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Napoleone ha davvero rubato la Gioconda?

Napoleone ha davvero rubato la Gioconda?

La Gioconda di Leonardo da Vinci è il diamante della collezione del Museo del Louvre a Parigi. Tantissimi turisti si accalcano davanti a questo famoso dipinto ogni giorno, per osservare il suo sorriso enigmatico e il suo sguardo che non ti abbandona mai. L’autore Leonardo da Vinci è uno dei più famosi e geniali artisti italiani del Rinascimento e dipinse la Gioconda in Italia. Quindi negli anni molti si sono chiesti come possa questo capolavoro essere arrivato in Francia. Su questo argomento vi sono le più disparate dicerie e la più famosa è sicuramente quella che fu Napoleone a rubarla.

Ma andiamo per gradi: nel 1513 Leonardo si trasferì a Roma, in occasione dell’elezione di papa Leone X, il primo papa Medici. L’artista sperava di avere incarichi importanti per il tramite del suo protettore Giuliano de’ Medici, fratello del pontefice. Rimase a Roma tre anni, durante i quali proprio per Giuliano dipinse il ritratto di Monna Lisa, che viene identificata generalmente con Isabella Gualandi, una donna napoletana che aveva una relazione con il Medici.

Il Vasari, però, ci informa che il ritratto fu probabilmente iniziato assai prima a Firenze (1503-1506), come ritratto di Monna Lisa Ghereardini, consorte di Francesco del Giocondo. Il dipinto, mai terminato, dovette quindi essere modificato nel soggiorno romano. Nel 1517 Leonardo si recò in Francia al servizio del re Francesco I, che lo onorò con il titolo di premier peintre, architecte, et mecanicien du roi, con una pensione di 5.000 scudi. Leonardo portò con sé la Gioconda, che quindi arrivò in Francia non come furto ma probabilmente come regalo al re, dallo stesso artista che l’aveva realizzata.

Il furto della Gioconda

La Gioconda venne realmente rubata il 5 agosto 1911 da Vincenzo Perugia, un emigrato italiano che lavorava nel museo. Questi era convinto che il dipinto appartenesse allo Stato Italiano e che non dovesse restare in Francia. Quindi, aveva staccato la tela e se l’era messa sotto il cappotto. Quando cercò di venderla ad un mercante d’arte di Firenze venne scoperto e catturato. La Gioconda fu esposta in tutta Italia, prima di tornare al Louvre nel 1913.

Napoleone comunque fece saccheggiare l’Italia senza scrupolo alcuno negli anni della sua conquista dal 1797 al 1815. Opere come le famose sculture del Laocoonte o della Venere Capitolina, quadri di Tiziano, Guercino, Guido Remi, Veronese e di tanti altri. Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, durante il Congresso di Vienna del 1815 venne ordinato alla Francia di restituire le opere sottratte.

Antonio Canova fu incaricato da papa Pio VII di occuparsi del recupero delle opere saccheggiate a Roma e nei centri culturali dello Stato Pontificio. Lo sculture, nelle vesti di ambasciatore, catalogò ed imballò tutte le opere che dovevano fare ritorno nello Stato Pontificio ed in città come Milano, Firenze e Venezia. Il 2 ottobre 1815 iniziò la restituzione delle opere sottratte.

Ancora oggi, tuttavia, ne mancano tante all’appello, in quanto non esisteva alcuna lista di ciò che è stato trafugato e Canova dovette affidarsi principalmente alla sua memoria.


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