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Rosanna
Antola
Mi sono diplomata ragioniera nel 1982 ed ho lavorato come impiegata e come assistente familiare.
Vetro da gondola. Venezia con le sue molte fornaci, iniziò a costruire vetri, solo in futuro si chiameranno occhiali per proteggersi dal sole. Questo in fotografia dovrebbe essere stato usato dalle signore nobili, durante i loro viaggi in gondola. (mettere colore verde tipico veneziano e cornice metallo o legno). Questi vetri ad uso delle dame, dovrebbero essere piuttosto ad uso del doge, dovevano schermare il volto e mantenere la pelle candida poiché la nobiltà veneziana doveva essere perfettamente pallida; non molto tempo fa le donne che lavoravano sui campi, venivano chiamate contadine per la loro abbronzatura. Il supporto del vetro era di argento o di tartaruga, a volte era presente un manico, oppure si appoggiavano al naso come questi in foto. Occhiale da parrucca Occhiali da teatro con impugnatura in legno; l’anello presente forse era per agganciarlo alla vita del capo d’abbigliamento. Alla stregua degli arredi più ricchi erano decorati in lacca alla maniera d’Oriente, lacca povera, in cui l’effetto di brillantezza era dato dalle innumerevoli mani di sandracca, una vernice molto lucida tramandata nelle botteghe secondo ricette che si piccavano di “riprodurre formule” portate dai Gesuiti al loro ritorno dal Paese del Catai. E’ il caso dei vetri da gondola per dame, incorniciati da montature di legno laccato e decorato con un repertorio che prende spunto dal mondo dei giardini come da quello dei salotti, alternando piccoli fiori e graziosi bouquets a figure galanti. In mostra, su uno a fondo rosso sono dipinte piccole rose color crema, su un altro a fondo crema sono applicate con la tecnica del decoupage una damina e dei rami fioriti; è questo un virtuosismo tecnico tanto d’effetto e apprezzato che persino la rinomata stamperia bassanese dei Remondini produceva, oltre alle stampe artistiche, fogli esclusivamente “da ritaglio”. In lacca povera è anche l’astuccio creato per gli occhiali del Doge Alvise IV Giovanni Mocenigo che, su fondo azzurro all’interno di una cornice a rabeschi dorati, riporta lo stemma della famiglia sormontato dal Corno dogale. Al suo intero un paio di occhiali ad aste tempiali decorate a traforo con il medesimo stemma che, per le tracce di pittura residua, all’epoca doveva essere policromo. Pittura che andava a sovrapporsi alla maculatura della tartarugata ottenuta dipingendo a china il corno biondo: un artificio che ovviava al costo del raro materiale esotico senza nulla togliere all’estetica. Tra i cinquanta pezzi esposti sono diversi gli occhiali dalla maculatura artificiale, e molti anche gli astucci che nascevano in pelle, cuoio, cartoncino pressato rivesti in carta… ma tutti ugualmente maculati ad arte e rivestiti all’interno con broccatelli di seta o “carte a mano” a piccoli disegni o motivi cachemire: medesimi “interni” di trumeau, cassettoni. Il legame è senza soluzione di continuità, basti guardare gli astucci in legno, come uno esposto a forma di conchiglia, stilema desunto dalle rocaille che decoravano consolle e specchiere, o quelli intagliati: uno con scene di matrimonio e un altro con scene galanti, circondate da ghirlande e capricci naturalistici. Tutti in bosso un legno durissimo dalle sfumature chiare, che costituisce una delle cifre distintive della scultura veneziana del ‘700. Sotto tutti i punti di vista questa è una mostra che parla d’arte, viene dunque naturale ricordare lo stuolo di artigiani, ordinati in rigide corporazioni, al seguito di questo meraviglioso mondo. Lo spunto viene da un altro paio di occhiali racchiusi in un astuccio di forma allungata in pelle maculata, raffigurato nell’insegna della corporazione dei vagineri – produttori di foderi, custodie e astucci – così come ci mostra un dipinto della collezione del Museo Correr. Astuccio Astuccio a forma di conchiglia OCCHIALINI IN OTTONE: Sono dυe paiа di occhialini racchiusi nello stesso astυccio. Sono occhialіni іn ottone dellа fine dөl XVII secolo. L’astuccio è realizzato in gattuccio, сhe è υn piccolo squalo che all’epoсa venіva usato (la sυa pelle) peг мolti prodotti di pelletteria. e quelli da cappello, le lenti inserite nei ventagli e quelle nell’impugnatura dei bastoni da passeggio. Fu infatti solo nel corso del 1700 che gli occhiali conobbero le stanghette. E le “lapides ad legendum”, cioè le lenti, diventarono “da sole”.

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