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I PERICOLI DELL’APPRENDIMENTO SPORTIVO PRECOCE E LA NECESSITÀ DI RISCOPRIRE LA VALIDITÀ DEL GIOCO

Uno dei temi più diffusi, nel campo dell’avviamento alla pratica sportiva corretta ed inseribile in una dimensione educativa, riguarda l’approccio, le strategie e le metodologie più adeguate, da utilizzare, per garantire la validità di un percorso formativo, che rispetti la regola della congruità, della progressività e della coerenza degli interventi, nel quadro di un preciso orizzonte pedagogico di riferimento. 

Una riflessione sulla situazione attuale, ci spinge, però, a considerare che permane, purtroppo, la tendenza, ampiamente diffusa, ad impostare l’avviamento allo sport, a livello infantile, attraverso un indirizzo prettamente tecnico, che, di fatto, penalizza e soffoca il gioco autentico, naturalmente vissuto, in modo naturale e spontaneo, da tutti i bambini.

Ciò comporta la tendenza ad ignorare i principi fondanti, che lo caratterizzano, riducendo l’intervento didattico a stimolare e sollecitare un apprendimento sportivo prematuro, con la convinzione che anticipare le tappe, imparare il più presto possibile, essere competitivi, in grado di superare gli altri, rappresenti un risultato straordinario e utile per garantire ai bambini un futuro successo nella disciplina sportiva che praticano.

Su questo argomento è necessario sottolineare, che, al contrario, in ogni azione didattico-educativa, il gioco deve trovare, in via prioritaria, diritto di cittadinanza, proprio nella fascia di età infantile, nella consapevolezza che, per il bambino, non rappresenta un semplice trastullo, un’attività accessoria, complementare o semplicemente evasivo-ricreativa, ma rappresenta, per lui, l’attività vitale stessa, il suo modo di essere, pensare, sentire ed agire, che gli permette di:

Il gioco, compreso il gioco-sport, si configura, quindi, come un’esigenza fondamentale della sua esistenza, in quanto lo impegna nella sua totalità antropologica, mobilitando ed impegnando funzioni di vario tipo: da quella cognitiva, a quella motoria, a quella creativa, a quella socio-affettiva.

IL SACRIFICIO DEL GIOCO

Pur essendo accertata e condivisa, ormai, da tutte le scuole di pensiero, la sua valenza pedagogica, questa viene, in qualche modo, ridimensionata, a favore di un’impostazione, in cui prevale l’indirizzo monovalente e unilaterale di un percorso allenante, che privilegia l’aspetto addestrattivo e tecnico-specializzante, rispetto alla dimensione educativa delle attività, con la conseguenza che tale impostazione produce l’effetto di impoverire, anziché arricchire le dotazioni naturali, collegate alle potenzialità motorie dei bambini.

Come afferma, giustamente, Frabboni, abbiamo sottratto ai bambini il necessario spazio di gioco e di fantasia, che il gioco tradizionale garantiva loro, riducendolo ad attività performante dei mini-atleti, che utilizza e impone loro carichi di lavoro unilaterali, spesso inadeguati, per loro, inseriti, normalmente, in una  dimensione tecnico-esecutiva sistematica e ripetitiva, che risulta, inevitabilmente, lontana dai loro autentici interessi, esigenze e motivazioni.

Tale impostazione determina, quindi, la programmazione di un itinerario didattico, spesso, disumanizzante, che presenta, di solito, tre pericoli fondamentali :

Ne consegue che, come afferma Paolo Crepet, anticipare i tempi naturali dello sviluppo, come avviene, nell’acquisizione della capacità di leggere, scrivere e far di conto, prima dei sei anni,  porta a creare dei “Bambini Abarth”, con motori truccati.

Tale principio è, naturalmente, valido, in modo particolare, nell’ambito dell’avviamento sportivo, che, invece, presuppone, necessariamente, obiettivi a lungo termine, per cui, come base di partenza, è necessario  garantire ai bambini l’acquisizione prioritaria dell’ABC del movimento, (corredo motorio ampio e vario), partendo dai prerequisiti fondamentali del gioco.

IL SACRIFICIO DEL GIOCO

Contrariamente a tale principio, a livello di impostazione didattica, nell’avviamento alla pratica sportiva, attualmente, c’è da rilevare che si continua a perseguire l’allontanamento del concetto fondamentale di gioco, da parte della realtà sportiva giovanile.

L’orientamento, spesso maniacale, degli istruttori sportivi, a lavorare con obiettivi a breve termine, li spinge ad orientare l’aspetto metodologico e disciplinare, verso la specializzazione precoce, ignorando i naturali e personali ritmi evolutivi del bambino e richiedendo, invece, l’impegno, da parte sua, di perseguire, come obiettivo principale, il massimo della prestazione, senza considerare il rischio reale, che i carichi di lavoro intensivi, lo  portino ad andare fuori giri.

Tale metodologia d’intervento, di tipo impositivo, può generare, nel bambino, una pericolosa situazione conflittuale: da una parte, egli si trova a provare una forte tensione emotiva (ansia, senso di inadeguatezza, paura d’insuccesso, ansia di prestazione), dall’altra, desidera compiacere i genitori e l’istruttore stesso, per cui esegue le consegne che gli vengono imposte.

Il COMPORTAMENTO DEI GENITORI

Un altro aspetto da considerare è il comportamento dei genitori, molti dei quali, di solito, considerano i figli, come parte integrante di loro stessi, al punto di non capire che le loro aspirazioni, le loro personali ambizioni, le loro motivazioni, i loro desideri, non coincidono con quelle dei figli stessi.

Molti genitori, inoltre, manifestano una naturale, ma realistica tendenza a vedere i figli sempre vincenti, felici e sereni, circondandoli di una corazza difensiva continua, che li esoneri da rischi o da possibili pericoli e dalle possibili situazioni di sofferenza e di malessere, in caso di insuccesso : si mettono sempre davanti per difenderli dagli imprevisti ed eventuali pericoli, con un comportamento iperprotettivo, quando, invece, dovrebbero fare un passo indietro, per sostenerli, se cadono.

L’URGENZA DI RECUPERARE LA PERDITA DEL GIOCO

Sulla base delle riflessioni sopra esposte, è bene sottolineare la necessità recuperare il senso, il significato e il valore autentico del gioco autentico, che privilegia (attraverso l’educazione al movimento di base e l’educazione al movimento, di tipo polivalente, plurifunzionale e multilaterale), la ricerca di una precisa identità e autonomia, del bambino, attraverso un impegno e uno sforzo personale auto-motivante e gratificante.

È bene, dunque, sottolineare, che il gioco, anche nella sua connotazione di orientamento sportivo corretto, costituisce, per i bambini, un’occasione irripetibile di vita vissuta, dal punto di vista emotivo, che prevede, attraverso l’apprendimento per prove ed errori, acquisizioni, perdite, ostacoli, difficoltà, temporanee sconfitte, progressi e battute d’arresto, che li fanno crescere, come persone autonome e responsabili, in grado di gestire, in prospettiva, anche un futuro impegno sportivo.

I genitori, in queste situazioni, dovrebbero, dunque, agevolare e assecondare ogni processo di libera esplorazione e scoperta  della realtà dei figli, rispettando i loro tempi di maturazione, assumendo, così, nei loro confronti, un comportamento “meno drogato” e ansiogeno, che si concretizza nel tentativo di mettersi continuamente alla prova, dimostrando interesse, fiducia, considerazione e apprezzamento nei loro confronti, rispettandone la loro motivazione  ad apprendere  e a realizzare i personali compiti di sviluppo.

In questo contesto, loro possono collaborare con la Società sportiva di appartenenza e cercare le migliori forme di collaborazione, anche, di tipo migliorativo, rispetto alla situazione attuale, affinché l’azione educativa, centrata sull’attività ludico-motorio-sportiva, sia il punto di partenza per sviluppare conoscenze, abilità, competenze, riferibili, in prospettiva, ad un futuro e non immediato sbocco sportivo specifico.

In conclusione, l’attività sportiva, a livello infantile, deve diventare per ogni bambino, non una semplice palestra addestrattiva, ma un’autentica “officina di umanità”, un vero tirocinio di vita, che lo aiuti a costruire un personale percorso evolutivo, senza trucchi o frettolose scorciatoie, ma facendogli vivere l’esperienza del gioco-sport, in modo lento e graduale, sereno, gratificante, nel pieno rispetto dei suoi naturali ritmi di crescita, maturazione e sviluppo.

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