GUARDA I NOSTRI CORSI GRATUITI >>> ISCRIVITI SENZA IMPEGNO

Albi illustrati per bambini: come sceglierli, osservarli e condividerli

Albi illustrati per bambini: come sceglierli, osservarli e condividerli

Gli albi illustrati per bambini sono molto più di libri accompagnati da belle immagini. Possono stimolare immaginazione e linguaggio, favorire la relazione con l’adulto e offrire uno spazio nel quale incontrare emozioni, domande e temi anche complessi.

Il rapporto con il libro può iniziare già nei primi mesi di vita e trasformarsi insieme al bambino. Inizialmente si possono proporre libri morbidi e immagini ad alto contrasto; successivamente trovano spazio libri tattili e sensoriali, che invitano a esplorare attraverso il corpo e le mani. Con la crescita, la lettura condivisa assume un ruolo sempre più importante: il bambino non si limita ad ascoltare, ma indica, ripete, anticipa, riconosce e partecipa alla costruzione della storia.

Le indicazioni relative all’età restano però orientative: ogni bambino possiede interessi, tempi e sensibilità differenti. Anche quando iniziano le prime letture autonome, inoltre, la lettura ad alta voce dell’adulto conserva il suo valore. Saper leggere da soli non significa dover rinunciare al piacere di ascoltare una storia.

Che cos’è un albo illustrato?

L’albo illustrato non è semplicemente un libro con figure e non è un genere letterario. La sua caratteristica fondamentale risiede nel rapporto tra testo e immagine: due linguaggi differenti che partecipano insieme alla costruzione del significato.

Il testo dell’albo è spesso ellittico, cioè intenzionalmente manchevole. Non racconta tutto perché una parte della narrazione viene affidata alle immagini. L’illustrazione può completare le parole, ampliarle, anticipare un avvenimento o raccontare qualcosa che il testo non esplicita.

Il bambino diventa così un lettore attivo: osserva, collega, interpreta, formula ipotesi e immagina. Per questo anche chi non sa ancora decodificare le parole può essere un competente lettore di immagini.

Nell’albo, inoltre, può contribuire alla narrazione l’intero oggetto libro: copertina, risguardi, formato, colori, composizione e successione delle pagine. Persino il gesto di voltare pagina può creare ritmo, attesa e sorpresa.

Come scegliere gli albi illustrati per bambini

Per scegliere un albo non basta considerare l’età indicata. È utile osservare la qualità delle illustrazioni, il linguaggio, la struttura narrativa e soprattutto le caratteristiche del bambino a cui ci rivolgiamo.

Con i più piccoli possono funzionare particolarmente bene ripetizioni, ritmi, immagini riconoscibili e sequenze lineari. Crescendo è possibile proporre narrazioni più articolate, metafore, ironia e significati impliciti.

Un buon albo, inoltre, non deve necessariamente offrire un insegnamento esplicito. Può lasciare domande, consentire interpretazioni differenti e invitare il bambino a tornare più volte sulle stesse pagine.

Gli albi illustrati per affrontare temi educativi

Gli albi possono creare uno spazio privilegiato per avvicinarsi a identità, diversità, amicizia, ambiente, emozioni e appartenenza.

Ne I cinque malfatti di Beatrice Alemagna incontriamo imperfezione, giudizio e unicità; Elmer di David McKee permette di riflettere su diversità e appartenenza.

Anche Leo Lionni mostra quanto una narrazione apparentemente semplice possa contenere significati profondi: Pezzettino interroga il tema dell’identità, Federico valorizza creatività e differenze individuali, mentre Piccolo blu e piccolo giallo racconta incontro e trasformazione attraverso forme e colori essenziali.

Le opere di Štěpán Zavřel possono invece accompagnare lo sviluppo di una sensibilità ambientale: prima ancora di insegnare comportamenti ecologicamente corretti, immagini e narrazioni possono aiutare il bambino a osservare la natura, meravigliarsi e percepirsi come parte di essa.

Dalla lettura condivisa all’esperienza

Da un albo possono nascere conversazioni, attività artistiche, esperienze sensoriali, drammatizzazioni o nuove narrazioni. Anche strumenti come il Kamishibai, il tradizionale teatro d’immagini giapponese, permettono di sperimentare modalità differenti di condivisione delle storie.

È però importante non trasformare ogni lettura in un’attività didattica. Domande continue sul significato o sulla “morale” rischiano di ridurre il piacere dell’esperienza narrativa. Talvolta un bambino ha semplicemente bisogno di ascoltare, osservare e tornare liberamente su ciò che lo ha colpito.

Conclusioni

Educare alla lettura non significa soltanto scegliere libri considerati utili o adatti a una determinata fascia d’età. Significa offrire occasioni di incontro con parole, immagini e storie, rispettando il modo personale con cui ogni bambino attribuisce loro significato.

Un albo illustrato può insegnare, certamente, ma può anche sorprendere, divertire, emozionare o lasciare una domanda aperta. Ed è proprio in questo spazio condiviso tra adulto, bambino e libro che la lettura acquista una parte importante del suo valore educativo.

Forse, allora, quando scegliamo il prossimo libro, oltre a domandarci “Che cosa può insegnare a questo bambino?”, possiamo aggiungere una domanda diversa:

“Che cosa potremmo scoprire insieme aprendolo?”