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Tivoli e la Grande Guerra: un maestoso omaggio ai Caduti Tiburtini

Tivoli Grande Guerra

Il Sacrario dei Caduti di Tivoli, inaugurato nel 1930 alla presenza di Re Vittorio Emanuele III di Savoia, è un omaggio solenne alle vittime tiburtine del primo conflitto mondiale, realizzato su progetto dello scultore Carlo Fontana (1865-1956), già autore della quadriga dell’Unità in bronzo posta sul propileo occidentale del Vittoriano a Piazza Venezia, Roma.

Vittorio Emanuele III era conosciuto come il “Re Soldato” per il suo ruolo durante la Prima guerra mondiale. Partecipare all’inaugurazione consolidava questa immagine, evidenziando il suo legame con l’esercito e il popolo attraverso la celebrazione dell’unità e dell’eroismo nazionale.

Il Memoriale di Tivoli alla Grande Guerra

Costruito in onore delle vittime, il memoriale ricorda una delle guerre più devastanti della storia, che causò tra i 15 e i 17 milioni di morti, tra militari e civili. L’Esercito Italiano mobilitò circa 5 milioni di uomini; di questi, secondo l’Albo d’Oro del Lazio, ben 17.9983 provenienti da diverse province della regione non tornarono.

Una particolare enfasi è posta sulla città di Tivoli, la quale decise di dedicare un monumento a ricordo dei suoi 165 giovani tiburtini (molti dei quali decorati con medaglie al valore militare) che sacrificarono la propria vita durante il conflitto.

I lutti provocarono un forte dolore collettivo ma furono anche un impulso a ricostruire e a rafforzare l’identità locale.

Nel 1918, l’allora sindaco Giuseppe Rosa propose l’iniziativa, dando il via a un percorso che portò alla formazione di un comitato esecutivo a favore del monumento

Caduti in battaglia, costituito presso la sezione tiburtina dell’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra.

Il 15 luglio 1923 si celebrò la posa della prima pietra presso i giardini Garibaldi di Tivoli, su un’area di 25 metri quadrati concessa dal Comune. L’intero monumento fu completato e inaugurato il 14 dicembre 1930, alla presenza di Re Vittorio Emanuele III e del Podestà di Tivoli, Guido Brigante Colonna.

Il Re, attraverso questa cerimonia, intendeva riconoscere il valore delle piccole comunità italiane, evidenziando l’importanza del loro ruolo nella costruzione della Nazione.

Tivoli e il Luogo del Memoriale

La scelta del luogo non fu casuale: proprio lì, il 5 maggio 1849, l’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi si accampò con i suoi 2.000 uomini prima di dirigersi verso le battaglie di Palestrina e Velletri. Il richiamo a Garibaldi collega idealmente i giovani caduti tiburtini ai patrioti del Risorgimento. Entrambi combatterono per un’Italia libera e unita: i garibaldini del 1849 per l’indipendenza e i soldati della Grande Guerra per preservare quella stessa unità, ormai conquistata. Questo parallelismo trasmette l’idea che il sacrificio di generazioni diverse converge verso un obiettivo comune: il bene della patria.

Il mausoleo, che ebbe un costo complessivo di 270.253,50 lire, fu finanziato per la maggior parte dal Comune di Tivoli, mentre una parte significativa delle risorse venne raccolta grazie alla generosità dei cittadini. Questo dimostra quanto il ricordo dei caduti fosse un valore profondamente sentito nella comunità.

Il termine monumento deriva dal latino monumentum, il quale a sua volta origina dal verbo monere, che significa ‘ricordare’.

Nel suo significato originario, il monumentum era qualcosa che serviva a conservare la memoria di una persona o un’azione significativa. Nel suo uso moderno, esso rappresenta un’opera artistica, architettonica o commemorativa che ha la funzione di testimoniare e perpetuare un ricordo.

Pertanto, il gruppo statuario è composto da un basamento in stile classico-romano, ispirato all’Ara Pacis e realizzato in lapis tiburtinus. Questa pietra locale, simbolo di eternità e forza, ne esalta i valori cromatici e l’immortalità. Infatti, la sua presenza, in fusione con il nobile metallo, non solo recupera e valorizza le risorse del territorio ma assume il significato inalterabile del lapidario.

Posto al centro del memoriale, un tuttotondo in bronzo raffigura un drammatico intreccio di corpi nudi sorretti dalle armi e dagli stendardi dei compagni superstiti: il ritorno degli eroi nella città che li onora, per le madri che li hanno cresciuti nel culto dell’amor patrio. Un fanciullo, simbolo dell’Italia che rinasce, scioglie la spada dal braccio dell’eroe caduto: è il gesto che segna il passaggio del testimone, come a dire che la missione è stata compiuta, ma che le armi, segno della vittoria, devono ora essere custodite dalle nuove generazioni.

È un’opera d’arte attraversata da un sentimento moderno, fuso nel bronzo col calore della battaglia e fissato per sempre nei gesti solenni degli eroi scolpiti.

Un’immagine potente di immolazione e rimembranza.

Memoria Storica e Comunità Tiburtina

In tempi recenti, il 30 marzo 2019, è stata aggiunta una lapide in travertino con i nomi incisi dei caduti e dei dispersi, a rafforzare il legame tra la memoria storica e la comunità tiburtina.

A circondare il complesso scultoreo-architettonico, una balaustra in ferro massiccio protegge e valorizza ciò che negli anni si è trasformato in un punto di riferimento per la cittadinanza.

Nel mondo di oggi, in cui l’eredità storica può facilmente essere messa in secondo piano, il Sacrario di Tivoli si erge come un monito e un invito al rispetto per coloro che hanno ceduto la propria vita per la patria.

Ogni anno, in occasione delle ricorrenze del 4 novembre, la comunità tiburtina si riunisce per commemorare, rafforzando il legame tra passato e presente. Questa pratica di memoria condivisa è un pilastro fondamentale per la coesione sociale e la trasmissione di valori nobili.

In un’epoca in cui la memoria rischia di dissolversi, questo tributo testimonia il rispetto, la gratitudine e la profonda riconoscenza di Tivoli, offrendo alle nuove generazioni un’icona perpetua di ideali e dedizione scolpiti nella pietra. È un invito alla riflessione, un monito contro l’indifferenza e al tempo stesso un’icona educativa: i giovani possono riconoscere in quelle forme l’essenza di valori fondanti come il coraggio e l’identità collettiva.

Coltivare la memoria significa anche esercitare il dovere del ricordo come atto di responsabilità verso chi è venuto prima e verso chi verrà dopo. Significa comprendere che ricordare non è solo un esercizio storico, ma una forma di impegno civile e morale.

L’arte commemorativa, così, si fa veicolo di significati che trascendono il tempo.

Bibliografia

Sitografia:

Monumenti, piazze e chiese di Tivoli

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