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L’attività motorio-sportiva per la prevenzione di bullismo e cyberbullismo (parte 2)

L’attività motorio-sportiva per la prevenzione di bullismo e cyberbullismo (parte 2)

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STRATEGIE D’INTERVENTO PER LA PREVENZIONE E LA LOTTA AL BULLISMO E AL CYBERBULLISMO

Sull’argomento della prevenzione e dell’intervento contro fenomeni di bullismo e cyberbullismo sono stati svolti e realizzati, oltre alle iniziative ministeriali, progetti mirati nelle scuole di ogni ordine e grado sia in Italia che all’estero, dai quali si rileva che gli interventi adottati hanno determinato cambiamenti comportamentali significativi, soprattutto se realizzati nella scuola primaria.

Come affermano gli studiosi, infatti, è estremamente problematico cercare di modificare, in ritardo, abitudini e stili di vita già consolidati, per cui è sicuramente consigliabile predisporre iniziative di prevenzione primaria, senza peraltro trascurare interventi, anche di tipo riparativo in età adolescenziale.

È sicuramente fondamentale, in questo caso, attivare azioni orientate a rimuovere situazioni di disagio relazionale, che preveda l’organizzazione di un percorso formativo centrato sull’educazione socio-emotiva, in cui l’attività ludico-motorio-sportiva gioca un ruolo fondamentale.

Sarebbe, inoltre, auspicabile arrivare ad una sorta di mediazione tra il bullo e la vittima, cercando di stabilire tra loro un flusso comunicativo e di dialogo.

Si deve, comunque, prevedere anche un’azione sanzionatoria per i soggetti responsabili di violenze perpetuate nei confronti dei compagni.

QUALI TIPI DI INTERVENTO?

Un intervento radicale contro il bullismo presuppone un impegno serio e convinto della Scuola, la quale non può essere lasciata sola in questo compito così difficile e delicato, ma deve essere supportata dagli enti locali, dalle famiglie, dalle agenzie sportive e culturali qualificate, che operano sul territorio.

Un nuovo modello di scuola presuppone, certamente, una ridefinizione del profilo professionale dei docenti, ma anche un riconoscimento dignitoso del loro impegno lavorativo e del loro status.

In una scuola che operi realmente a tempo pieno, oltre alla presenza di altro personale qualificato, è richiesta agli insegnanti la vicinanza prolungata con i loro allievi, che consenta, tramite una didattica laboratoriale, di organizzare con loro esperienze aggregative/associative legate alle attività ludico-sportive.

Tale attività permetterà ai docenti, inoltre, di operare in una “dimensione descolarizzata”, in cui è facile mettersi in una posizione di ascolto dei problemi, legati ai compiti di sviluppo di ognuno, e che possa dare, possibilmente, risposte alle singole richieste di aiuto nelle situazioni di sofferenza e di disagio.

Il Centro Sportivo Scolastico può costituire, in questo caso, un contesto altamente motivante per gli alunni, all’interno del quale si creano nuove dinamiche, che si possono regolare, anche attraverso l’intervento di persone professionalmente qualificate.

Una scuola di qualità, che si configuri come un vero e proprio centro unitario di educazione, nel contrastare i casi di violenza, bullismo, illegalità, deve essere, infine, assolutamente rigorosa ed adottare i mezzi necessari affinché tutti (alunni, insegnanti e genitori) siano consapevoli che ogni processo di crescita e di sviluppo implica applicazione costante, fatica, spesso sacrifici e che l’attività sportiva, come ogni attività umana, comporta la capacità di gestire alcune situazioni emotive ad essa collegate (gestione dell’ansia, superamento di ostacoli, tolleranza alla frustrazione, ecc.).

Il disastro educativo nasce, infatti, dalla convinzione/pretesa che si possa garantire agli alunni l’esonero dalla fatica, che ci possano essere vie agevolate, tramite speciali scorciatoie, per conseguire, in tempi rapidi, determinati obiettivi (performances nello studio, nello sport, nel lavoro, nella carriera, ecc.)

LA CONFIGURAZIONE DELL’AZIONE SCOLASTICA

Nel contesto sopra esaminato, l’azione scolastica si configura come:

– analisi del contesto scolastico ed istituzionale specifico;

– coinvolgimento di tutte le componenti scolastiche;

– integrazione e condivisione delle progettualità;

– valorizzazione delle risorse interne della scuola e delle sue buone pratiche;

– operatività nella quotidianità.

I DIVERSI LIVELLI DI INTERVENTO

Un progetto mirato, in questo specifico settore, prevede che si realizzino i seguenti livelli di intervento :

La scuola nel suo complesso, in cui si mettano in campo: attività di formazione, e co-costruzione di precisi itinerari educativi con gli insegnanti, laboratori di attività ludiche e sportive, luoghi di ascolto con personale specializzato, utilizzazione di nuove metodologie della didattica, incontri di formazione/informazione con i genitori, con particolare riferimento agli aspetti psicologici delle dinamiche relazionali genitori/figli e alla comunicazione educativa.  

Per quanto riguarda il contesto ludico-sportivo gli interventi devono essere programmati in modo razionale, tenendo conto delle seguenti coordinate di riferimento:

* la gestione del gruppo e delle sue dinamiche;

* la gestione delle regole;

* la gestione della competizione;

* la gestione degli aspetti collegati alla crescita individuale;

* la gestione dei rapporti con le Agenzie e gli Enti partner del Progetto;

* la verifica dei risultati.

Il gruppo classe, dove possano essere sperimentate metodologie innovative, forme di cooperative learning, tutoring, laboratori specifici, corsi di educazione emotiva, col supporto di qualificati specialisti.

Singoli individui: i destinatari dell’azione educativa a cui sono destinati gli interventi personalizzati, che vanno, logicamente, calibrati sulle caratteristiche, sulle attitudini, sulle vocazioni e sulle dotazioni native di ognuno.

CONCLUSIONI

È necessario chiarire che questo contributo di idee e di riflessioni sul tema del bullismo e del cyberbullismo vuole essere solo uno stimolo per una riflessione comune su una situazione di sofferenza, che coinvolge un numero sempre maggiore di alunni, che spesso subiscono ingiustificati soprusi e violenze ripetute da parte dei loro pari.

Come nota conclusiva potrebbe essere utile la raccomandazione a tutti gli operatori della Scuola, ma anche agli altri soggetti istituzionali e non, che occorre unire le forze, perché la scuola diventi una palestra, in cui si ricerchino e si valorizzino nuovi paradigmi culturali e valoriali, nella ridefinizione di una nuova cultura dell’interazione.

Alle accresciute responsabilità formative fanno riscontro nuovi e profondi interrogativi che rimandano e ai fini ultimi della scuola.

Come, concretamente, la scuola può diventare luogo di promozione e di crescita di persone e mentalità nuove? Come il il sapere e il saper fare possono diventare strumenti di una scuola educativamente orientata al saper essere e al saper convivere?” (Delors).

Proporre agli alunni percorsi operativi di educazione all’altro, di dialogo, di cooperazione, di tolleranza, di solidarietà non significa fare sfoggio di banali sequenze di esortazioni moralistiche, ma significa, invece, guidarli a compiere un cammino di conoscenza e di scoperta di sé e dell’altro, che vuol dire:

– promuovere situazioni formative e percorsi operativi significativi sotto tutti gli aspetti,

– utilizzare tutti i canali comunicativi, compreso quello del linguaggio corporeo, che ci fanno scoprire, conoscere, accogliere e rispettare l’altro (nella sua “alterità” e “diversità”) e ci fanno scoprire dall’altro, per

– costruire insieme qualcosa di nuovo e positivo. 

In questo modo i bambini e i ragazzi potranno percepire di non essere soli, ma di essere legati ai loro coetanei da un comune patrimonio di caratteri, bisogni, aspettative, la cui completa realizzazione non può essere affidata a gesti e atteggiamenti che mortificano la dignità dell’altro, ma al desiderio di sperimentare la condivisione e la reciprocità, lo scambio, che permette loro di costruire un’etica dell’interazione indispensabile per percorrere insieme un cammino di crescita personale, culturale, civile e sociale.