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Il bullismo

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I primi studi sul bullismo furono svolti solamente verso la fine del Novecento, sopratutto nei paesi scandinavi, a seguito di una forte reazione dell’opinione pubblica norvegese, dopo il suicidio di alcuni studenti non più in grado di tollerare le ripetute offese inflitte da alcuni loro compagni.

Cos’è il bullismo?

Il termine “bullismo” sta ad indicare una serie di comportamenti caratterizzati da prepotenza e prevaricazione rivolti a coloro che vengono percepiti come individui “più deboli”. Percezione che il più delle volte si basa su pregiudizi errati e su discriminazioni scorrette. Oltre al comportamento violento (violenze fisiche come sottrazione di oggetti personali, spinte e pugni), alle violenze verbali (come insulti, minacci e ricatti), si devono contare negli atti di bullismo anche azioni indirette, ad esempio l’esclusione da un gruppo, la divulgazione di pettegolezzi e bugie.

I dati emersi da una recente indagine, divulgati da HUB Scuola, espongono un quadro allarmante del problema, infatti circa il 35% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni è stato vittima di episodi di bullismo. Un fenomeno purtroppo in aumento e che genera tanta preoccupazione sia per le conseguenze psicologiche durature (bassa autostima, ansia e depressione), che in quanto segnale allarmante della difficoltà ad accettare le differenze.

La gravità della situazione si rispecchia anche nella vergogna delle vittime, che provando imbarazzo, appunto, spesso non denunciano gli atti di bullismo subiti. Alcune vittime si sentono addirittura in colpa per le proprie caratteristiche che i bulli prendono di mira, fisiche, caratteriali o sociali che siano.

Ogni discriminazione evidenziata da questo tipo di comportamento violento non è altro che un modo con cui i bulli esprimono la propria arroganza e presunzione. Si tratta spesso, paradossalmente, di persone insicure, che in questo modo vogliono attirare su di loro l’attenzione ed il potere.


Per approfondire:

SEMINARIO GRATUITO ONLINE – Il Bullismo
Corso online: Conoscere il Bullismo
CORSO ONLINE: Bullismo e Cyberbullismo – Quando la violenza incontra l’omofobia


Caratteristiche che permettono di definire un episodio un atto di bullismo

Quanto detto ci permette di definire le caratteristiche che permettono di etichettare un episodio come atto di bullismo. Tali caratteristiche sono:

Per cui non basta un singolo episodio affinché tale comportamento si possa identificare come bullismo, ma devono esserci più episodi di natura provocatoria e aggressiva. La vittima è in una posizione di debolezza, subendo atteggiamenti prepotenti, mentre il bullo riveste una posizione di forza, attua comportamenti violenti sia a livello fisico che psicologico, difatti solitamente i ruoli di potere sono ben definiti. Molte volte tuttavia il fenomeno del bullismo non si limita all’interazione tra due soggetti ma coinvolge più persone, in una ben più ampia dinamica di gruppo.

Come detto, una delle conseguenze di questo fenomeno è l’isolamento o l’esclusione della vittima dal gruppo. Generalmente nel gruppo c’è un leader (il bullo), affiancato dai “gregari” che lo aiutano nel compimento dei suoi comportamenti violenti, infine ci sono i restanti membri del gruppo detti “spettatori negativi”, che appoggiano e sostengono le azioni del bullo anche solo ridendo o applaudendo, contribuendo così a deridere la vittima.

Ci sono tuttavia anche gli “spettatori utili” che scoraggiano il bullo e difendono la vittima, oppure cercano aiuto, chiamando adulti che possono prestargli soccorso; il loro è un ruolo importante in quanto possono contrastare e prevenire in maniera efficace la diffusione del bullismo.


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Il cyberbullismo

Quando questi comportamenti aggressivi si attuano attraverso computer, smartphone o altre apparecchiature informatiche si parla di “cyberbullismo”. Anche in questi caso si parla di condotte ripetute nel tempo contro una vittima che non riesce a difendersi.

Il cyberbullismo ha nondimeno caratteristiche identificative proprie, il bullo: può mantenere l’anonimato, ha un pubblico più ampio e può controllare le informazioni personali della sua vittima. Quest’ultima al contrario può avere difficoltà a scollegarsi dall’ambiente informatico, può non conoscere l’identità del suo aggressore e può avere una scarsa conoscenza dei rischi insiti nella condivisione delle informazioni personali sulla rete. Rischia di condividere foto, video, informazioni personali che potrebbero essere utilizzate dai bulli per ricattarla o per arrecarle altre umiliazioni. Per questi motivi la vittima di cyberbullismo risulta essere anche più debole del bersaglio di bullismo in senso stretto.

Atti concreti contro il bullismo

Chiunque può aiutare nella lotta al bullismo: genitori ed insegnanti possono ad esempio spronare i ragazzi a compiere gesti gentili, a rispettare le differenze (ricordando che chiunque ha il diritto di essere ed esprimere se stesso) ed essere solidale con le vittime di bullismo, aiutandole a parlare con un adulto di fiducia. Per contrastare il bullismo è stato istituito un numero verde, il 114, a cui rispondono operatori qualificati che consigliano come comportarsi in situazioni critiche.

La scuola ha un ruolo fondamentale nel prevenire e contrastare ogni forma di violenza, allo stesso modo. Tuttavia, è necessaria la collaborazione delle famiglie, che devono essere consapevoli del fenomeno, attivandosi per proteggere le vittime e dissuadere i bulli dalle loro azioni.

Recentemente è stata redatta una proposta di legge su questo argomento, il cui testo unificato è stato adottato dalle Commissioni degli Affari sociali e Giustizia della Camera (il prossimo pasto sarà sottoporla agli emendamenti). Secondo il testo i bulli dovranno inoltre essere costretti ad intraprendere un percorso rieducativo, che si svolgerà sotto il controllo dei servizi sociali, durante il quale è previsto il coinvolgimento della famiglia.

Anche le scuole dovranno applicare un regolamento per prevenire i fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Ad esempio se il dirigente venisse a sapere di episodi di bullismo, è chiamato ad informare in maniera tempestiva i genitori degli studenti coinvolti e a promuovere adeguate iniziative di carattere formativo nei confronti dei minori in percorsi di mediazione scolastica.

Se tali iniziative non riuscissero a produrre un esito positivo, il dirigente scolastico deve comunicarlo alle autorità competenti (ovvero il tribunale dei minori), per attivare delle misure rieducative.

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