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I nuclei fondanti e la funzione dell’azione educativa

azione educativa

Col termine educazione si indica, normalmente, il complesso di attività centrate su precisi contenuti (elementi culturali, estetici e morali), con impostazioni e condizioni diverse, che si realizzano in determinate situazioni sociali, storicamente e socialmente determinati (famiglia, scuola, altre agenzie educative).

Essa si propone il fine di favorire e implementare determinate conoscenze, abilità, attitudini, competenze, comportamenti, sensibilità, che rendano possibile la strutturazione della personalità umana, integrarla e migliorarla dal punto di vista vita individuale e sociale.

L’azione educativa

L’azione educativa, si configura, dunque, come un’esigenza umana irrinunciabile, imposta da una necessità naturale; per cui, come afferma Comenio: non si può diventare uomo che per mezzo dell’educazione” (non si può non cambiare).

A conferma di ciò, Lucien Laberthonnièr, agli inizi del Novecento, nel suo libro “Teoria dell’educazione” ribadisce il concetto che “l’idea che ci si fa dell’educazione e del compito dell’educatore dipende dall’idea che ci si fa dell’uomo e del suo destino”.

Gli interventi mirati in questa direzione, attraverso stimolazioni esterne di tipo intenzionale, da parte dell’ambiente e degli educatori, determinano trasformazioni significative nei processi cognitivi e comportamentali del soggetto, che si fa persona, nella conquista della propria identità personale e nella realizzazione di se stesso.

L’educazione come trasformazione

Perciò la vita umana può essere concepita come uno spazio di cambiamento e trasformazione, che richiede un’azione individuale o sociale di sostegno e di aiuto, affinché le dotazioni native e gli aspetti dell’esistenza, riferiti alla realtà soggettiva, relazionale e sociale arrivino ad uno sviluppo ottimale o, comunque, adeguato alle esigenze dell’ambiente e dei tempi.

Il processo di cambiamento, che rende possibile l’educabilità, costituisce, quindi, una caratteristica fondamentale dell’essere umano, che lo distingue da qualunque altra forma vivente del regno animale.

Sul tema dell’educabilità e del percorso lungo il quale l’uomo prende forma come essere umano sono stati elaborati diversi quadri teorici che, a prescindere dalle diverse impostazioni concettuali, sottolineano l’esigenza di renderla realizzabile da parte di tutti, ma, in particolare, dalle nuove generazioni.

Un utile approfondimento, a tale riguardo, è rilevabile nelle teorie di personaggi illustri e storicamente distanti, come Aristotele, S. Agostino, Rousseau, Dewey, ed altri.

C’è da sottolineare, sull’argomento, che il processo di sviluppo e del perfezionamento umano non si realizza in modo del tutto autonomo, né si compie, spontaneamente, dall’interno, ma richiede o subisce un complesso di azioni dall’ambiente esterno e da altri uomini (l’azione educativa), perché, come afferma Rousseau, “nasciamo deboli e abbiamo bisogno di forza e di assistenza”.

Tale percorso non riguarda solo una fase della vita che, partendo dall’infanzia e dall’adolescenza, giunga a compimento nell’età adulta, nella quale si possa realizzare il consolidamento definitivo, ma interessa la completa realtà esistenziale di ogni essere umano (tutto l’arco della sua vita), in un continuo divenire, che prevede una costante e continua formazione (educazione permanente).

Il diritto all’educazione e il compito della scuola

In questo nostro mondo, sferzato da cambiamenti continui e inebriato da uno sviluppo tecnologico rapidissimo e inarrestabile, la funzione educativa è, ormai, la missione primaria della società e, quindi, della scuola.

In questa situazione di criticità è fondamentale prevedere una promozione educativa generale orientata alla realizzazione di ogni persona.

Sulla base delle considerazioni sopra espresse, il diritto all’educazione, si configura, quindi, come un diritto inalienabile delle nuove generazioni, sancito, tra l’altro, dall’art 26 dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Eppure la crisi della società attuale evidenzia che, oltre alle gravi situazioni di povertà di tipo materiale, esistono, nel mondo, situazioni di povertà educativa diffusa. A tale proposito, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sottolinea che 265 milioni di bambini e adolescenti non hanno l’opportunità di iniziare e completare un precorso scolastico.

Quale prospettiva?

L’impegno internazionale, sulla base delle esigenze sopra esposte, deve, a questo punto, prevedere una valorizzazione dei sistemi scolastici di educazione e istruzione, col coinvolgimento degli enti locali e delle agenzie extrascolastiche, che garantiscano a tutti gli alunni il diritto all’apprendimento e allo sviluppo integrale della personalità.

Allo scopo di interpretare e seguire questo orizzonte culturale di riferimento, risulta particolarmente opportuna l’indizione della Giornata Internazionale dell’Educazione del 24 Gennaio.

Una scuola ispirata a tale principio, deve diventare una vera e propria comunità educante che, in una articolazione a tempo pieno, di tipo laboratoriale, sia in grado di:

  1. Rinunciare ad una concezione intellettualistica ed enciclopedica della cultura, per sostituirvi, insieme al gusto del sapere, l’attitudine al cambiamento e alla creatività
  2. Educare ogni persona a dominare, con spirito critico, i condizionamenti economici e consumistici esaltati dai moderni mezzi tecnologici
  3. Esercitare alla discussione, alla partecipazione, alla cooperazione, all’interno del gruppo e della comunità di appartenenza, e all’assunzione individuale di responsabilità, sviluppando lo sviluppo della cittadinanza attiva
  4. Realizzare la collaborazione tra insegnanti, alunni, genitori, operatori educativi extrascolastici, in progettualità scolastiche condivise
  5. Prevedere equipe di insegnanti, adeguatamente formati, che supportino l’azione didattico-educativa degli insegnanti curriculari
  6. Prevedere, come diritto-dovere, un’attività continua di formazione e aggiornamento del personale docente
  7. Superare la tradizionale gerarchia delle Discipline, per disegnare un concetto unitario del sapere, in cui interagiscano, in modo armonico, i saperi dichiarativi e i saperi procedurali (il sapere, il saper fare e il saper essere).

In questa prospettiva si pone, in modo determinante, la necessità di creare, all’interno della scuola, un clima psicologico favorevole e facilitante, in cui l’insegnante sia in grado di stimolare e agevolare il processo di apprendimento degli alunni, utilizzando, principalmente, un tipo di comunicazione calda ed empatica con ognuno di loro.

Gli attori dell’azione educativa

Il rapporto tra i due “protagonisti” educatore-educando, sulla cui problematica si sono impegnati, in ogni tempo, filosofi, educatori, psicologi, sociologi, legislatori, costituisce il nucleo più importante di ogni azione pedagogica, che si realizza in una forma di relazione e di rapporto umano tra i due attori principali, partendo dall’idea socratica della maieutica-dialogo, di un lavoro comune, che rende possibile un vero e proprio “scambio di doni”.

La relazione tra una persona matura e una persona in via evolutiva, pur presentando livelli diversi, infatti, deve trovare un terreno comune d’incontro e d’intesa, in cui si parli la stessa lingua.

È evidente che un’opera educativa efficace è resa possibile quando tale rapporto è caratterizzato da un necessario flusso emotivo-affettivo, che ogni insegnante preparato e sensibile deve sapere animare e alimentare all’interno di un rapporto educativo corretto.

Infatti una relazione interpersonale diventa produttiva, feconda ed efficace se l’insegnante riesce a coniugare l’aspetto cognitivo e contenutistico dell’insegnamento (competenze strettamente professionali e dimensione disciplinaristica), con le sue doti umane ed emotive, come l’amore, il calore umano, lo slancio, l’entusiasmo, che devono rappresentare le linee guida della sua azione.

In conclusione l’educazione scolastica ha senso e significato se, attraverso i suoi insegnanti, interpreta la sua mission non come un’agenzia che trasmette e travasa nozioni tecniche, basate sulla semplice istruzione, ma come luogo educativo che riesca suscitare, nei suoi studenti, il desiderio, il gusto e il sapore del sapere, ma, soprattutto, la coscienza di uomo che si deve realizzare e, quindi, la predisposizione a costruire un loro personale progetto di vita.

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