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13 Novembre: Giornata mondiale della Gentilezza (Parte 1)

13 Novembre: Giornata mondiale della Gentilezza (Parte 1)

Celebriamo la gentilezza

Tanto gentile e tanto onesta pare”: così Dante Alighieri elogiò la sua amata Beatrice in un sonetto contenuto nel XXVI capitolo della Vita Nova, uno dei più chiari esempi dello stile della loda e della scuola stilnovista. “Gentile” è un attributo legato alla figura femminile che ha un significato diverso rispetto a quello attuale. La gentilezza, dagli echi provenzaleggianti, è il simbolo più elevato della nobiltà d’animo, status dei “fedeli d’amore” che si concretizza nell’ascesi spirituale grazie alla mediazione dell’Amore, impersonificato dalla donna-angelo. La Gentilezza nasce da un qualcosa che è naturale in noi; così come affermato da Dante, essa coincide con un vivo senso del destino e deve essere sostenuta e alimentarla sempre, per evitare che diminuisca fino a scomparire.

Il 13 novembre è la Giornata mondiale della gentilezza, il World Kindness Day. Istituita nel 1998 e arrivata in Italia nel 2000, investe in buone pratiche di inclusività, sviluppo sostenibile e generosità: un modo per ricordarsi che essere gentili non solo si può, ma si deve. Un evento particolarmente caro che ci consente di riflettere su un tema sul quale c’è ancora molto da fare per farlo diventare protagonista virtuoso della quotidianità. Ma, di anno in anno, è incoraggiante notare che qualcosa si muove e che c’è maggiore consapevolezza nel ritenere la gentilezza la ricetta della felicità!

Perché la giornata mondiale della gentilezza si celebra il 13 Novembre? Tale data è stata scelta perché è la data d’inizio della conferenza del World Kindness Movement, svoltasi a Tokyo nel 1997, che portò alla firma della Dichiarazione della Gentilezza. La Giornata Mondiale della Gentilezza fu tuttavia ufficializzata nel 2000, in occasione della 3° conferenza annuale del Movimento Mondiale della Gentilezza. Ad oggi il Movimento conta 27 nazioni aderenti, che si riuniscono ogni anno per parlare di progetti condivisi e sviluppo sostenibile.

Il Movimento Italiano per la Gentilezza

L’Italia ha aderito nel 2001, con il Movimento Italiano per la Gentilezza, che ha sede a Parma. L’obiettivo dell’associazione è la promozione di uno stile di vita che metta al centro la comunità, per diffondere un’idea di progresso condivisa e una convivenza basata sull’armonia e sull’empatia.

Attenzione è stata posta anche sulla scelta del colore della gentilezza. Il colore scelto è stato il viola, un colore che nasce dall’unione del blu (profondità) e del rosso (concretezza) che ben identificano la gentilezza. Per questo motivo, il 7 Dicembre 2019, l’Assessore alla Gentilezza Erina Patti, del Comune di Quincinetto (TO), ha immaginato e poi inaugurato la prima panchina viola della gentilezza.

Cosa vuol dire essere gentili

La gentilezza è un atteggiamento che implica ascolto, rispetto, comprensione e fiducia verso l’altro, nulla a che vedere con forme superficiali di cortesia o formalità, con il buonismo. Le persone gentili sono accomodanti e calme, umili e semplici, provano una grande empatia nei confronti dei sentimenti altrui e sono disposte ad aiutare e far sentire a proprio agio chi le circonda.

La gentilezza è una forma di intelligenza, una capacità speciale che non tutte le persone possiedono. Spesso la vita di tutti i giorni è molto frenetica e non ci lascia il tempo di riflettere prima di agire. A volte non ci rendiamo conto di ciò che facciamo o usiamo dei modi che, soltanto quando ormai è troppo tardi, ci accorgiamo essere sbagliati. La gentilezza invece ci insegna l’esatto contrario: a volte è così bello ricevere anche un piccolo gesto gentile da qualcuno che ci è vicino o inaspettato per tornare a sorridere anche nelle giornate più tristi.

Purtroppo a volte l’odio e la cattiveria prevalgono sulla gentilezza e ce lo dimostrano le continue guerre e gli eventi che accadono intorno a noi: trattare gli altri con cortesia ed essere gentili ci aiuterebbe sicuramente a vivere in un mondo migliore e sicuramente, in questo modo, anche gli altri sarebbero gentili con noi.

Essere gentile vuol dire avere la capacità di essere premuroso con qualcuno ed essere rispettoso del prossimo, è la capacità di “far star bene gli altri”, un modo per contribuire al benessere emotivo di chi ci circonda.

Una sola forma di gentilezza?

C’è la gentilezza nei piccoli gesti quando fai qualcosa per qualcuno a cui vuoi bene, solo per vederlo sorridere. Poi c’è la gentilezza nei modi: già soltanto parlando con voce bassa, calma e dicendo un semplice “grazie” e “prego”, trasmettiamo gentilezza. “Le parole gentili sono brevi e facili da dire, ma la loro eco è eterna”- Madre Teresa di Calcutta. Infine c’è la gentilezza d’animo, che purtroppo non appartiene a tutti, ma soltanto alle persone dotate di grande sensibilità ed eleganza.

La gentilezza sta nei piccoli gesti, in quel modo di essere e relazionarsi con gli altri con la massima umanità: essa è un dono, un pregio, un qualcosa di spontaneo e non forzato.

Tutto ciò può sembrare naturale ma, in realtà, non è così scontato ricevere un saluto, un “buongiorno” e un “come stai?”. Perché tutto questo? Perché troppo spesso la dinamica del successo, del potere e della concorrenza ci porta ad essere “pratici”, rinunciando a volte alle buone maniere e, cosa ancora più importante, saltando totalmente il passaggio di porci nella condizione dell’altro. Si punta esclusivamente al tornaconto personale.

Eppure inviare o ricevere messaggi gentili ha un impatto immediato sul nostro spirito e ci rende più predisposti al sorriso durante la giornata. Praticare gentilezza è dunque il primo gesto per migliorare la qualità della vita e contribuire alla gioia dell’altro. Queste piccole azioni, che sembrano un aspetto legato all’istinto o alla condotta morale, hanno in realtà delle ricadute fisiologiche importanti anche sul nostro organismo.

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