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Il cambiamento e il coraggio di affrontarlo

Il cambiamento e il coraggio di affrontarlo

“Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta. Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare” (Sir Winston Churchill)

La fase più difficile di ogni viaggio è la partenza: una volta in moto, una direzione la si trova. L’ostacolo più grande è proprio cominciare a mettere un piede dopo l’altro, qualsiasi progetto si stia realizzando, personale o professionale. Una volta iniziato, le cose avranno il loro corso; ma fino ad allora rimaniamo fermi con le nostre idee in mano, e le idee servono a poco se non sappiamo trasformarle in azioni.

“Volere è potere!”: quante volte ce lo siamo sentiti dire? Sembra una frase stimolante, che sprona ad agire, ricordandoci le nostre potenzialità. Magari vogliamo cambiare lavoro o prendere una decisione importante che riguarda la nostra relazione sentimentale, a volte sentiamo l’esigenza di cambiare il nostro stile di vita. Possono essere vari i desideri e tanti i progetti che ci troviamo ad immaginare.

Il problema si pone quando, nonostante il forte desiderio, il cambiamento non arriva perché tendiamo a procrastinare, a rimandare, o fuggire, rimanendo, così, bloccati. Non si cambia, ma non ci si arrende all’idea di restare dove siamo. È in questa fase, e dopo numerosi tentativi falliti, che si rischia di cadere nella trappola dell’autocritica. Ci si mette quindi in discussione, non ci si sente all’altezza, si mettono in dubbio le proprie capacità.

La sfida più importante? Stare in equilibrio

Vivere intensamente significa conoscere se stessi. Problemi e sofferenze non sono qualcosa da combattere e rifiutare, ma fanno parte di una vita vissuta pienamente, e dobbiamo imparare ad accettarli ed a guardarli con altri occhi, a dare loro significati più profondi rispetto alle etichette superficiali che siamo abituati ad appiccicargli.

Stare fermi è il peggiore degli errori. Quando ci fermiamo tendiamo ad accumulare sofferenze; se, invece, ci muoviamo magari proviamo dolore, ma ad ogni centimetro percorso acquisiamo nuove consapevolezze.

Diventare consapevoli significa risvegliare ciò che davvero c’è in noi, imparare a darci ascolto per vivere una vita che ci corrisponda, fare silenzio ed ascoltarci. Il silenzio non è un vuoto inquietante, ma un’occasione per ascoltare i nostri suoni interiori. Il silenzio non è muto: attraverso esso si possono dire tante cose; spesso dobbiamo cercarlo, non per voltare le spalle al mondo, ma per osservarlo e comprenderlo.

È umanissimo a volte sentirsi sconfitti o stravolti dal dolore. I sentimenti negativi fanno parte della vita e sono un dono; l’importante è riuscire a diventare osservatori di noi stessi, consapevoli dell’esistenza di questi passaggi nella nostra mente, nel nostro corpo, nel nostro cuore. In tal modo si ha una nuova possibilità: una volta attribuito un significato agli eventi, cominceremo a pensare ad un piano d’azione che avrà in ogni caso un’intenzione.

Una nuova possibilità: il colloquio motivazionale

Più di duemila anni fa Socrate affermava: “Non sono importanti le risposte che trovate, ma le domande che vi fate”. Per andare realmente in profondità, e creare consapevolezza, dobbiamo porci delle domande profonde, delle domande scomode, di cui non conosciamo ancora la risposta. Saranno loro a guidarci, insieme all’intuito: “Che cosa c’è di buono in questa cosa che mi sta capitando? Che senso posso dare a questo evento? Che cosa vuole comunicarmi tutto questo?”.

Sentire un forte desiderio di cambiamento è fondamentale, ma non basta. È essenziale comprendere cosa sta succedendo e cosa ci frena nella corsa verso l’obiettivo.

Per fare questo, ci viene in soccorso il colloquio motivazionale. Questo rappresenta un’occasione per porsi in un atteggiamento di accoglienza verso se stessi ed i propri limiti. È un modo per imparare qualcosa su di sé prestando attenzione a ciò che si fa e ascoltando quello che si dice quando si parla di sé.

Attraverso la tecnica del colloquio motivazionale è possibile esplorare quella che viene definita l’ambivalenza, ovvero la sensazione di essere bloccato senza riuscire a muoversi né in una direzione né nell’altra. Grazie ad esso, è possibile far luce sui personali vantaggi e svantaggi del cambiamento, sui valori che guidano le scelte, sui vantaggi che il non-cambiamento offre, individuare i propri punti di forza e le risorse personali che permetteranno di raggiungere il cambiamento desiderato, trovando la soluzione più adatta per il singolo individuo.

Il colloquio motivazionale ci accompagna e ci guida, ricordandoci che il cambiamento, se progettato con attenzione e strategia, è alla portata di mano di ognuno di noi. Con questa modalità di colloquio si cerca di favorire nella persona lo sviluppo di un’adeguata consapevolezza del problema e di incrementare la motivazione al cambiamento. L’atteggiamento del professionista è un atteggiamento maieutico, che accompagna il cliente/utente in un percorso in cui è lui stesso a far emergere le ragioni per cui potrebbe valer la pena impegnarsi per un cambiamento, in un clima di collaborazione e accettazione.

La finalità di questo modello di colloquio non è quella di convincere le persone a cambiare in una determinata direzione, piuttosto quella di aiutarle a prendere una decisione consapevole ed in linea con i propri valori. Per questo motivo, il colloquio motivazionale può risultare utile anche in situazioni in cui non c’è chiaramente una scelta giusta o sbagliata, come ad esempio decidere se cambiare lavoro oppure se lasciare il proprio partner. Nello spirito del colloquio motivazionale il cambiamento viene favorito mettendo al centro quello che la persona riesce a far emergere, facendo riferimento a quanto già affermava Pascal: “le persone si lasciano convincere più facilmente dalle ragioni che esse stesse trovano piuttosto che da quelle scaturite dalla mente altrui”.


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Gli “ingredienti” del cambiamento

Risulta fondamentale porre l’attenzione sui fattori del cambiamento: l’importanza del cambiamento stesso, la fiducia nelle nostre risorse e la disponibilità a cambiare. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta:

  •  l’importanza del cambiamento, ovvero l’importanza che attribuiamo al raggiungimento dell’obiettivo. È fondamentale individuare le ragioni del cambiamento, le conseguenze del non-cambiamento ed i sentimenti associati. Soffermarsi a riflettere su idee ed emozioni darà l’occasione di comprendere perché mettere in atto il cambiamento può essere la decisione giusta;
  • la fiducia nel cambiamento, ossia il grado in cui riteniamo di essere capaci di raggiungere l’obiettivo. Lo studioso Albert Bandura introdusse il concetto di “autoefficacia” riferendosi a quanto ci aspettiamo di avere successo nel fare qualcosa. Le idee che abbiamo sulle nostre risorse e capacità sono un fattore predittivo del nostro successo: se pensiamo di potercela fare, abbiamo più probabilità di riuscire;
  • la disponibilità al cambiamento: quanto si è disposti a mettersi in gioco per riuscire a cambiare? Quanto si è pronti a fare tutto il necessario per portare a termine il proprio progetto? È necessario essere pronti ad allenarsi per sviluppare nuovi automatismi.

Rivedere e ritoccare il piano di azione, fare aggiustamenti e modifiche sarà stimolante e gratificante e ci avvicinerà rapidamente verso l’obiettivo desiderato.

Concentrarsi su ciò che si può fare, invece che su ciò che si sarebbe dovuto fare: questo è ciò che può rivelarsi davvero utile nella strada verso il successo e la realizzazione personale.

Accettare la sfida del cambiamento

Per arrivare a sentirci più sicuri, l’unica strada è accettare la sfida, alzare l’asticella, stare al gioco. Sfidare la propria insicurezza porta a mettere in campo risorse ed energie che non avremmo forse nemmeno immaginato di possedere.

La vita a volte ci provoca, ma è proprio in quei momenti che possiamo tirare fuori il nostro vero potenziale, abbracciando la possibilità di cambiare mentalità per andare avanti.

Che cosa conferisce valore a qualcosa? La fatica ed il tempo che impieghiamo per raggiungerla. Ogni situazione può prendere la strada che desideriamo se confidiamo nel tempo e crediamo in ciò che facciamo. A prescindere da ciò che racchiude il nostro presente, dovremmo lasciarci andare al fluire dell’esistenza, piuttosto che contrastarlo. La paura non per forza ci paralizza, come spesso accade, ma può anche essere uno stimolo: bisogna imparare a canalizzarla, attraverso l’intelligenza emotiva.

L’intelligenza, infatti, non è solo questione di QI (quoziente intellettivo), ma anche di emozioni. Imparare a gestirle non significa limitarle, ma prenderne atto, sprofondare anche in esse, per poi riemergere, indirizzarle in base alla direzione che vogliamo imprimere alla nostra vita, ed agire di conseguenza.

Cosa possiamo fare per imparare a governare le nostre emozioni – e, in particolare, quelle negative? La prima cosa che dobbiamo fare, dopo esserci ascoltati ed accettati, è cambiare atteggiamento.

Facciamoci forza e tiriamoci sù: schiena dritta, petto in fuori, testa alta, mento volitivo!

Guardiamo il mondo davanti a noi! Quando avremo cambiato atteggiamento e ci saremo aperti a nuove opportunità, dovremo concentrarci sul dirigere la nostra attenzione verso le possibili soluzioni, spostando il focus dalle cose negative a quelle positive.


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Diventiamo artefici della nostra vita!

Possiamo concludere affermando che siamo tutti in cammino e non possiamo mai considerarci arrivati.

Il cambiamento è un rischio necessario: cambiare non è una scelta, ma è una necessità. Non possiamo vivere la nostra esistenza senza abbracciare l’idea del cambiamento e limitando le scelte a schemi collaudati, perché ciò che andava perfettamente ieri, potrebbe non funzionare oggi. Il cambiamento non deve essere inteso come una totale trasformazione di qualcosa, ma come la sua evoluzione, ovvero un mutamento graduale in positivo. Il cambiamento è un evento necessario per aumentare la nostra resilienza di fronte alle avversità della vita, per comprendere e sviluppare le nostre capacità e la nostra autostima, per acquisire consapevolezza di noi stessi e del mondo.

“Cambiare” è un processo che non può avvenire dall’oggi al domani, e che non finirà mai di rigenerarsi in noi. Se non cambiamo non cresciamo, se non cresciamo probabilmente non stiamo del tutto vivendo.

Qualsiasi cambiamento ci ritroviamo ad affrontare ci porterà sempre qualcosa di nuovo. Nel peggiore dei casi, avremo guadagnato in esperienza e consapevolezza per fare meglio in futuro.

È importante imparare ad essere lucidi nell’affrontare le situazioni che la vita ci pone davanti, perché la vita non è quello che ci accade, la vita è come reagiamo a quello che ci succede!