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Analisi sull’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale: possibile emergenza energetica?

Il costo giornaliero di ChatGPT, il chatbot di OpenAI, sarebbe di circa 700mila dollari secondo una stima dello scorso anno, mentre altre analisi si spingono fino al milione al giorno. Quel che è certo è che il mantenimento e il funzionamento di prodotti basati su intelligenza artificiale è molto costoso e le bollette non possono che aumentare con la diffusione dei servizi. OpenAI e altre aziende del settore sarebbero quindi intrappolate in un circolo vizioso: raggiungere nuovi utenti per aumentare il giro d’affari, sapendo che ciascun utente in più non può che aumentare i loro costi.

Sostenibilità dell’intelligenza artificiale: alla ricerca di una svolta tecnologica

Per fronteggiare questa sfida, Microsoft, uno dei principali investitori e partner commerciali di OpenAI, sta attivamente impegnandosi nello sviluppo di un nuovo tipo di chip progettato specificamente per rendere i sistemi di intelligenza artificiale più efficienti, meno energivori e, di conseguenza, più sostenibili. Secondo Sam Altman, co-fondatore e CEO di OpenAI, l’unica soluzione per affrontare questa sfida in modo efficace è attraverso una “svolta tecnologica” che consenta lo sviluppo di IA più economiche e meno esose in termini energetici.

Se consideriamo GPT-4, il sofisticato modello linguistico alla base di ChatGPT, dobbiamo riconoscere che, oltre al significativo costo iniziale per il suo addestramento, ogni interazione con GPT comporta un consumo notevole di energia. Tuttavia, al momento, non si intravedono progressi significativi in questo ambito che potrebbero ridurre in modo sostanziale l’impronta energetica associata all’utilizzo di tali sistemi.

Opzioni sostenibili sul mercato: scelte per un futuro più Eco-Compatibile

Mentre Microsoft si impegna ad investire nei chip per migliorare l’efficienza energetica, Altman esplora alternative e alimenta sogni di fonti d’energia a basso costo. Da tempo, l’imprenditore ha orientato i suoi sforzi verso Helion, una startup sperimentale sulla fusione nucleare che ambisce a creare “sole artificiali– fonti di energia pulita infinite e potenti. La fusione nucleare rappresenta il Santo Graal delle energie rinnovabili e grazie alle pressioni di Altman, Microsoft ha già siglato un accordo di compravendita energetica con Helion a partire dal 2028. Tuttavia, nel frattempo, esistono già alternative sostenibili disponibili sul mercato su cui concentrarsi.

Un aumento spropositato del 775%

Il crescente impiego delle intelligenze artificiali nei prossimi anni acuirà ulteriormente il problema. Secondo una ricerca dell’Università di Washington, la gestione di centinaia di milioni di richieste su ChatGPT comporterebbe un consumo energetico pari a circa un gigawattora, equivalente all’energia consumata da 33.000 case statunitensi. Arijit Sengupta, CEO di un’azienda attiva nel settore dell’intelligenza artificiale, ha osservato che attualmente rappresentiamo solo circa l’1% dell’adozione di sistemi simili. Tuttavia, questa prospettiva promettente nasconde un rischio ambientale significativo e la possibilità di affrontare una grave crisi energetica.

I consumi energetici e le emissioni di CO2 del settore digitale, incluso quello legato all’intelligenza artificiale, costituiscono solo una parte di un problema più ampio, in costante crescita esponenziale. Secondo uno studio recentemente pubblicato dalla rivista Natura, entro il 2040 le emissioni di CO2 correlate al digitale aumenteranno del 775%, rappresentando il 14% del totale rispetto all’1,6% registrato nel 2017. Mettendo questi dati in prospettiva, se il settore digitale fosse un paese, sarebbe al quinto posto tra i maggiori emettitori di anidride carbonica a livello mondiale, con il 3,8% delle emissioni totali. Questo valore supera di quattro volte quello di una potenza industriale come la Francia. È evidente che l’impatto ambientale del settore digitale è significativo e richiede azioni concrete per affrontare questa sfida.

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