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Colossi del Web e Garante Privacy combattono il Revenge Porn: i primi interventi

Colossi del Web e Garante Privacy combattono il Revenge Porn: i primi interventi

Cos’è il Revenge Porn

“Revenge Porn” è una espressione della lingua inglese che indica la pubblicazione in internet di video con contenuti sessuali senza il consenso di uno o più partecipanti. Le finalità possono essere molteplici (vanto, goliardia, superficialità), ma molto spesso attengono alla vendetta personale nei confronti di uno dei partecipanti al video. Da qui l’utilizzo della terminologia inglese “porno vendetta”. A nulla rileva che le immagini siano state registrate con il consenso del partner, giacché la diffusione di momenti intimi è ben altra cosa rispetto alla loro registrazione.

Il dilagare di questo malcostume (volutamente tralasciando la rilevanza penale del fatto) ha, purtroppo, raggiunto anche i più giovani. In questi casi la diffusione è effettuata senza neanche avere la reale percezione delle sue conseguenze. Superficialità e immaturità la fanno da padrone. La conseguenza principale è una larga diffusione di immagini a contenuti sessuali privati. All’incirca il 16% degli italiani ha prodotto almeno un video del genere nella vita, e la metà di loro lo ha condiviso con altri.


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I dati del Revenge Porn

Due milioni di italiani sono stati vittime di revenge porn, mentre sono 14 milioni le persone che hanno guardato immagini di pornografia non consensuale pubblicate nel web. Numeri che possono apparire poco significativi ma che ci dicono che il 4% degli italiani è vittima di revenge porn, mentre più del doppio (9%) conosce almeno una persona che ha subito una vendetta o ricatto a sfondo sessuale.

L’età media delle vittime è di circa 27 anni, di cui il 70% sono donne. Tra i dati più agghiaccianti c’è il convincimento che il fenomeno non costituisca reato, tanto che la metà delle vittime non presenta denuncia. Un’altra ragione per la quale non si denuncia è dettata dal tentativo di rimuovere il video attraverso un “fai da te”, ovvero una mediazione con l’autore della pubblicazione, fondamentalmente per l’imbarazzo che si prova in una situazione del genere. A ciò si aggiunge la sfiducia nel sistema giudiziario ed il timore di ripercussioni.

L’iniziativa a tutela delle vittime del Revenge Porn

Poiché la diffusione in rete è spesso effettuata per tramite di social network, appare di particolare interesse l’accordo tra il Garante per la Privacy e Facebook. La collaborazione tra i due ha dato vita ad un vademecum, “Revenge porn e pornografia non consensuale: i suggerimenti del Garante per prevenirli e difendersi” e ad un “Programma pilota sulle immagini intime non consensuali”.

Il fine

L’utilità di questa iniziativa non è soltanto quella di aiutare le vittime ad ottenere una più facile e veloce rimozione o anonimizzazione delle immagini caricate in rete. Attraverso la pubblicizzazione dell’iniziativa e la navigazione delle predette pagine, si cerca di insegnare alcuni piccoli accorgimenti per ridurre il rischio di tale avvenimento, ma soprattutto di aumentare il livello di sensibilità delle persone rispetto ai danni che è possibile provocare con tale comportamento.

Ciò può difficilmente raggiungere il cuore e l’anima di chi vuole vigliaccamente vendicarsi, ma ben può aiutare i più giovani che, come detto, spesso sono semplicemente presi dalla superficialità e dalla immaturità.

I primi risultati

L’iniziativa ha già avuto un primo risconto, ed il Garante ha recentemente emesso cinque provvedimenti a tutela di potenziali vittime di revenge porn. Alcune persone hanno infatti segnalato il timore di vedere pubblicate delle loro immagini. Il Garante si è così attivato presso Facebook, Instagram e Google, emettendo alcuni provvedimenti a tutela delle potenziali vittime. I colossi del web hanno immediatamente adottato tutti gli accorgimenti tecnici necessari ad evitare la messa in rete e la diffusione del materiale video (provvedimenti Garante privacy numero 9775414, 9775327, 9775401,9775948, 9775932).

Chiunque abbia il timore che proprie immagini a contenuto sessualmente esplicito possano essere pubblicate in rete senza il proprio consenso, può quindi rivolgersi al Garante Privacy. Questi, ricevuta la segnalazione, si attiverà tempestivamente per disporre il blocco preventivo nei confronti delle piattaforme indicate dal segnalante.

La segnalazione può essere proposta da chiunque interessato, anche minorenne, purché maggiore di 14 anni. Tale circostanza è di fondamentale rilievo per evitare che i minorenni siano esclusi da questa possibilità. Potrebbe, infatti, accadere che un minorenne preferisca correre il rischio di ritrovarsi in rete piuttosto che confessare ai genitori di aver girato dei video e di essere o temere di essere vittima di revenge porn. In questo modo si è data loro la possibilità di tutelarsi anche senza l’ausilio dei genitori.