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Cara cultura: conoscenza e ricerca contro la smania del possesso e dell’utile

Cara cultura: conoscenza e ricerca contro la smania del possesso e dell’utile

Nuccio Ordine, Professore ordinario nell’Università della Calabria, attraverso il suo brillante saggio L’utilità dell’inutile, ci ricorda come sia un grande peccato voler per forza far prevaricare, ai nostri tempi, in un contesto già così frenetico e privo di riflessioni, l’ossessione di possedere, avere, fare e produrre, rispetto ai valori fondamentali di una cultura nostra così vasta e variegata, fatta di scuole università, arte, letteratura musica, creatività e libri.

La logica del profitto è sottolineata proprio come prioritaria, contro la difficile comprensione del valore dei “saperi inutili”. Saperi, ad esempio, che includono le discipline umanistiche, cultura che viene costantemente marginalizzata: risorse e fondi puntualmente vengono destinati ad altro, si investe sul tangibile, sul pratico. Il profitto la fa da padrone nel sistema e ciò che non è destinato a produrne viene condannato all’angolo.

La cultura civile ed umana: Letteratura, Libri ed Arte

Il disinteresse totale per la cultura si manifesta, ad esempio, nell’ambito letterario. In merito a questo, Nuccio Ordine, nel suo testo, riporta le bellissime parole destinate al doge Cristoforo nel 1468, con cui il Cardinale Bessarione accompagnava il lascito della sua importante biblioteca (quattrocentottanta due volumi greci e duecentosessanta quattro latini) alla città di Venezia.

“I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi, delle leggi, della religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime della nostra memoria. Tanto grande è la loro dignità, la loro maestà e infine la loro santità che se non ci fossero i libri, noi saremmo rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio”.

Spesso la logica del profitto non risparmia, purtroppo, nemmeno alcuni ambiti che dovrebbero appartenere soltanto alla categoria “cultura”( valori coincidenti con il sapere fine a sé stesso).

Ambiti e discipline umanistiche sempre più messe da parte rispetto alla discipline prettamente pratiche; istituzioni culturali come la scuola che, da contesti di formazione personale, divengono sempre più solo un tramite per il lavoro e, per ultimo, anche i musei, tesori della collettività, che si trasformano in sedi vive ed in attività solo se caratterizzate dal successo e dagli incassi, intorno a cui ruotano poi molte figure, come quelle dei collezionisti, non regolarmente spinti dal puro ed incondizionato amore per l’arte  e la cultura, ma piuttosto trasportati da finalità con risvolti economici e pratico-commerciali.

Valori economici VS Valori culturali: due generi di collezionisti agli antipodi

Una figura che appartiene al mondo dell’arte e dei musei, di cui ci parla il filosofo e storico polacco Krzysztof Pomian (Collezionisti, amatori e curiosi. Parigi-Venezia XVI-XVIII secolo), è proprio la figura del collezionista. La condotta di tale figura può essere divisa in due categorie:

  1. Quella in cui a prevalere è il lato affettivo, si può avere quasi una attrazione maniacale per il collezionare; sono ormai quasi più posseduti dalla passione che possessori.
  2. Quella in cui i criteri razionali economici sono prioritari, ovvero quei collezionisti che adottano una condotta razionale, che è quella che considera l’attività del collezionista come un mezzo per acquisire prestigio sociale e come fonte di guadagni; la sola ossessione del possesso ed un culto per il fine utile.

Due mondi opposti, dunque, si evincono: quello economico-razionale, basato su profitti ricavati da scambi più o meno fruttuosi e quello affettivo, quasi irrazionale, dettato dalla passione dall’interesse e l’amore puro e semplice per l’arte; vera esaltazione dello spirito, in difesa della libertà di conoscere e ricercare, prediligendo sapienza e virtù a dispetto dei soldi, del potere, del profitto e dell’utilitarismo sfrenato.


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Semplici “curiosi” e conoscitori veri

Pomian continua a spiegare altre differenze tra i collezionisti, tutte con uno sfondo che richiama alla divisione tra “utile ed inutile”. Sempre nell’ambito del collezionismo, si sofferma sull’opposizione tra i semplici “curiosi” ed i veri conoscitori:

  • Curiosi (che spesso si associano anche ai collezionisti razionali): sono coloro che accumulano disegni, dipinti e stampe quasi in maniera compulsiva e spesso sono coloro che parlano di cose che non capiscono. La loro curiosità è desiderio di possesso ma non solo riferito agli oggetti ammassati nella propria collezione, ma riguarda soprattutto voglia di ottenere successo e prestigio sociale, potere fama e denaro.
  • Conoscitori (associati ai collezionisti di animo irrazionale affettivo): questo tipo di collezionisti ha una evidente base culturale e amore per essa, tale che saprà giudicare anche con cognizione ciò che collezionerà. Conoscitori sono quelli che ammirano le opere e soppesano la loro bellezza , colgono i valori dell’”inutile” fini a se stessi, disinteressati e liberi da vincoli economici o vanto sociale; hanno argomenti fondati e generati dallo studio, sono principalmente interessati all’opera artistica nella sua complessità, al suo valore puramente intrinseco, tralasciando la mera e semplicistica pretesa di possesso.