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Burnout e personalità: L’iridologia come metodo olistico per sostenere la persona

Burnout e personalità: L’iridologia come metodo olistico per sostenere la persona

“Bellezza è l’eternità che si contempla in uno specchio; e noi siamo l’eternità e noi siamo lo specchio” (Kahlil Gibran).
L’iridologia è un metodo che fornisce all’iridologo-naturopata la possibilità di valutare il quadro energetico-costituzionale del soggetto in relazione al suo stato di salute e agli eventuali carichi tossinici che possano generare squilibri di tipo fisico, energetico  o emozionale.

L’iride, infatti, ci rivela attitudini, tendenze e aspetti psico-emotivi, donandoci una mole di dati e di informazioni che necessitano di essere compresi, valutati ed inseriti in una visione olistica che sia in accordo con la storia personale dell’individuo  preso in esame.

Nell’iride possiamo addirittura “leggere” alcuni aspetti dell’intera famiglia del soggetto preso in esame. Ecco che possiamo definire l’iridologia quella disciplina che studia i fenomeni dell’occhio. Col termine “fenomeni” indichiamo ciò che si manifesta, appare, si mostra per poter essere “letto” in un contesto interdisciplinare ed olistico, in una modalità integrata.

Iridologia e mappa iridea

Colori, strutture, architetture, anomalie e molto altro sono ciò che appare nella “mappa iridea”, ossia nella descrizione e valutazione dell’occhio secondo le regole e lo studio di questa affascinante disciplina.

Benché sia pur vero che, come si afferma in PNL, “la mappa non è il territorio”. L’iride ci può offrire la possibilità di osservare “più distretti psico-corporei”, basti pensare che essa sia connessa con il sistema nervoso centrale attraverso connessioni con l’asse PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) ed il sistema neurovegetativo. In particolar modo, con l’ipotalamo, che diventa la “chiave di volta” nell’iridologia psicosomatica.

Questo perché l’ipotalamo fa parte sia del sistema neurovegetativo sia del sistema limbico, un insieme di strutture nervose deputate alla genesi di emozioni atte alle esigenze bio-psico-evolutive dell’essere umano. 

Per tale motivo è interessante porre in correlazione lo studio dell’analisi iridologica col fenomeno del burnout: in questa fitta rete neuro-cognitiva, che si palesa nell’iride, vi sono informazioni che possiamo ricondurre alle nozioni più importanti e nobili della Medicina Tradizionale Cinese e della Floriterapia.

Iridologia e burnout

Lo studio della sindrome del burnout dal punto di vista del naturopata-iridologo può aiutare a comprendere meglio le variazioni di forma e reattività dello stato neuro-vegetativo e psico-emotivo della persona.

A tal proposito, in iridologia, spesso, si possono riscontrare alterazioni della zona intestinale nel soggetto Larch: infatti questo tipo psicologico può avere alterazioni a carico dell’intestino tenue o della circolazione linfatica, può essere coinvolta anche la colonna vertebrale, soprattutto con disturbi al livello della dodicesima vertebra dorsale.

Altro aspetto importante da indagare è il fegato: il tipo psicologico Beech soffre di problematiche epatiche che possono manifestarsi sia nella costituzione mista sia nella costituzione ematogena (incline a dismetabolismi epatici, carenza di ferro e vitamina B12).

In caso di burnout è sempre bene indagare l’intestino anche con l’esame iridologico. L’intestino è, infatti, il nostro “secondo cervello”, capace di elaborare informazioni e di percepire (a livello viscerale) qualsiasi cambiamento dello stato emozionale individuale. I’intestino, inoltre, è sensibile al cambiamento dei livelli di serotonina, di melatonina e, a sua volta, produce ormoni. Un’attenzione particolare va prestata alla disposizione neurogena: questi soggetti hanno una debolezza del sistema nervoso, sono inclini spesso  ad esaurimenti,

Insonnia, emicrania, possibili psicosi (se si presentano schiacciamenti pupillari) spesso cadono in un loop in cui vi è un’eccessiva valutazione degli eventi, in cui il pensiero interferisce con i sentimenti.

Locus of control ed esaurimento emotivo

Studi recenti sottolineano che una situazione di stress lavorativo può indurre il soggetto a ridurre il proprio locus of control portandolo ad esaurimento emotivo, ad una valutazione negativa di sé, che a sua volta, se prolungata nel tempo, può portare a cambiamenti nella sfera affettiva ed eventualmente alla depressione (Santinello, Negrisolo, 2009).

La disposizione vegetativo spastica porta il soggetto a patologie quali coliti, cefalee, crampi muscolari, dismenorree, asma bronchiale, ipertensione diastolica, spasmi epato-biliari, vertigini, tachicardia; astenia in caso di sudorazione, diarrea e vomito. Questi soggetti presentano bassa soglia del dolore e iperestesia da carenza di magnesio.

Disposizione turbolinica in iridologia

La disposizione tubercolinica, invece, è caratterizzata dalla presenza nell’iride di fibre connettivali ondulate definite “capelli di bambola”, dal ponte, dalla troika (segno sclerale caratterizzato da tre vasi paralleli, di cui i due esterni grossi e quello centrale più sottile) e dalla presenza di una lacuna a medusa.

Questa disposizione è particolare perché implica alcuni aspetti da indagare sul piano psicoemotivo ed energetico, oltre che fisico. Il tubercolinico, sul piano psichico, desidera sempre emozioni nuove, mostrando insoddisfazione per tutto ciò che è ripetitivo. Il tubercolinico desidera sempre approcciarsi a relazioni nuove ma spesso ha sbalzi di energia e di umore, oltre che alterazione delle vie respiratorie.

Disposizione tubercolinica e burnout

Ecco dunque che il soggetto colpito da burnout può essere una persona particolarmente sensibile, tubercolinica, amante dei nuovi cambiamenti, dedito spesso alla ricerca interiore ma anche astenico fisicamente, con scarse riserve energetiche, quindi incline all’esaurimento psicofisico.

Questi soggetti hanno bisogno spesso di riposo, aria pura (mare o montagna), la monotonia del lavoro può esaurirli, ma al contempo chiedono che i propri tempi vengano rispettati. In breve, sono soggetti con difficoltà relazionali e spesso percepiscono l’ambiente come ostile, incapace di comprendere le proprie dinamiche interne, ciò gli induce ad approcciarsi a droghe o alcool.

Nei soggetti colpiti da burnout, si nota come vengano meno le risorse personali, sociali, economiche e organizzative, di fronte alle richieste dell’ambiente di lavoro (e dunque a causa dello stress). È proprio l’interazione col contesto lavorativo che genera uno stato di minaccia alle risorse personali o una continua perdita che, se prolungata, porta a burnout.

Il tubercolinico potrebbe andare verso la depersonalizzazione, come tentativo di minimizzare il dispendio di risorse emotive, a discapito, però, della relazione col paziente e con pesanti conseguenze di perdita personale. La depersonalizzazione si accompagna spesso alla percezione di inefficacia lavorativa, bassa autostima, scarsa realizzazione professionale e coinvolgimento nel proprio lavoro.

Burnout e resilienza

In questi soggetti sarebbe opportuno lavorare anche sull’aspetto psicologico della resilienza, ossia su quel tratto della personalità in cui convergono fattori cognitivi, emotivi, famigliari, sociali, educativi, esperienziali, maturativi che con la loro azione sinergica mobilitano le risorse dei singoli e dei gruppi, rendendoli capaci di resistere agli stress, trovando risposte flessibili di adattamento e di ricostruzione di sé.

Fattori tipici della resilienza sono il rispondere con strategie attive alle difficoltà, orientandosi verso il compito, invece che ripiegarsi su se stessi, la disponibilità a cambiare e la capacità di dare significati nuovi agli eventi traumatici o difficili (Sandrin, 2013).

Diatesi iridologiche a rischio

Altri elementi interessanti riguardante le diatesi sono, per esempio:

  • la difficoltà di eliminare tossine nella diatesi essudativa (il burnout è una sorta di situazione in cui le “tossine mentali” influenzano il metabolismo fisico).
  • la diatesi acido-urica, in cui lo sviluppo di una calcolosi si potrebbe ricondurre alla profonda frustrazione data dalla difficoltà in ambiente lavorativo (secondo l’energetica cinese, infatti, la vescicola biliare è legata proprio al fenomeno della frustrazione).
  • la diatesi discrasica, ricca di macchie, ci riporta al simbolismo del “rimanere cristallizzati all’interno di un evento”, incapaci di metabolizzarlo (in questo caso si hanno problemi nella funzionalità di fegato e pancreas).
  • nella diatesi lipidica o colesterinica vi è invece il rischio di sclerosi, ossia una mancanza di elasticità che denota incapacità di adattamento verso gli eventi e le sfide della vita.
  • infine, la diatesi allergica, in cui gli aspetti di intolleranza e allergia ci riconducono al significato di rifiuto o repulsione verso una situazione che non possiamo più sopportare, rendendoci intolleranti (Beech).

Conclusioni

Il burnout è una sindrome complessa che spegne la persona da dentro, portandola alla depersonalizzazione e al rifiuto per il proprio lavoro. Questo tema, così attuale in questo periodo, ci porta a riflettere su quanto siano importanti gli strumenti cognitivi per far fronte agli stressor, vedendo in ogni situazione stremante e difficile la possibilità di crescita, attraverso lo sviluppo di risorse personali e della propria capacità di essere resilienti.

Credo che l’uomo debba ispirarsi alla natura, perché nella natura vi sono le risposte più vere: se una formichina incontra un sasso sulla strada gli gira intorno e continua il suo cammino, se un albero nasce vicino alla roccia gli cresce a fianco.

Allo stesso modo, il fiume scorre attorno al tronco che ostacola il suo corso. L’insegnamento che ci giunge è chiaro: dovremmo imparare ad adattarci a tutte le circostanze della vita, superandole con pazienza ed entusiasmo. Ogni evento difficile risulta la nostra più grande opportunità di crescita, ogni momento in cui si vive la notte buia dell’anima (fase Sweet Chestnut, con angoscia profondissima), si ha la possibilità di risorgere, si ha la vera resa, quella consapevole, quella che ci conduce alla trasformazione interiore.