • il tempo utile per la strutturazione e la realizzazione delle varie Unità di Apprendimento ed, in
    particolare, il tempo dedicato agli allievi per lo svolgimento del compito,
  • lo stile di conduzione dell’attività didattica,
  • la gestione dei diversi gruppi di livello,
  • la personalizzazione degli interventi, le forme di organizzazione (attività collettiva, attività
    individualizzata, lavoro a stazioni, ecc.),
  • la ricerca di forme di interazione adeguate ( cooperazione , alternanza di cooperazione e
    competizione nelle attività ludico-sportiva, ec. ).

Quali sono le modalità procedurali ?
Un modo utile di impostare il processo di insegnamento/apprendimento riguarda l’utilizzazione di accortezze procedurali, in cui l’insegnante preveda di adottare, preferibilmente, tra le forme di comunicazione sopra indicate, la comunicazione di tipo circolare, in cui l’insegnante emittente
renda possibile da parte dell’alunno ricevente, dopo la sua decodifica del messaggio, una informazione di ritorno comunicativo (feedback) che, in ambito motorio, si concretizza, poi, nell’esecuzione più o meno corretta dell’esercizio. Una strategia particolare efficace, in un approccio didattico centrato sull’attiva e convinta partecipazione dell’alunno, risulta la metodologia laboratoriale (preferibile alla metodologia coercitiva), che rappresenta una forma di didattica innovativa, un modo di procedere, coinvolgente, già sperimentato con successo in alcune realtà scolastiche . Tale metodologia operativa, infatti, permette all’allievo di svolgere un ruolo da protagonista principale del suo processo di crescita, maturazione e sviluppo, stimolandone la motivazione rinforzandone l’autostima, il senso critico, la capacità di autovalutazione, che si accompagnano all’interesse/desiderio di costruire, in prospettiva, attraverso l’educazione al movimento e col movimento , un personale progetto di vita.


Quali sono gli elementi e gli strumenti per la verifica finale (verifica sommativa) ?
L’oggetto della verifica finale riguarda principalmente l’esito finale di ogni processo didattico,riguardante l’aspetto cognitivo (il sapere), l’aspetto abilitativo-prestativo (il livello di padronanza = il saper fare) e l’aspetto socio-comportamentale (il saper essere e il sapersi relazionare con gli altri). Gli strumenti normalmente impiegati, sia per la valutazione formativa (che si effettua durante il processo di apprendimento), sia per la valutazione finale (che si effettua alla fine di ogni
itinerario formativo), sono: i test, l’osservazione sistematica, i questionari, il colloquio, ecc.

La valutazione dovrà tenere presente, naturalmente del punto di partenza (diagnosi conoscitiva in ingresso del livello di competenza personale, maturato da ogni singolo allievo), il grado del loro
coinvolgimento, il raggiungimento parziale o totale degli obiettivi, l’efficienza e l’efficacia delle procedure adottate. Le attività dovranno privilegiare criteri di impostazione vivacizzanti e innovativi, che prevedano la partecipazione attiva dell’allievo, secondo una organizzazionedidattica, con un suo coinvolgimento diretto nell’organizzazione, nella realizzazione e nell’autovalutazione dei processi e degli esiti finali di un iter formativo significativo.

Per consentire di realizzare un sistema didattico-educativo efficace, che renda il suo percorso didattico effettivamente applicabile e pienamente rispondente alla situazione reale in cuisi trova ad operare, l’insegnante ha l’esigenza di pianificare e personalizzare gli interventi, verificare le strategie adottate, l’evoluzione del processo d’apprendimento, gli esiti finali del percorso preventivato. Gli strumenti normalmente impiegati, sia per la valutazione formativa, che si effettua durante il processo di apprendimento, che per la valutazione finale, che si effettua alla fine di ogni itinerario formativo, sono: i test, l’osservazione sistematica, i questionari, il colloquio, ecc.). La valutazione dovrà tenere presente, naturalmente, del punto di partenza (diagnosiconoscitiva in ingresso del livello di competenza personale maturato da ogni singolo allievo), ilgrado di coinvolgimento degli allievi, il raggiungimento parziale o totale degli obiettivi, l’efficienza e l’efficacia delle procedure adottate.


Bibliografia

Leggi anche: Pasquale Piredda :“Gli elementi fondanti dell’Educazione Fisica e delle Scienze Motorie e
Sportive” IVVI EDITORE, 2023.