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Scoperto un potenziale cambio di paradigma nelle malattie autoimmuni

La continua ricerca scientifica ha portato alla luce un’affascinante scoperta nell’ambito delle cellule dei mammiferi, aprendo nuove prospettive per la comprensione delle malattie autoimmuni e dei processi cellulari fondamentali.

Gli scienziati hanno recentemente identificato e caratterizzato un nuovo organello cellulare chiamato “esclusoma”, che si trova in una posizione insolita all’interno delle cellule dei mammiferi, ovvero nel plasma cellulare.

Questo ritrovamento è di particolare rilevanza poiché la stragrande maggioranza del DNA nelle cellule eucariotiche è conservata nel nucleo cellulare, organizzato in cromosomi.

Le malattie autoimmuni costituiscono un gruppo eterogeneo di patologie in cui il sistema immunitario del corpo attacca erroneamente i propri tessuti e organi come se fossero agenti patogeni estranei. Questo può causare una vasta gamma di sintomi e danni agli organi bersaglio, contribuendo a patologie come il lupus eritematoso sistemico, la sclerosi multipla e il morbo di Crohn.

Il morbo di Crohn è una malattia cronica infiammatoria intestinale che colpisce principalmente l’apparato digerente. Questa patologia comporta una lunga lista di sintomi gastrointestinali, tra cui dolori addominali, diarrea, stanchezza, perdita di peso e sanguinamento rettale.

Nonostante le cause esatte del morbo di Crohn non siano ancora del tutto chiare, si ritiene che una combinazione di fattori genetici, ambientali e immunologici contribuisca al suo sviluppo. La scoperta dell’esclusoma potrebbe rappresentare un passo avanti nella comprensione di questa malattia e delle malattie autoimmuni in generale.

Uno degli aspetti chiave di questa ricerca riguarda una specifica proteina che si lega al DNA, soprattutto a quello presente nel plasma cellulare. Questa proteina è in grado di innescare una serie di segnali all’interno delle cellule, spingendole a produrre e rilasciare sostanze infiammatorie.

Queste sostanze, a loro volta, comunicano al sistema immunitario del corpo la possibile presenza di un agente patogeno, innescando una risposta immunitaria.

Altri particolari su questa scoperta

La nuova scoperta suggerisce che questa particolare proteina potrebbe “aggrapparsi” agli anelli del DNA contenuti nell’esclusoma. Questa interazione potrebbe creare una falsa illusione di infezione, facendo credere al corpo che un problema persiste anche quando non è più presente.

Come spiega Ruth Kroschewski, che ha guidato la ricerca, “Il corpo continua a ricevere il segnale che il problema è ancora presente. Ciò significa che il sistema immunitario non ha altra scelta che rispondere al messaggero infiammatorio. E poiché la cascata di segnali proinfiammatori non si attenua ma continua, ciò potrebbe facilitare le risposte autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico.”

Gli scienziati ritengono che l’esclusoma potrebbe avere radici molto antiche, risalendo alla prima evoluzione degli eucarioti. Si ritiene che le prime cellule eucariotiche siano il risultato della fusione di una forma primitiva di batteri con un organismo unicellulare simile a un batterio.

In questa fusione, il DNA dei due partner doveva essere organizzato e protetto da danni, e il processo evolutivo avrebbe portato allo sviluppo dell’esclusoma come meccanismo per garantire che le molecole di DNA fossero automaticamente racchiuse in un involucro di membrana.

Questo nuovo organello cellulare potrebbe aprire nuove strade per comprendere meglio come le cellule del sistema immunitario reagiscono in modo eccessivo o inappropriato nei confronti del proprio corpo, portando alla comprensione delle cause delle malattie autoimmuni come il morbo di Crohn.

 Se confermato, l’esclusoma potrebbe rappresentare un importante obiettivo terapeutico in queste patologie, aprendo la strada a nuove strategie di trattamento mirato. In conclusione, la scoperta dell’esclusoma rivela una nuova dimensione nella comprensione delle cellule dei mammiferi e del sistema immunitario.

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