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20 NOVEMBRE GIORNATA DEI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA

20 NOVEMBRE GIORNATA DEI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA

Diamo Voce ai Minori, Oggi e Sempre

Il bambino rappresenta un mondo a sé, con proprie esigenze, difficoltà e modalità di vita. Se in passato il suo ruolo era pressoché marginale all’interno della società, con l’avvento della postmodernità le cose sono radicalmente cambiate.

EXCURSUS STORICO SULLA CONCEZIONE DELL’INFANZIA

Nelle epoche passate, il bambino non era considerato una persona autonoma, ma spesso era visto come una “proprietà” dei genitori.

  • Antica Roma: Il bambino, come la moglie, era sottomesso al pater familias. L’educazione era appannaggio dei ceti più abbienti e mirava alla formazione di figure di spicco attraverso lo studio di discipline come il diritto, la retorica e la dialettica.

  • Medioevo: Questo periodo, incentrato sul rapporto tra scienza e fede, non diede grande rilievo alla figura del bambino.

  • Rinascimento: Si assiste a una rivalutazione dell’infanzia e alla necessità di porre l’uomo al centro. In quest’epoca, il bambino, attraverso l’educazione, doveva diventare l’adulto, il cittadino e l’uomo politico di domani. Ne “Il Principe”, Niccolò Machiavelli descrisse le conoscenze, le abilità e le virtù necessarie per un buon regnante. Qui si rintraccia una prima cellula del pensiero pedagogico.

LA NASCITA DELLA LETTERATURA PER L’INFANZIA E IL CONTRIBUTO DI MONTESSORI

La storia della pedagogia in Italia subisce un cambiamento radicale con l’affermarsi della letteratura per l’infanzia e dei romanzi di formazione. Un esempio su tutti è “Cuore” di Edmondo De Amicis, che per la prima volta fa di un bambino la voce narrante, oltre che protagonista, del romanzo in cui descrive la vita scolastica e sociale dell’Italia post-unitaria.

Il vero punto di svolta, circa la concezione del bambino, si ha però con Maria Montessori e le sorelle Agazzi.

Maria Montessori considerava il bambino parte attiva e centrale del processo di apprendimento, ponendo attenzione all’ambiente in cui vive. Il bambino deve essere libero di esplorare, di autoregolarsi e di operare con oggetti “a misura di bambino”. Il metodo montessoriano prevede che gli oggetti di uso quotidiano siano riprodotti in piccolo per permettere al bambino di usarli autonomamente e organizzare il suo spazio. La libertà in Montessori non è assenza di regole, ma autonomia nel fare. L’educatore interviene solo se strettamente necessario, seguendo il motto: “Aiutami a fare da solo”, per favorire l’autoapprendimento. Montessori fondò anche “La Casa dei Bambini”, un’istituzione che accoglieva i bambini in condizioni disagiate per offrire loro un’educazione e un futuro dignitoso.

LE SORELLE AGAZZI, LE “CIANFRUSAGLIE” E JOHN DEWEY

La pedagogia moderna, con le sorelle Rosa e Carolina Agazzi, focalizza l’attenzione sul valore affettivo di alcuni oggetti scelti dai bambini, chiamati “cianfrusaglie”. Il loro pensiero ha influenzato la nostra società anche perché coniarono l’espressione “scuola materna”. Il nome evocava l’idea di un’istituzione che fosse il prolungamento della famiglia, dove le educatrici richiamassero la figura materna e l’ambiente familiare. Le sorelle Agazzi sottolineano l’autonomia del bambino, che nel Museo Didattico custodisce gli oggetti che ritiene importanti.

Parallelamente, il pedagogista americano John Dewey rielabora una nuova idea di scuola in cui il bambino è protagonista. Il suo metodo applica la formula “Apprendere Facendo” (Learning by doing). La scuola, oltre a fornire nozioni, deve offrire diverse occasioni di apprendimento. Per questo Dewey creò il Laboratorio Didattico, una serie di attività extracurriculari per offrire al bambino ulteriori modalità per esprimersi pienamente.

LA NECESSITÀ DI RIMETTERE IL BAMBINO AL CENTRO

Oggi viviamo in una società satura di tecnologia e stimoli, che non sempre tiene conto delle esigenze profonde dei bambini. Le famiglie, sempre più prese e distratte dalla vita frenetica, rischiano di trascurare i bisogni primari dei più piccoli.

La pedagogia contemporanea deve rimettere il bambino al centro, prestando attenzione ai nuovi bisogni da soddisfare, come una maggiore educazione emotiva ed affettiva. È fondamentale considerare il pensiero di Daniel Goleman sull’intelligenza emotiva e insegnare l’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni degli altri. Dobbiamo aiutare i bambini a capire che la vita vera non è quella dei social, ma è fatta di valori da ricostruire.

È nostro dovere trasformare la società da tecnocentrica a società educante, che rispetti e dia la giusta importanza all’infanzia, troppe volte violata e deturpata da guerre e violenze.