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Il cervello emotivo, complemento del cervello razionale

cervello emotivo

La Grande scienziata anglosassone Christine Temple nel sui libro Il nostro cervello e Joseph LeDoux, uno dei più importanti studiosi di neurobiologia, docente al Center for Neural Science and Psychology della New York University, espongono e trattano dettagliatamente il funzionamento del nostro cervello descrivendoci una componente importante del nostro sistema nervoso che si occupa dell’emozioni e dei suoi meccanismi di attivazione: il sistema limbico (il cosiddetto “cervello emotivo”).

Il sistema limbico o “cervello emotivo”

Il sistema limbico è composto da aree corticali, che comprendono corteccia para ippocampale, ippocampo (in profondità nel lobo temporale degli emisferi cerebrali), la corteccia orbito frontale-neocorteccia e soprattutto l’amigdala (sopra il tronco cerebrale), che svolge ruolo cruciale nel circuito delle emozioni, facendo da tramite fra le aree corticali e l’ipotalamo.

Lo stato emozionale, in effetti, è controllato da tutte queste parti, ma è suddiviso in due componenti, a seconda delle strutture che controllano tali componenti:

Il ruolo dell’amigdala nell’attivazione dell’emozione

L’amigdala è un nucleo a forma di mandorla, posto bilateralmente in corrispondenza del lobo temporale, subito al davanti dell’ippocampo e sotto il talamo con cui comunica ampiamente. È una struttura chiave per l’apprendimento e/o l’elaborazione del significato emotivo. In sintesi, l’amigdala riceve dal talamo un’ampia gamma di input, relativi a stimoli presenti, ricordati o solo immaginati.

La sua struttura anatomica consente che essa venga attivata sia da oggetti elementari, che da stimoli complessi. Ciascuno di questi input è in grado di mettere in moto dei meccanismi, che integrano informazioni sia di tipo cognitivo e sia emotivo. L’input talamico, nello specifico, giunge velocemente ma è grezzo.

L’amigdala non è in grado di decodificare la qualità emozionale degli stimoli, è invece preposta ad alimentare ed attivare l’intero sistema emotivo; l’amigdala quindi ci spinge all’azione.

Nell’amigdala possono esserci ricordi e repertori di risposte, che vengono messe in atto senza che ci si renda conto del perché si è agito così. Questo perché esiste una “scorciatoia”, un fascio di fibre nervose sottile che, dal talamo all’amigdala, esclude la neocorteccia. Quindi, consente all’amigdala di assumerne il ruolo di archivio di ricordi emozionali dei quali non abbiamo conoscenza consapevole.

Le nostre emozioni hanno una mente che si occupa di loro e può avere perciò indipendenza dalla mente razionale, ovvero dalla neocorteccia.

Come la neocorteccia “domina” l’emozione

La neocorteccia è un’area cerebrale neocorticale prefrontale che consente di dare ai nostri impulsi una risposta modulata, modulando l’amigdala.

Interpreta situazioni complesse, nel contesto di scelte personali che inducono emozioni, valuta il rischio, induce prudenza e moralità nei comportamenti; la neocorteccia è più lenta, ma in possesso di informazioni più complete, riesce a preparare quindi un piano di reazione più raffinato e dettagliato. Al contrario dell’input talamico, le informazioni corticali sono più lente ma ben definite.

L’attivazione dell’amigdala sembra imprimere, più fortemente nella memoria, la maggior parte dei momenti caratterizzati dal risveglio emozionale. Quanto più intenso è il risveglio dell’amigdala, tanto più forte è l’impressione del ricordo.

Quando l’amigdala si scatena e non avviene un’attivazione giusta dei processi neocorticali, che mantengono l’equilibrio delle risposte emozionali, la mente viene sopraffatta.

La corteccia prefrontale, neocorteccia, domina le emozioni e smorza i segnali di attivazione inviati dall’amigdala.

La sede dell’emozioni o sentimenti negativi, come la paura, è il lobo prefrontale destro, mentre il lobo prefrontale sinistro le tiene sotto controllo, le “spegne”.

Quindi neocorteccia e sistema limbico rappresentano il sistema di attivazione e regolazione e dei processi emotivi. Esiste quindi una complementarità assoluta tra i circuiti dell’amigdala e quelli dei lobi prefrontali. “Cervello emotivo” e “cervello razionale” sono uniti in una stretta collaborazione, un’interazione senza la quale il nostro comportamento non potrebbe essere determinato e compreso.

Anche l’amigdala e l’ippocampo lavorano in stretta collaborazione, ma ciascuno archivia le informazioni indipendentemente dall’altro. Uno le richiama, l’altro decide se hanno una valenza emozionale.

L’ippocampo, più che nelle reazioni emotive, è coinvolto nella registrazione degli schemi percettivi e nella loro comprensione. Fornisce il ricordo del contesto, avulso dal significato emotivo che è, invece, proprio dell’amigdala.

Gli insegnamenti del cervello emotivo

Il ruolo dell’amigdala è importante per il fatto che le interazioni sperimentate, nei primissimi anni di vita, impartirebbero una serie di insegnamenti emozionali.

I ricordi emozionali si fissano nella memoria, in un momento in cui  non si hanno ancora parole per descrivere l’esperienza; quando poi, tali emozioni vengono richiamate in momenti successivi, non è possibile associare alcun insieme di pensieri articolarli alla risposta, che prende il sopravvento.

Uno dei motivi, quindi, che spiegano come mai siamo così sconcertati dalle nostre esplosioni emozionali, è che esse spesso hanno radici in un periodo precoce della nostra vita, quando tutto aveva il potere di sorprenderci e non avevamo le parole per descrivere ciò. I ricordi che scatenano tali esplosioni emozionali, possono suscitare, dunque, sentimenti confusi, ma non riescono ad evocare le parole per esprimere quello che si sente.


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