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L’Arte della Solitudine

Arte della Solitudine

Con il termine solitudine, nell’accezione più comune, si intende una carenza o addirittura mancanza di relazioni. Ognuno di noi l’ha sperimentata almeno una volta nella propria vita ed è una realtà condizionata dalla valutazione soggettiva che facciamo in merito alla qualità e quantità dei rapporti che compongono il nostro contesto sociale e alle aspettative che nutriamo verso gli altri.

I rapporti sociali rientrano tra le necessità primarie di ogni essere umano, tuttavia, in questo tempo del mondo, ci troviamo molto spesso a vivere un paradosso che consiste nell’essere sempre più connessi a livello virtuale ma separati sul piano fisico, in cui internet diventa la culla di una solitudine collettiva dove ognuno è lontano dall’altro nella comune illusione di essere in compagnia.

Abbiamo attraversato un periodo difficile, un cambiamento epocale che ci ha messi a dura prova, e che ha coinvolto tutta la popolazione mondiale. La pandemia ci ha costretto, nostro malgrado, all’isolamento forzato e all’impossibilità di stare gli uni con gli altri e ciò ha lasciato strascichi soprattutto in alcune categorie di soggetti dalla personalità fragile.

Alcune persone avvertono il senso di solitudine e vuoto in modo più significativo di altre, arrivando persino a provare una certa distanza anche quando si trovano in mezzo alla gente con la conseguenza di una progressiva esclusione sociale, temporanea o persistente, che viene vista come l’unica via di fuga per migliorare la loro condizione.

Quando si sperimenta una mancanza di interazioni significative con altri, non è infrequente che si possa instaurare un meccanismo che può assumere connotazioni depotenzianti passando attraverso la passività, il disinteresse e una visione negativa della vita, e per questo diventa fondamentale imparare a gestire la solitudine.

Un Senso alla Solitudine

La percezione della solitudine è soggettiva, se mal vissuta può diventare un disagio ma, se viene arricchita di senso, può rappresentare un valido strumento per concedersi un tempo dedicato al contatto autentico con sé stessi.

Non dimentichiamo che a volte si rende necessario porci nella condizione di mettere in discussione il nostro contesto sociale in virtù dei cambiamenti che inevitabilmente ci attraversano. Spesso non possiamo esprimerci al meglio delle nostre potenzialità portando con noi le relazioni di un tempo ormai trascorso. Mancanza di sintonia o di condivisione degli stessi valori, nuove modalità di pensare ed agire o cambi d’abitudini e interessi, sono spesso i motori che permettono di considerare e accettare la perdita di alcuni rapporti.

Si tratta di un passaggio interiore che molti evitano, ma è utile un cambio di prospettiva. Difficilmente si cerca volontariamente la solitudine, non le si dà spazio, ma la si teme o la si sente nemica  percependola come un abbandono o una mancanza.

Non stigmatizzare lo stare da soli ha una sua funzione, che consiste nel ritrovare la propria dimensione e il proprio equilibrio per consapevolizzare come non ci siano vuoti da riempire, ma opportunità di introspezione in un viaggio intimo verso sé stessi.

La Solitudine come Scelta

“Soffrire” di solitudine o “sperimentare” la solitudine? La differenza sta nel come ognuno la attraversa.

Abituati come siamo a vivere all’esterno, cercando risposte al di fuori di noi, fatichiamo a sentire la forza nascosta dietro quest’esperienza che può portare chi ne beneficia a ritrovare il proprio centro passando attraverso l’autoconoscenza e l’ascolto interiore.

Anche se può far paura, la solitudine può diventare un mezzo per avviare un cambiamento e perché questo possa accadere non dovrebbe essere intesa e vissuta come un alibi per fuggire da qualcosa oppure percepita come una condizione subìta, ma dovrebbe essere arricchita di significato.

Una decisione coraggiosa per abituarsi a reggerla è quella di allenarsi a sceglierla, anche a poco a poco, come rifugio sicuro e positivo, ovvero un luogo dal quale ascoltare ciò che spesso viene soffocato dal rumore del mondo esterno.

Quando limitare le interazioni diventa un atto volontario a cui approcciarsi di tanto in tanto, l’atteggiamento passivo lascia il posto all’azione nel compimento di una scelta consapevole. Non significa rifiutare le relazioni, ma piuttosto dare valore al tempo con sé stessi e guardare le cose con il giusto distacco, in un equilibrio tra lo stare in compagnia e la necessità di restare soli per rigenerarsi.

I benefici che possono scaturire da un contatto consapevole con il proprio universo interiore si traducono occasioni per sviluppare alcune aree della vita a volte non sufficientemente valorizzate, tra queste

E ‘utile ricordare che la ricerca del proprio spazio sacro, che passa attraverso lo sperimentare il piacere dell’assenza e la ricerca del vuoto avendo la capacità di riempire i silenzi della propria realtà in modo utile e in linea con il proprio sentire e i propri tempi, è importante per il benessere personale tanto quanto saper stare con gli altri.

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