L’importanza di riscoprire la solidarietà
L’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto ci ha messo di fronte a una nuova realtà: siamo tutti unici e indispensabili, e nessuno si salva da solo. La società tecnologica ci pone davanti a sfide impegnative, tra cui quella di distinguere la realtà virtuale – espressa dalla presenza sempre più ingombrante dell’intelligenza artificiale – dalla vita vera. Le scienze umane, in particolare la psicologia e la pedagogia, devono focalizzare l’attenzione su temi come l’empatia e la cooperazione per far scaturire nuovi valori.
Il bisogno di costruire nuove basi valoriali
La società moderna, sempre più iperconnessa, ignora un elemento fondamentale: le persone sono sempre più sole. Un fenomeno sociale sempre più diffuso è la sindrome di Hikikomori, nata in Giappone e caratterizzata da un lento e inesorabile isolamento sociale. Il fenomeno si è rafforzato durante la pandemia di Covid-19 ed è continuato anche in seguito. Gli psicologi stanno cercando vie d’uscita da questa situazione, che non interessa solo gli adolescenti ma anche adulti appartenenti a target specifici.
La pedagogia e la psicologia hanno un compito fondamentale: ripensare i valori, intesi come idee condivise in una data società. Il concetto di valore si lega a quello di bisogno e motivazione, considerate da Maslow le spinte e le energie che muovono le azioni umane. Lo psicologo americano, in particolare, divide i bisogni a partire da quelli fisiologici per arrivare a quelli più complessi, che includono anche i valori che cambiano nel tempo e nelle varie società.
La società moderna, definita “liquida” da Bauman, è fondata su basi fragili e ha perso la sua funzione portatrice di valori. La Paideia, ovvero la società educante, sembra introvabile. La pedagogia odierna ha davanti a sé una sfida ardua: creare un nuovo Umanesimo. L’uomo deve essere rimesso al centro e non essere più schiavo delle nuove tecnologie. Internet, i social network e l’intelligenza artificiale non sono da demonizzare, ma non devono sostituirsi all’uomo, alle sue emozioni, ai suoi bisogni e alle sue necessità.
I pilastri del nuovo Umanesimo: condivisione e cooperazione
La parola chiave dei social network è “condividere”, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. In questo contesto, la condivisione ha perso il suo significato più autentico. In passato, le foto si mostravano a una cerchia ristretta e privilegiata di persone. Anche la parola “amici”, un tempo riservata a pochi, sui social ha assunto una nuova connotazione: è diventata sinonimo di condivisione di contenuti quotidiani, al punto da non riuscire a distinguere la realtà dalla finzione. La condivisione va ripensata per tornare a una relazione vera basata su fondamenta solide. È necessario riprendere a comunicare e ad ascoltare in modo attivo. La condivisione di storie, valori ed emozioni è un’ottima possibilità per uscire dal circolo vizioso in cui le nuove tecnologie, se non usate nel modo giusto, ci possono imprigionare.
Un elemento da cui ricominciare per costruire un nuovo Umanesimo, antropocentrico e non tecnocentrico, è la cooperazione. Di solito, si associa la cooperazione a quella internazionale svolta da organizzazioni non governative in paesi in via di sviluppo, dove si portano avanti azioni umanitarie. Tuttavia, la cooperazione, l’atto del prendersi cura e la creazione di relazioni significative sono i nuovi paradigmi educativi per creare “l’uomo nuovo”, libero dalle nuove schiavitù della vita moderna. Negli ultimi anni, è necessario portare la cooperazione anche all’interno delle nostre società complesse.
Le emozioni e l’empatia
L’essere umano, a ogni età, vive di emozioni. La psicologia ritiene che l’uomo sia fatto di anima e corpo, e il nostro corpo spesso somatizza stati d’animo ed emozioni, che possono essere sia positive che negative. Goleman parla di “intelligenza emotiva”, caratterizzata da una manifestazione consapevole delle proprie emozioni. Le emozioni sono legate a bisogni e motivazioni, sia intrinseche (presenti all’interno delle persone) sia estrinseche (dettate dall’esterno). L’emozione si lega all’empatia, definita come la capacità di mettersi nei panni dell’altro e di comprenderne i sentimenti.
In futuro, cooperazione, condivisione ed empatia dovranno essere le basi per non farsi assorbire o sostituire dall’intelligenza artificiale, che non va demonizzata ma regolamentata. Cosa accadrà? Ai posteri l’ardua sentenza.

