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Verso una Scuola Diversa in una Società Diversa

Verso una Scuola Diversa in una Società Diversa

Oggi, più che mai, appare necessaria e urgente una proposta organica e strutturale, per una rimodulazione dell’assetto scolastico attuale, che superi l’ipertrofia burocratica vigente e i modelli d’intervento unidirezionali e conformisti imperanti, caratterizzata, perlopiù, dalla patologica bulimia di nozioni e da una diffusa anoressia di emozioni e di creatività.

Tale impostazione, a parte alcune singole realtà di buone pratiche,  soffoca, di fatto, la potenzialità degli impulsi  innovativi, centrati sulla sua funzione essenziale, che è quella di educare istruendo, orientando il suo intervento verso un processo di apprendimento vitalizzante, motivante e coinvolgente, finalizzato a promuovere la  crescita culturale ed umana delle nuove generazioni, che investano la totalità della persona, nelle sue funzioni intellettuali, cognitive, razionali, affettive, emotive, relazionali, corporee.

Una riqualificazione culturale della scuola, che risponda alle esigenze di una società in continua trasformazione, va impostata sui parametri di riferimento sopra delineati.

Ma ciò sarà possibile, soltanto, se viene messo in campo un impegno istituzionale serio, attraverso un intervento politico ed economico sostanziale, non occasionale o frammentato, che sia rivolto all’intera struttura del percorso formativo degli alunni nei vari gradi di istruzione.

Non è più accettabile,  come spesso succede, che l’innovazione si realizzi, tramite semplici circolari o la rivisitazione delle Indicazioni Nazionali per il curricolo, oppure tramite l’aggiornamento episodico degli insegnanti, sui contenuti disciplinari.

Scuola Diversa: Il Nuovo Profilo Professionale dell’Insegnante

Occorrono, allora, interventi radicali, che ne cambino la mentalità e i comportamenti, che ne rimettano, al suo giusto posto, l’importanza del ruolo e della funzione, che ogni ognuno è chiamato a svolgere.

La qualità dell’azione educativa, in una scuola rinnovata, è, infatti, legata alla sua capacità/volontà di responsabilizzare il suo operato, nella consapevolezza di essere investito  di un ruolo e di un intervento complesso e potenziato, che impone una nuova visione dell’impostazione didattica e metodologica, rispetto al passato.

Occorre, perciò, che la sua azione sia, sostenuta, incoraggiata e legittimata, attraverso un pieno riconoscimento sociale della sua funzione, che non può essere limitata all’aspetto trasmissivo dei saperi, legati ai contenuti  disciplinari, ma che lo coinvolga dal punto di vista cognitivo e socio-affettivo, nel difficile compito di  stimolatore, orientatore e animatore culturale.

Come afferma, giustamente, lo scrittore, giornalista e insegnante Giancarlo Visitilli, nel suo libro È bravo, ma potrebbe fare di più. Ha le capacità ma non le sfrutta, Bari, Progedit, 2021):

l’insegnante di oggi, invece, trascorre più tempo a correggere verifiche e test crocettati, o a dedicarsi ad altri adempimenti, che a dialogare con i suoi studenti in classe, per sperimentarsi continuamente, anche nel metodo, per fare della didattica “materia viva” della propria esperienza di lavoro, il terreno in cui cimentarsi, scoprendo di giorno in giorno proposte e “attrezzi nuovi.

Ne deriva la considerazione che , per garantire una migliora funzionalità del sistema di istruzione ed educazione, non saranno, più, sufficienti le competenze personali, nel campo della sua disciplina o dell’uso della nuova tecnologia, ma sarà fondamentale che egli si impegni nella  capacità/disponibilità a cogliere ed interpretare la condizione esistenziale di ogni singolo alunno, con un’azione di contagio psicologico, di tipo empatico, che ne alimenti la motivazione, l’interesse e il gusto di apprendere.

La scuola di oggi ha, quindi,  bisogno di insegnanti, che sentano ed esercitino responsabilmente ed autorevolmente la funzione di veri maestri, nei confronti degli alunni a loro affidati.

Ciò sarà possibile, solo se essi potranno disporre delle giuste condizioni ambientali favorevoli, per realizzare un progetto educativo in piena regola, in cui si possano fondere la cultura, la moralità professionale, la formazione continua, utilizzando  la personale credibilità, nel trasformare l’asse dell’istruzione nell’asse dell’educazione, cioè, il sapere e il saper fare (conoscenze e abilità) nel saper essere (competenze per la vita).

A tutti i livelli, oggi, stiamo vivendo dei cambiamenti fondamentali, che investono la sfera personale e sociale e che, tramite una forma di pressione continua della tecnologia, spesso, incontrollata, trasformano il modo personale di essere al mondo e le modalità di gestione della propria vita, con pericolosi risvolti negativi, sul piano della ricchezza umana.

È, perciò, necessario aprirsi a una prospettiva di rifondazione di una nuova filosofia scolastica, in cui l’insegnante sia impegnato a vivere e a far vivere i rapporti tra cultura ed educazione, strutturando un piano d’intervento, attraverso una dinamica formativa, che vada oltre la scuola e che, sia, dunque,  proiettata ad abbracciare tutta l’esistenza (educazione permanente).

Bisogna, a questo punto, evitare che la scuola si riduca a  utilizzare misure e spazi puramente tecnologici e docimologici e, pur non rinunciando al patrimonio irrinunciabile della cultura di appartenenza, ne faccia tesoro, con spirito critico, adattando la tradizione alla nuova civiltà, poliedrica, multilaterale, multiculturale, multietnica degli alunni.

Essi, nel loro processo di crescita, maturazione e sviluppo,  vanno intesi come persone in piena regola e non come semplici “utenti”, costretti a vivere la loro vita scolastica, senza riuscire ad attribuire senso, significato, valore e prospettiva al personale percorso formativo, in cui mancano: coinvolgimento attivo, partecipazione consapevole, convinzione, motivazione, slancio.

In definitiva, l’insegnante, ispirato alle innovazioni teoriche ed applicative del mondo attuale, dovrà fare della sua azione didattica un filtro per la scienza della vita, che renda applicabili i valori etici permanenti e ne favoriscano la realizzazione in una dimensione pienamente umanizzante.

Le riflessioni sin qui condotte ci portano a considerare le competenze pedagogiche dell’insegnante come un insieme complesso e dinamico di conoscenze, di abilità, di procedure metodologiche, di esperienze consolidate e ordinate, fondate sulla riflessione e sulla teorizzazione pedagogica che connota, in modo specifico, la sua professionalità educativa.

Tali competenze potranno trovare pratica applicazione, seguendo alcune fondamentali modalità d’intervento, che esigono: le competenze specifiche, le competenze di base, le competenze trasversali, le metacompetenze, per l’approfondimento delle quali, rimandiamo alla consultazione della letteratura specializzata.

Verso una Prospettiva di Rinnovamento

Il precario stato di salute della scuola attuale deve, tra l’altro, prevedere, come esigenza fondamentale e prioritaria, la messa in campo di un patto pedagogico integrato per lo sviluppo educativo, che coinvolga tutti i soggetti, impegnati nel campo dell’istruzione e dell’educazione (Stato,Regioni,Province, Comuni, Ministero dell’Istruzione e del Merito, altre Agenzie formative),

A loro spetta il compito di elaborare, congiuntamente, un piano di riforma, rendendo più funzionali ed elastiche le strutture scolastiche, ampliando gli spazi educativi, attivando un consistente programma di formazione, rivolto ai dirigenti scolastici, ai docenti, ma anche a studenti e genitori .

Come nota conclusiva, potremmo indicare alcuni elementi qualificanti, finalizzati a garantire la qualità del servizio educativo, che potranno essere orientati verso i seguenti orizzonti di riferimento:

  • Ampliamento e funzionalità degli spazi dei servizi scolastici (infrastrutture scolastiche e superamento del concetto dell’aula, come ambiente di lavoro);

  • Apertura della scuola al territorio;

  • Convegni e seminari di studio per insegnanti dirigenti, genitori;

  • Creazione, all’interno della scuola,  di un clima psicologico stimolante;

  • Creazione di una “santa alleanza” tra scuola e famiglia, superando la pericolosa fase di incomprensione, incomunicabilità e conflittualità attuale;

  • Stabilire rapporti di collaborazione con gli Enti, istituzionalmente impegnati, nel campo dell’istruzione e educazione (stato, ministero, regioni, province, comuni, associazioni varie);

  • Miglioramento qualitativo e ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione;

  • Revisione del reclutamento e miglioramento della formazione  degli insegnanti;

  • Valorizzazione della professionalità dei docenti, attraverso corsi di formazione permanente, in campo pedagogico, psicologico, didattico, metodologico;

  • Miglioramento di un dibattito serio sull’educazione, con particolare riferimento alle teorie elaborate in campo educativo e alla gestione dell’azione didattico-educativa (organizzazione degli interventi attraverso cui si svolge il processo educativo);

  • Miglioramento della comunicazione verbale, non verbale e paraverbale tra insegnante e alunno e tra gli alunni stessi;

  • Revisione e nuova organizzazione dei saperi (armonia tra i saperi dichiarativi, riferiti agli aspetti teorico-concettuali e i saperi procedurali, riguardanti gli aspetti applicativi dell’azione didattico-educativa);

  • Valorizzazione della flessibilità cognitiva, dell’intelligenza duttile e della creatività di ogni singolo alunno;

  • Valorizzazione dell’intelligenza emotiva e socio-affettiva;

  • Sostegno ai processi d’innovazione tecnologica, curandone, con senso critico, una gestione controllata e oculata;

  • Potenziamento della metodologia laboratoriale;

  • Sostegno allo sviluppo del pensiero critico e all’autovalutazione da parte degli alunni;

  • Utilizzo dei supporti offerti dalle Agenzie extrascolastiche.